Murales Elisabetta Benassi
Tools è l' opera di Elisabetta Benassi per Murales
Fondatore e Direttore di Spazio Taverna.
Mostre
Una selezione ordinata dalla piu recente; le prime 6 schede sono subito visibili e il resto si apre nella stessa pagina.
Tools è l' opera di Elisabetta Benassi per Murales
Un luogo pieno di ombre. Così Antonio Marras ha definito il Forte Malatesta, abitato da memorie simboliche e fisiche, presenze che legano la figura dell’eretico medioevale Cecco d’Ascoli-ricordato dalla scultura all’ingresso dell’edificio -
dieci artisti e dieci poeti curano le ferite della città eterna
dieci artisti contemporanei "curano "le ferite storiche della città di Torino
‘Ci eleviamo sollevando gli altri’ di Marinella Senatore, è la seconda opera del progetto artistico ‘Murales’ della Stazione di Piazza Venezia della Linea C della Metropolitana di Roma. L’opera pone il cantiere di Piazza Venezia come palcos
Giubilei 2000-2025: dall’Archivio Sabina Cuneo a oggi, a cura di Francesco Aquilanti, Francesco Faeta e Ludovico Pratesi, ripropone 50 scatti sulla Roma che si preparava al Giubileo del 2000, esposti la prima volta nell’estate di quell'anno
Una visione analogica del Tecnocene
Una mostra antologica di Enzo Cucchi al COD di Tirana
Due artiste interpretano il paesaggio attraverso la fotografia
Costellazioni è l'opera realizzata dall'artista Pietro Ruffo per i Silos di Metro C a piazza Venezia. L'opera rimanda al collegamento tra terra e cielo, astronomia e archeologia. Murales è il progetto di Metro C, WeBuild e Vianini Lavori ch
Le ferite di MilanoCome l’arte può ricucire la storia28 febbraio – 30 marzo 2025 Dal 28 febbraio al 30 marzo 2025 Triennale Milano presenta la mostra Le ferite di Milano. Come l’arte può ricucire la storia, a cura di Spazio Taverna, studio
17 artisti emergenti italiani al Gazometro
Artisti e creativi interpretano le infrastrutture italiane nel mondo
Venti stendardi di artisti e architetti italiani under 40 sulle porte storiche della città di Roma
15 curatori x 15 artisti all'interno dell'Accademia di San Luca
Enzo Cucchi interpreta Cecco d'Ascoli
36 artisti interpretano il genius loci della città di Gubbio
tre artiste riflettono sull'arte vista come elemento identitario
mostra personale dell'artista Ferrari Sheppard
I dipinti di Sergio Sarra dialogano con palazzo Altemps
una mostra antologica di Patrizio di Massimo
sei artisti dialogano con il patrimonio archeologico del parco dell'Appia Antica
Dialoghi tra arte e scienza promossi dal MAECI per favorire il dialogo tra giovani artisti e centri scientifici
otto artisti interpretano il rapporto con l'altro
10 artisti italiani interpretano le ferite di Roma
Dieci artisti italiani delle ultime generazioni interpretano l'Econonia Circolare
Dieci giovani artisti italiani interpretano l'arte circolare
Numero Cromatico alla Crypta Balbi
Arte contemporanea nel palazzo Ducale di Tagliacozzo
Mostra fotografica sull'arte in Italia tra il 1967 ed il 1977
BERLINO\ aise\ - Si inaugura il 25 agosto presso la galleria CLB di Berlino (Prinzenstraße 84.2) la mostra collettiva “We Love Art. Vision and Creativity Made in Italy”, nella quale otto artiste e artisti italiani under 35 esplorano il rapp
Mostra personale di Claudio Cintoli
la signora dell'arte
video pillole d'arte dedicate agli artisti Anne Imhof, Michael Borremans,Olafur Eliasson e Roberto Cuoghi
Ogni martedì alle 17.00 a partire dal 5 maggio con Marco Bassan daremo vita al nuovo format su twich: L'ARTE DEL FUTURO Cercheremo di tracciare una linea delle tendenze artistiche più rilevanti dei prossimi decenni seguendo la potenza antic
Mostra di Marguerite de Merode alla biblioteca Mazarine di Parigi
Una serie di opere della collezione Sandretto esposte a Palazzo Biscari
Un'installazione di Gregorio Botta nella cripta di San Giovanni dei Fiorentini
13 artisti contemporanei dialogano con Tintoretto
LU SONG INTERNI ROMANI Mattatoio, Padiglione 9A, Piazza Orazio Giustiniani, 4 - Roma Dal 31 ottobre 2018 al 6 gennaio 2019 Preview stampa: 30 ottobre, dalle 11:00 alle 13:00 Inaugurazione: 30 ottobre, ore 18.30 A cura di Ludovico Pratesi Il
Un'installazione di Alfredo Pirri a palazzo Altemps
Premio Artisti per Frescobaldi: XXX vince l’edizione 2018 con l’opera XXX Milano, 26 ottobre 2018 – È Sonia Kacem con l’opera Les Grandes la vincitrice del Premio Artisti per Frescobaldi 2018, giunto alla sua IV edizione. L’annuncio all’ina
Dal 27 maggio al 31 agosto 2018, si terrà nella Chiesa di Santa Maria della Spina di Pisa la mostra di Michelangelo Pistoletto. Il Tempo del Giudizio. Curata da Ludovico Pratesi, avrà eccezionalmente un’appendice nella monumentale Sala delle Baleari di Pa
Per la prima volta nella sua storia, Palazzo Biscari, una delle più importanti residenze barocche della Sicilia, apre le sue porte all’arte contemporanea.Dal 16 luglio al 18 agosto 2018, il palazzo ospiterà l’installazione site specifi
Dal 21 aprile al 24 maggio 2018 la Chiesa di Santa Maria della Spina a Pisa ospita Confluenze , la mostra dell’artista italiano Andrea Santarlasci, che comprende due installazioni inedite: “Dove ciò che scompare si manifesta” 2018 e “Senza titolo (declivi
Venerdì 23 marzo alle ore 18,30 si inaugura la mostra personale dell’artista Giovanna Lysy , nella suggestiva cornice della chiesa di Santa Maria dei Servi a Città della Pieve.
Dal 21 ottobre 2017 al 21 gennaio 2018 la Chiesa di Santa Maria della Spina a Pisa ospita l’installazione dell’artista Flavio Favelli dal titolo Corona.
Le Terme di Caracalla si animano in una delle parti più segrete e affascinanti: i sotterranei, con il loro soffitti a volte, accolgono dal 11 ottobre al 5 novembre 2017 la mostra di Molti di Antonio Biasiucci, a cura di Ludovico Pratesi. Promossa dalla So
Nel centro del cortile d’onore del palazzo Ducale di Urbino, costruito dall’architetto dalmata Luciano Laurana tra il 1466 ed il 1472 per volontà del duca Federico da Montefeltro il 22 luglio viene esposta, a cura di Ludovico Pratesi, Elliptical Column,
Il MACRO è lieto di presentare la prima antologica di Alfredo Pirri, curata da Benedetta Carpi De Resmini e Ludovico Pratesi. La mostra, allestita nel Padiglione B di MACRO Testaccio, rappresenta il momento conclusivo del progetto corale I pesci non port
Sabato 26 novembre alle ore 19 presso il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro si inaugura Machina mostra personale di Gregorio Botta, organizzata per il periodo natalizio dal Comune di Pesaro -Assessorato alla Bellezza e Sistema Museo.
Sono gli americani Matthew Brannon ed Eric Wesley, insieme all’italiano Patrizio Di Massimo, i tre artisti invitati a partecipare ad Artisti per Frescobaldi nel 2016: un Premio ideato nel 2012 da Tiziana Frescobaldi, Direttore artistico, e
Al Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro, sabato 16 luglio alle 18.30 si inaugura la mostra JANNIS KOUNELLIS curata da Ludovico Pratesi e organizzata dal Comune di Pesaro -Assessorato alla Bellezza e Sistema Museo, in concomitanza con il ventesimo annive
Giovedì 9 giugno 2016 inaugura a Roma la mostra giorni d’oro + notti d’argento di Ugo Rondinone, che si articola in due degli spazi istituzionali più importanti della Capitale: il MACRO Testaccio, massimo esempio di archeologia industriale, e i Mercati di
Saturday 26 November at 7 pm in the Visual Arts Center of Pescheria di Pesaro is inaugurated Machina personal exhibition of Gregorio Botta, organized for the Christmas period by the Municipality of Pesaro -Assessorato alla Bellezza and Sistema Museo.
« Il disegno è il grande moltiplicatore delle soglie della realtà ».1 Così Marco Tirelli definisce il disegno, che ha sempre accompagnato la sua ricerca come una sorta di grande serbatoio di immagini, un ampio deposito di memorie dove ogni elemento atten
Il 10 ottobre 2015 alle 18,30 si inaugura presso il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro Ero figlia unica , la prima mostra personale in un’istituzione pubblica italiana dell’artista Alice Schivardi (Erba, 1976), in occasione della Giornata del Conte
Nell’ambito di FotoGrafia 2016, l’11 ottobre alle ore 11.30, nello spazio Cinecittà Due Arte Contemporanea si inaugura la mostra Da Roma a Baini e ritorno, curata da Ludovico Pratesi, che presenta 70 opere dei due giovani fotografi Flavio Scollo (1984) e
Sabato 18 luglio alle ore 18.30 si inaugura presso il Centro Arti Visive Pescheria, Lo sguardo di Massimo, una mostra dedicata alla figura di Massimo Dolcini (1945-2005), curata da Ludovico Pratesi, che intende analizzare i diversi aspetti della personali
I due padiglioni del MACRO Testaccio accolgono la prima mostra personale in un museo italiano dell’artista americano Josh Smith , nato nel Tennessee nel 1976 ma residente a New York, curata da Ludovico Pratesi.
Leggerezza e gravità: 1.500 chili di coriandoli affiancati a corpi in marmo massiccio. L'artista di fama internazionale Lara Favaretto entra nel Glyptotek per presentare la sua prima mostra personale in Danimarca. Negli ultimi anni l'artista italiana Lara
Dopo Jannis Kounellis e Michelangelo Pistoletto, quest’anno la Chiesa di San Paolo a Cattaro ospita Montenegro Amaro-Sapore vero, il grande stendardo dipinto a mano su tela dall’artista italiano Flavio Favelli , ispirato alla storica etichetta dell’Amar
In mostra le opere degli artisti che hanno partecipato all'edizione 2014 del Premio Artisti per Frescobaldi, ideato da Tiziana Frescobaldi e curato dal critico Ludovico Pratesi. Il Premio e' dedicato alla promozione degli artisti contempora
Martedì 25 novembre alle ore 20, presso la Galleria Lauba a Zagabria, verrà inaugurata la mostra Un’opera per ricordare/A work to Remind, a cura di Ludovico Pratesi, che presenta l’installazione di Jannis Kounellis dal titolo Untitled (Sails).
Lunedì 6 ottobre alle ore 18.30, nella Chiesa di San Paolo nella città di Cattaro, in Montenegro, verrà inaugurata la mostra Un’opera per ricordare/A work to Remind, a cura di Ludovico Pratesi, che presenta l’opera di Jannis Kounellis dal titolo Untitled
Dal 21 maggio al 14 settembre il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma presenta la mostra Shifting Identities, a cura di Ludovico Pratesi e organizzata dalla Väinö Tanner Foundation, che raccoglie per la prima volta 21 esponenti delle ultime generazioni
Fondazione Pescheria-Centro Arti Visive è lieta di annunciare la mostra personale di MOIO&SIVELLI (duo artistico formato da Luigi Moio – Napoli, 1975 e Luca Sivelli – Napoli, 1974) che riunisce negli spazi del Loggiato la videoinstallazionedal titoloLike
A vent’anni dalla morte di Ilaria Alpi, una mostra fotografica di Paola Gennari Santori ne racconta la dimensione più personale, dalla sua prima giovinezza alla tragica uccisione.
La mostra collettiva Scultura oltre le Mura, curata da Ludovico Pratesi, riunisce le opere di sette artisti italiani - Vittorio Corsini, Daniela De Lorenzo, Eugenio Giliberti, Carlo Guaita, Nunzio, Alfredo Pirri, Marco Tirelli - per riflett
Profilo
Ludovico Pratesi è curatore e critico d’arte, direttore artistico di Spazio Taverna.
La direzione artistica di Spazio Taverna collega progetto curatoriale, committenze e attivazione dei luoghi.
Nato nel 1961 a Roma, dove vive e lavora.
Nel 2020 ha fondato con Marco Bassan lo studio curatoriale Spazio Taverna.
Collabora con Artribune, ArtsLife, Arte Mondadori, Art Dossier e ArtNews.
Autore di saggi e pubblicazioni di arte contemporanea, tra cui monografie di Kounellis, Cattelan e Pistoletto.
È professore di Museologia del Contemporaneo all'Accademia di Belle Arti di Napoli.
Dal 2000 al 2017 è stato direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro.
Dal 1985 al 2025 ha collaborato a La Repubblica.
Contatti diretti
Per richieste professionali e informazioni, i riferimenti restano accessibili in chiusura di pagina, senza percorsi separati.
Viale Pola 6
00198 Roma
Tools è l' opera di Elisabetta Benassi per Murales
|
||||||||||||
|
Venerdì 5 dicembre 2025, ha inaugurato la terza opera del progetto MURALES di Elisabetta Benassi, dal titolo TOOLS.
L’immagine dell’opera d’arte di Elisabetta Benassi costruisce un saldo legame
con il concetto di comunità operosa, sottolineandone la manualità, che si esplica
attraverso una serie di gesti e strumenti legati ad un’antica sapienza, collegata
simbolicamente alla visione e al saper fare di un maestro come Gian Lorenzo
Bernini.
L’artista si è ispirata agli angeli marmorei di Ponte Sant’Angelo, aggiunti nel
1669 da Gian Lorenzo Bernini sul parapetto del ponte voluto dall’imperatore
Adriano nel 134 d.c., per conto di papa Clemente IX. Ognuno di loro reca in mano
uno degli strumenti della Passione di Cristo, come memento per le migliaia di
pellegrini che lo attraversano ogni giorno per raggiungere la basilica di San Pietro,
in una sorta di sacra rappresentazione eternata nel marmo.
Un luogo pieno di ombre. Così Antonio Marras ha definito il Forte Malatesta, abitato da memorie simboliche e fisiche, presenze che legano la figura dell’eretico medioevale Cecco d’Ascoli-ricordato dalla scultura all’ingresso dell’edificio -
Un luogo pieno di ombre. Così Antonio Marras ha definito il Forte Malatesta, abitato da memorie simboliche e fisiche, presenze che legano la figura dell’eretico medioevale Cecco d’Ascoli-ricordato dalla scultura all’ingresso dell’edificio - con la vita reclusa e sofferente dei prigionieri del carcere , che per più di un secolo (dal 1828 al 1978) hanno proiettato in questi ambienti desideri, speranze, ricordi e paure nei diversi ambienti .
Spazi che Marras ha interpretato con un percorso immersivo che attraversa un intero piano del Forte, dalle celle al cortile fino allo spazio monumentale della chiesa della Madonna del Lago, ideale punto di arrivo del percorso .
Con l’idea di provocare nel visitatore stupore e meraviglia, in una serie di prospettive e colpi di scena , la mostra Vedere per Credere testimonia la capacità visionaria dell’artista, che ha inserito nell’itinerario oggetti e manufatti provenienti da una chiesa di Arquata distrutta dal sisma del 2016 , in un dialogo incandescente con disegni, sculture, ceramiche e installazioni realizzate da Marras. Un confronto che si basa sul concetto di trasformazione della materia, ferita, squarciata, stravolta per assumere connotati nuovi e diversi.
Così l’intero Forte si trasforma in una sorta di “macchina del tempo” sospesa tra passato e presente, grazie ad una mostra in grado di svelare le anime stratificate che hanno caratterizzato l’edificio nelle fasi della sua storia complessa . Nicchie e inferriate, celle e dormitori, affreschi e segrete diventano elementi protagonisti di una grande messa in scena, uno spettacolo di luci ed ombre, assenze e presenze, spiriti e materie che interpretano il genius loci del Forte , riattivando la potenza delle sue energie sopite, secondo la metodologia di Spazio Taverna.
Grazie ad Antonio Marras per la sua forza visionaria, che ha saputo raccogliere questa sfida e trasformare il Forte in uno spazio altro, un luogo dove viene reinterpretata in maniera esperienziale la storia di ieri e di oggi.
Spazio Taverna
dieci artisti e dieci poeti curano le ferite della città eterna
Le Ferite di Roma.
Poeti e artisti rileggono la storia della città
a cura di Spazio Taverna e Andrea Cortellessa
---
La mostra è un omaggio alla donazione, da parte degli artisti, delle proprie opere all’Accademia
Nazionale di San Luca, e rappresenta una nuova edizione, ampliata e arricchita, del progetto
Le Ferite di Roma, curato da Spazio Taverna nel 2023 presso la Galleria Mattia De Luca.
Gli artisti Elisabetta Benassi, Giulio Bensasson, Silvia Giambrone, Rä di Martino, Numero Cro
matico, Lulù Nuti, Luigi Ontani, Pietro Ruffo, Gabriele Silli, Marco Tirelli hanno donato all’Accademia Nazionale
di San Luca le opere esposte nel 2023 alla Galleria Mattia De Luca in occasione della mostra Le Ferite di
Roma.
Per celebrare questo generoso gesto, l’Accademia presenta, nella sala espositiva al primo piano dal 26
settembre al 25 ottobre 2025, una nuova edizione della mostra Le Ferite di Roma. Poeti e artisti
rileggono la storia della città, a cura di Spazio Taverna e Andrea Cortellessa.
La mostra nasce da un progetto di ricerca che ha coinvolto dieci artisti e dieci poeti, chiamati a
reinterpretare — con sguardo immaginifico e visionario — dieci eventi traumatici che hanno segnato la
storia di Roma.
Dal brutale assassinio di Giulio Cesare all’incendio della città sotto Nerone, dagli omicidi di Cola di Rienzo
e Beatrice Cenci alle condanne inflitte a Galileo Galilei e Giordano Bruno, il percorso espositivo si snoda
fino al XX secolo, toccando la marcia su Roma, il delitto Matteotti e la tragica scomparsa di due figure
fondamentali della storia culturale e politica italiana: Pier Paolo Pasolini e Aldo Moro.
L’opera di Elisabetta Benassi, Giulio Cesare, si ispira alla poesia di Laura Pugno Il tuo nome per
raccontare insieme l’assassinio di Giulio Cesare; Giulio Bensasson con il poeta Fabio Pusterla riflettono
sul delitto Matteotti con le loro rispettive opere Il mio discorso l’ho fatto e Matteottihof, Silvia
Giambrone, con Uccisione di Beatrice Cenci e Gilda Policastro, con Beatrice Cenci, studentessa
commemorano la sfortunata sorte della famosissima parricida; Rä di Martino, con Assassinio di Aldo
Moro, insieme a Vivian Lamarque e la sua poesia Ossicini, tratteggia una delle pagine più cupe della
storia degli anni Settanta del Novecento; Numero Cromatico e Silvia Bre ricordano il Rogo di Giordano
Bruno con Le idee riposano qui, tutto il resto è come vento, nel mondo e la poesia Il campo dei fiori; Lulù
Nuti ha ideato l’opera O esprimersi e morire o restare inespressi e immortali e Maria Grazia Calandrone
il testo poetico Quanta della mia morte, in ricordo dell’assassinio di Pier Paolo Pasolini; Luigi Ontani e la
sua Galileo Galilei Lunatico Albino dialoga con il Dittico galileiano di Franco Buffoni sulla figura del
celebre scienziato costretto all’abiura; Pietro Ruffo presenta La marcia su Roma, che accompagna la
2
poesia Alalà! di Lello Voce sull’episodio che portò all’ascesa del fascismo; Gabriele Silli e Valerio
Magrelli affrontano il delitto del tribuno Cola di Rienzo con Assassinio di Cola di Rienzo e Dolore ène de
recordare; Marco Tirelli e Tommaso Ottonieri indagano l’incendio di Roma del 64 d.C. imputato a
Nerone, con L’incendio di Roma e reso alle fiamme.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo a cura dell’Accademia Nazionale di San Luca, con
introduzione di Claudio Strinati e testi critici di Andrea Cortellessa, Marco Bassan e Ludovico Pratesi.
dieci artisti contemporanei "curano "le ferite storiche della città di Torino
Dal 16 settembre al 12 ottobre la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino presenta la mostra Le ferite di Torino, a cura di Spazio Taverna, studio curatoriale fondato da Ludovico Pratesi e Marco Bassan.
Il progetto scaturisce dall’identificazione di dieci traumi della storia cittadina, con altrettante date e luoghi che rappresentano simbolicamente i momenti in cui la città ha tradito sé stessa: le ferite che Torino si è autoinflitta e che ancora oggi abitano il suo inconscio collettivo.
Sono esposti i lavori di dieci artisti italiani di diverse generazioni che hanno un rapporto privilegiato con il capoluogo piemontese – Grazia Toderi, Michelangelo Pistoletto, Giulio Paolini, Eugenio Tibaldi, Guglielmo Castelli, Sara Enrico, Davide Sgambaro, Manuele Cerutti, Giuliana Rosso, Ludovica Carbotta – ad ognuno è stata affidata una ferita storica da ricucire sullo stesso foglio di carta Amatruda. Un’opera che interpreti e rielabori simbolicamente il trauma, restituendone un’immagine visionaria e condivisa che possa rappresentare una sua progressiva integrazione nell'inconscio e nell'identità collettiva della città.
Dalle ferite più remote come la presa di Torino (1639) da parte dei francesi e la strage del 1864 in un’Italia appena unificata; a quelle del ventennio fascista con l’eccidio di Corso Spezia (1922) e la morte della famiglia Arduino (1945). Passando per il tragico evento dell’incidente aereo di Superga (1949) e per un dopoguerra segnato dall’omicidio Casalegno (1977), la marcia dei 40.000 (1980), l’incendio del Cinema Statuto (1983). Fino ad arrivare a quelle più contemporanee come l’incidente Thyssen (2007) e la tragedia di Piazza San Carlo (2017).
Le ferite di Torino rappresenta il terzo episodio di un progetto avviato a Roma nel 2023 con Le ferite di Roma presso la Galleria Mattia De Luca e proseguito nel 2025 con Le ferite di Milano presso Triennale Milano, confermando l’impegno di Spazio Taverna nella costruzione di un itinerario che intreccia memoria e linguaggi dell’arte contemporanea.
‘Ci eleviamo sollevando gli altri’ di Marinella Senatore, è la seconda opera del progetto artistico ‘Murales’ della Stazione di Piazza Venezia della Linea C della Metropolitana di Roma. L’opera pone il cantiere di Piazza Venezia come palcos
‘Ci eleviamo sollevando gli altri’ di Marinella Senatore, è la seconda opera del progetto artistico ‘Murales’ della Stazione di Piazza Venezia della Linea C della Metropolitana di Roma.
L’opera pone il cantiere di Piazza Venezia come palcoscenico di una scenografia teatrale, diventa simbolo tangibile di una Roma che si rinnova, in
grado di creare collegamenti tra gli individui e unendo la comunità attraverso la cultura. La realizzazione di nuove infrastrutture, necessarie e in grado di implementare la vita di una comunità, non può prescindere dal creare allo stesso tempo elementi culturali condivisibili dalla comunità stessa, creando un binomio fruttuoso in grado di rafforzare l’interconnessione della città e dei suoi cittadini.
Giubilei 2000-2025: dall’Archivio Sabina Cuneo a oggi, a cura di Francesco Aquilanti, Francesco Faeta e Ludovico Pratesi, ripropone 50 scatti sulla Roma che si preparava al Giubileo del 2000, esposti la prima volta nell’estate di quell'anno
Giubilei 2000-2025: dall’Archivio Sabina Cuneo a oggi, a cura di Francesco Aquilanti, Francesco Faeta e Ludovico Pratesi, ripropone 50 scatti sulla Roma che si preparava al Giubileo del 2000, esposti la prima volta nell’estate di quell'anno al Palazzo delle Esposizioni a Roma. Si integrano nel percorso della mostra anche la proiezione di una video-intervista al regista Matteo Garrone, che nel 2000 realizzò il suo terzo film, Estate Romana, in una Roma simile a quella fotografata da Cuneo
Una visione analogica del Tecnocene
La mostra rappresenta la terza tappa del progetto aDigital Perspective che coinvolge 10 artisti, 6 italiani e 4 dei balcani provenienti dai paesi coinvolti nella circuitazione, per esplorare il digitale e il “Tecnocene”, investigando i meandri di questa nuova “foresta” tecnologica.
Le opere selezionate affrontano la sfida di indagare il digitale nelle sue possibilità e contraddizioni, attraverso media non strettamente digitali, come pittura, installazione, fotografia, performance. Insieme, compongono una panoramica intessuta di dubbi e riflessioni, piuttosto che di ottimistiche certezze. Un approccio che rappresenta un antidoto simbolico alla visione totalizzante di un mondo in costante virtualizzazione.
L'iniziativa si inserisce in un ampio progetto di diplomazia culturale, che intende rafforzare i legami tra l’Italia e i paesi dei Balcani attraverso l’arte contemporanea. La mostra sarà itinerante e ospitata nelle città di Tirana, Bucarest, Belgrado e Pristina.
Artisti:Sanja Anđelković, Federica Di Pietrantonio, Alessandro Giannì, Laureta Hajrullahu, Ledia Kostandini, Numero Cromatico, Alice Paltrinieri, Ginevra Petrozzi, Jacopo Rinaldi, Mădălina Zaharia.
Una mostra antologica di Enzo Cucchi al COD di Tirana
Il 5 giugno 2025 inaugura presso il COD di Tirana I soli di tutte le terre, la
mostra dell’artista italiano Enzo Cucchi (1949) promossa dall’Istituto
Italiano di Cultura di Tirana e curata da Spazio Taverna. Protagonista di
spicco dell’arte contemporanea internazionale, per la sua prima mostra
istituzionale in Albania, Cucchi presenta un corpus di opere che ricostruisce,
per exempla, le tappe più importanti della sua lunga carriera, a cominciare da
alcuni capolavori degli esordi, provenienti da un’importante collezione
privata, come Quadro santo (1980), Carro di fuoco (1981), Paesaggio barbaro
(1983) e Il miracolo della neve (1986) che non si vedevano insieme in una
mostra da molti anni. Un’attenzione particolare è rivolta al rapporto di
Cucchi con le Marche, un territorio fondamentale nella sua ricerca artistica,
con una sezione che riunisce una serie di piccoli dipinti dedicati a diverse
località di una regione che possiede, a detta di Cucchi, “tutta l’attualità di
un’emozione che è necessaria ad un artista”. La seconda parte della rassegna
è dedicata al disegno, importante espressione del pensiero di Cucchi con una
selezione che documenta la sua attività pluridecennale dell’artista rivolta al
disegno, che considera la base della propria arte e del suo rapporto con le
Marche, popolando i fogli con elementi tipici del paesaggio marchigiano.
“Così l’arte di Cucchi arriva in Albania, portando il sole, i cipressi, la terra, i
campi e le colline delle Marche, per condividere i soli mediterranei, che
scaldano la terra e uniscono le due sponde dell’Adriatico, che Predrag
Matvejević ha definito “il mare dell’intimità”, sotto il segno della pittura”
spiegano i curatori di Spazio Taverna.
Due artiste interpretano il paesaggio attraverso la fotografia
maggio la doppia personale, a cura di Ludovico Pratesi, dal titolo “Nel paesaggio. Flaminia Lizzani | Begoña Zubero”, che pone in un dialogo costante e serrato le opere delle due fotografe. “È in noi che i paesaggi hanno paesaggio”: la citazione di Fernando Pessoa ben sintetizza il senso profondo di questa mostra, giocata sul dialogo tra due artiste che si esprimono con la fotografia: due sguardi provenienti da contesti culturali diversi, che corrispondono a caratteri e personalità in qualche modo complementari. Le opere di Flaminia Lizzani (Roma, 1963) sono frammenti intimi, appunti di paesaggi apparentemente anonimi ma in realtà posti in dialogo con la grande storia dell’arte. L’obiettivo di Begoña Zubero (Bilbao, 1962) è audace, esploratore, antropologico, capace di oltrepassare i limiti del lecito per varcare le soglie di territori spesso resi incandescenti e pericolosi dai conflitti e da tensioni sociopolitiche. Le sue opere sono presenti nella collezione permanente del MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo a Roma. Il museo il 22 maggio di quest’anno, in collaborazione con l’Accademia di Francia – Villa Medici, presenterà un progetto espositivo dell’artista a cura di Ariane Varela Braga.
Costellazioni è l'opera realizzata dall'artista Pietro Ruffo per i Silos di Metro C a piazza Venezia. L'opera rimanda al collegamento tra terra e cielo, astronomia e archeologia. Murales è il progetto di Metro C, WeBuild e Vianini Lavori ch
Costellazioni è l'opera realizzata dall'artista Pietro Ruffo per i Silos di Metro C a piazza Venezia. L'opera rimanda al collegamento tra terra e cielo, astronomia e archeologia.
Murales è il progetto di Metro C, WeBuild e Vianini Lavori che trasforma il cantiere della Metro C a Piazza Venezia in una piattaforma culturale. Sei artisti italiani esporranno opere inedite sui silos, richiamando la tradizione murale, dalle grotte di Lascaux di 17.000 anni fa alle avanguardie contemporanee. Il progetto curato da Spazio Taverna, è sostenuto da un Comitato Scientifico con le principali istituzioni culturali romane: la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, il MAXXI, il Palazzo delle Esposizioni e la Galleria Borghese.
Le ferite di MilanoCome l’arte può ricucire la storia28 febbraio – 30 marzo 2025 Dal 28 febbraio al 30 marzo 2025 Triennale Milano presenta la mostra Le ferite di Milano. Come l’arte può ricucire la storia, a cura di Spazio Taverna, studio
Le ferite di Milano
Come l’arte può ricucire la storia
28 febbraio – 30 marzo 2025
Dal 28 febbraio al 30 marzo 2025 Triennale Milano presenta la mostra Le ferite di Milano. Come l’arte può ricucire la storia, a cura di Spazio Taverna, studio fondato da Ludovico Pratesi e Marco Bassan.
Il progetto scaturisce dall’identificazione di dieci traumi della storia cittadina, con altrettante date e luoghi che rappresentano simbolicamente i momenti in cui la città ha tradito sé stessa: le ferite che Milano si è autoinflitta.
Vengono esposti i lavori di dieci artisti italiani – Camilla Alberti, Francesco Arena, Stefano Arienti, Ruth Beraha, Valentina Furian, Marcello Maloberti (in collaborazione con Fortunato Zinni, superstite della strage del ’69), Liliana Moro, Diego Perrone, Paola Pivi, Luca Vitone – invitati a produrre un disegno su carta che possa rappresentare una progressiva integrazione collettiva del trauma provocato da una “ferita” legata alla storia della città di Milano.
Nel tempo, il volto di Milano è stato infatti profondamente segnato da una serie di cicatrici, che ne hanno trasformato l’identità attraverso il dolore e la resilienza, ferite che, ancora oggi, risiedono nell’inconscio collettivo della città: dall'esecuzione di Amatore Sciesa durante le repressioni austriache (2 agosto 1851) ai Moti di Milano del 1898 (6 maggio 1898), passando per la sanguinosa strage del Teatro Diana (23 marzo 1921) e l’attentato di Piazza Giulio Cesare (12 aprile 1928), la narrazione attraversa il tempo, dalla strage di Piazza Fontana (12 dicembre 1969) e l’omicidio del commissario Luigi Calabresi (17 maggio 1972) alla morte di Walter Tobagi (28 maggio 1980), fino agli scandali di Tangentopoli (17 febbraio 1992), alla bomba di Via Palestro (27 luglio 1993) e al tragico incidente aereo di Linate (8 ottobre 2001).
Gli artisti coinvolti nel progetto, attraverso le loro opere immaginifiche e visionarie, rielaborano questi avvenimenti traumatici sviluppando una narrazione dalla forte valenza simbolica.
Le ferite di Milano è l’episodio milanese di un progetto nato a Roma a febbraio 2023 dal titolo Le ferite di Roma, che ha visto coinvolti gli artisti Enzo Cucchi, Elisabetta Benassi, Luigi Ontani, Marco Tirelli, Silvia Giambrone, Pietro Ruffo, Rä di Martino, Lulù Nuti, Gabriele Silli, Giulio Bensasson.
Con la mostra Le ferite di Milano. Come l’arte può ricucire la storia Triennale porta avanti il lavoro di promozione e valorizzazione della scena artistica italiana.
I partner istituzionali Deloitte e Fondazione Deloitte, Lavazza Group e Salone del Mobile.Milano sostengono Triennale Milano anche per questa mostra.
17 artisti emergenti italiani al Gazometro
Eni ospita la mostra “Energie Contemporanee” nell’ambito del progetto “Arte al Gazometro” presso il proprio Complesso di Roma Ostiense. Momento di incontro tra il mondo dell’industria, della tecnologia e dell’innovazione con il mondo dell’arte.
L’iniziativa di Spazio Taverna, progetto curatoriale fondato da Ludovico Pratesi e Marco Bassan nel 2020, avrà luogo all’interno del suddetto Progetto promosso da Eni.
Apertura Mostra 2 giugno - 30 ottobre 2024
Roma, 30 maggio 2024 – Eni inaugura il progetto espositivo “Energie contemporanee”, ideato e curato da Spazio Taverna presso il proprio sito del Gazometro di Roma Ostiense. La mostra, ospitata al piano -1 del Gazometro 3, racconterà l’energia che cambia attraverso 17 tra i migliori artisti italiani della nuova generazione, invitati a interpretare gli spazi attraverso la forza generativa dell’arte contemporanea. Questa mostra rappresenta il primo appuntamento del progetto di Eni “Arte al Gazometro”, volto a portare anche l’arte all’interno del Complesso già dedicato all’innovazione del Gazometro Ostiense, e iniziativa che diventerà un format stagionale che di anno in anno promuoverà collaborazioni con artisti sempre nuovi. “Arte al Gazometro” è un progetto pensato per il sito nel quale avrà luogo, con l’obiettivo di completare con l'arte il progetto già avviato di rendere il sito stesso un abilitatore dell’innovazione e della transizione promuovendo l’incontro e la collaborazione tra le filiere.
Eni, infatti, società integrata dell’energia con un ruolo di primo piano nel garantire la sicurezza energetica e avamposto della transizione attraverso la decarbonizzazione dei propri processi e prodotti, crede fermamente nel ruolo dell’innovazione, non solo investendo nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie in grado di accelerare l’evoluzione del settore, ma anche cercando di facilitare l’incontro e la collaborazione tra innovatori di ogni campo. In questo contesto, con la sua vocazione di essere il più grande distretto dell’innovazione della Capitale, il Complesso del Gazometro Ostiense, proprietà immobiliare di Eni situato in una area di Roma dal grande valore urbanistico, ne rappresenta un esempio virtuoso. Spazio che già ospita ROAD – Rome Advanced District, distretto dell’innovazione, Joule - la Scuola di Impresa di Eni, ZERO - acceleratore clean-tech del Fondo Nazionale Innovazione - e “Eni 2050 Lab”, il nuovo polo dedicato alle tecnologie di punta dell’area Ricerca e Sviluppo della società, oggi apre ufficialmente le porte anche all’arte.
La mostra potrà essere visitata durante le giornate di apertura al pubblico organizzate da Eni in collaborazione con il FAI - Fondo Ambiente Italiano, oltre ad altri eventi che si terranno all’interno dello spazio nei mesi a seguire, come Videocittà e Maker Faire Rome - The European Edition.
L’esposizione, che fa parte di un filone della storia dell’arte che individua nei luoghi espositivi non tradizionali, proprio come il Gazometro, occasioni per sperimentare e offrire ai visitatori delle prospettive inusuali reinterpreta il concetto di energia legato al Ventesimo secolo – con il gas all’interno dei gazometri protesi verso il cielo - concentrando l’intera produzione artistica sottoterra, dove le sculture e le installazioni degli artisti proiettano i visitatori in un orizzonte temporale indistinto.
“Energie Contemporanee” è ispirata a Contemporanea, la grande manifestazione curata da Achille Bonito Oliva e allestita dall’architetto Piero Sartogo nel parcheggio sotterraneo di Villa Borghese nel 1974. L’iniziativa ne ripropone l’allestimento, con la suddivisione degli spazi espositivi in modo da creare una serie di box dove gli artisti espongono le opere, con un'illuminazione che segue l’andamento della luce solare.
Gli artisti presenti in mostra sono: Camilla Alberti, Giulio Bensasson, Benni Bosetto, Ambra Castagnetti, Giovanni Chiamenti, Numero Cromatico, Binta Diaw, Federica Di Pietrantonio, Clarissa Falco, Andrea Mauti, Lucas Memmola, Lulù Nuti, Katya Ohii, Iacopo Pinelli, Matilde Sambo, Alberto Scodro, Agnes Questionmark.
Spazio Taverna produce format artistici, contenuti culturali e percorsi aziendali originali elaborati attraverso un rapporto costante e continuativo con un ecosistema di culture makers e artisti contemporanei delle ultime generazioni. In particolare, i progetti di contaminazione tra mondi artistico-culturale, industriale e scientifico, sono pensati per aiutare aziende e istituzioni a raccontarsi, innovarsi e immaginarsi nel futuro.
Contatti societari Eni:
Ufficio Stampa: Tel. +39.0252031875 – +39.0659822030
Numero verde azionisti (dall’Italia): 800940924
Numero verde azionisti (dall’estero): + 80011223456
Centralino: +39.0659821
segreteriasocietaria.azionisti@eni.com
Sito internet: www.eni.com
Spazio Taverna:
Valeria Ferlito de Riso: 3921010993
Artisti e creativi interpretano le infrastrutture italiane nel mondo
“CONNECT-IT” racconta l’eccellenza italiana nel campo dell’ingegneria attraverso gli sguardi di artisti e creativi, capaci di interpretare in maniera originale e suggestiva non solo la qualità formale e architettonica delle infrastrutture ma la loro capacità di generare riflessioni. È un percorso concepito come un viaggio, dove ogni tappa suggerisce un’immersione sensoriale, in grado di trasportare il visitatore nel cuore delle grandi opere italiane, descritte dagli sguardi trasversali di un fotografo, un videoartista, un compositore e uno scrittore. Un racconto dell’evoluzione di un settore industriale, vanto dell’Italia, concepito per illustrare il mondo dell’ingegneria in maniera innovativa. Il progetto è promosso dal Maeci , la cura scientifica è di Tullia Iori e la curatela artistica di Spazio Taverna
La struttura della mostra
La mostra è suddivisa in cinque capsule, ognuna dedicata a un modus operandi spiccatamente italiano. Ognuna delle capsule è legata a un tema specifico del mondo delle connessioni: il paesaggio, le città, la storia, il patrimonio e i confini. Un’ultima capsula è dedicata invece alle infrastrutture realizzate all’estero dalle aziende italiane.
All’ingresso delle prime cinque capsule un testo dello scrittore Emanuele Trevi reinterpreta la memoria collettiva della nostra nazione, attraverso il potere simbolico ed evocativo delle infrastrutture presenti all’interno di ogni capsula.
Il fotografo Luca Campigotto ha fotografato venticinque opere infrastrutturali realizzate o restaurate in Italia nell’ul- timo decennio, che delineano un tratto riconoscibile dell’ingegneria nazionale, capace di interpretare la morfologia del paesaggio senza mai stravolgerlo. In ogni capsula testi e immagini sono accompagnati da un inserto multi- mediale, a opera del videoartista e regista Gabriele Gianni e del compositore e musicista Michelangelo Lupone.
Così il racconto fotografico di ogni padiglione viene arricchito da una proiezione video sul soffitto, sincronizzata con una sonorizzazione ambientale, legata alla natura materiale e sonora di ogni opera infrastrutturale.
Materiali, suoni, immagini e parole uniti compongono un’atmosfera diversa per ogni capsula, per trasportare il visitatore nel cuore delle nuove infrastrutture italiane e viverne l’essenza in diretta.
Venti stendardi di artisti e architetti italiani under 40 sulle porte storiche della città di Roma
Su dieci porte storiche, presenti sulla cinta delle Mura Aureliane, sono collocati venti stendardi con immagini della Roma del XXI secolo, ideate da 10 artisti e 10 studi di architettura delle ultime generazioni.
Un’occasione unica per raccontare al mondo il volto più contemporaneo della città, sviluppando nelle nuove generazioni lo stimolo ad immaginarsi nel futuro in un rapporto costruttivo con esso.
Cinquant’anni dopo l’intervento di Christo a Porta Pinciana, Spazio Taverna lancia il progetto Le 10 porte del futuro, che prevede l’affissione di due stendardi per ognuna delle dieci porte storiche della città: quelli degli artisti collocati in entrata mentre quelli degli architetti in uscita. Per la prima volta nella storia le Mura Aureliane si trasformano in una pinacoteca en plein air. Così artisti e architetti emergenti escono da studi e musei per dialogare in diretta col grande pubblico. “Le dieci porte sono tutte differenti ed indicano orizzonti vicini e lontani, drammatici o rassicuranti, per ripristinare il senso arcaico degli accessi alla città antica” spiega Marco Bassan. Rappresentano un elemento di separazione e, allo stesso tempo, l'unica modalità di connessione tra esterno e interno.
Porta Flaminia:
Associates Architecture – Numero Cromatico
Porta Pinciana:
Atelier Remoto & Flavia Saggese – Andrea Mauti
Porta Pia:
Warehouse of Architecture and Research – Lulù Nuti
Porta Maggiore:
Martina Baratta – Federica Di Pietrantonio
Porta S. Giovanni:
homu – Diego Miguel Mirabella
Porta Metronia:
Andrea Tabocchini Architecture – Leonardo Magrelli
Porta Latina:
cortese mazza – Alice Paltrinieri
Porta S. Sebastiano:
Francesca Mirone – Guglielmo Maggini
Porta S. Paolo:
ISTMO Architecture – Francesca Cornacchini
Porta Portese:
Michalski&Wagner – Giulio Bensasson
15 curatori x 15 artisti all'interno dell'Accademia di San Luca
MOSTRA
Rifrazioni
15 curatori x 15 artisti
da un’idea di Marco Tirelli, con il coordinamento scientifico di Massimo Mininni e Barbara Reggio
Apertura al pubblico: 9 aprile – 28 giugno 2024
Accademia Nazionale di San Luca
Palazzo Carpegna
Roma, piazza dell’Accademia di San Luca 77
NOTA STAMPA
Dal 9 aprile al 28 giugno 2024, l’Accademia Nazionale di San Luca presenta la mostra Rifrazioni. 15 curatori x 15 artisti, ideata da Marco Tirelli, Presidente dell’Accademia, con il coordinamento scientifico di Massimo Mininni, storico dell’arte e curatore, e Barbara Reggio, curatrice interna all’Accademia.
Nell’ambito della mostra si terrà il ciclo di performance Archetipi a cura di Bartolomeo Pietromarchi, che si svolgerà nel Salone d’Onore di Palazzo Carpegna.
“Fin dalla sua costituzione, alla fine del Cinquecento, l’Accademia di San Luca è stata ideata come sodalizio di artisti e architetti che, sulla propria autonomia e indipendenza, ha costruito il suo prestigio e il suo carisma. A tutt’oggi l’Accademia elabora il proprio percorso basandosi sulla volontà esclusiva degli artisti, degli architetti e degli storici che la compongono” - afferma Marco Tirelli - “È in questa luce, ed è proprio il caso di usare questa espressione, che dobbiamo intendere questa mostra, che non ha nessuna pretesa di offrire una panoramica esaustiva di quanto avviene oggi nell’arte contemporanea, ma senz’altro può essere intesa come tappa di un percorso di indagine che continuerà nel tempo”.
Il progetto espositivo ha coinvolto quindici curatori - di generazioni diverse e ambiti critici eterogenei, tra i più attenti e riconosciuti, anche a livello internazionale, con un’esperienza maturata nella curatela di mostre presso istituzioni pubbliche e private – nel proposito di restituire uno spaccato diversificato e sfaccettato del panorama artistico contemporaneo, ponendo un’attenzione particolare alle più recenti ricerche.
A loro volta i quindici curatori hanno individuato quindici artisti che hanno elaborato una propria interpretazione degli spazi dell’Accademia, includendo i luoghi dove normalmente si svolgono attività di studio, ricerca, socializzazione ed esposizione. Le opere contemporanee verranno così disseminate negli spazi storici di una delle accademie più antiche d’Europa, intesa come “Casa degli Artisti”, un dialogo che intende ritornare sul topos del rapporto passato-presente, guardando ai molteplici e frammentati linguaggi della modernità.
Maria Alicata presenta Elena Bellantoni (Vibo Valentia, 1975); Lorenzo Benedetti presenta Catherine Biocca (Roma, 1984); Gaia Bobò presenta Chiara Fumai (Roma, 1978 – Bari, 2017); Cecilia Canziani presenta Chiara Camoni (Piacenza, 1974); Stefano Chiodi presenta Lulù Nuti (Levallois-Perret, Francia, 1988); Lara Conte presenta Paolo Icaro (Torino, 1936); Ilaria Gianni presenta Patrizio di Massimo (Jesi, 1983); Davide Ferri presenta Pieter Vermeersch (Kortrijk, Belgio, 1973); Matteo Lucchetti presenta Victor Fotso Nyie (Douala, Camerun, 1990); Vittoria Martini presenta Ludovica Carbotta (Torino, 1983); Pier Paolo Pancotto presenta Claire Fontaine (James Thornhill e Fulvia Carnevale – artista collettiva dal 2004); Cristiana Perrella presenta Jacopo Benassi (La Spezia, 1970); Spazio Taverna presenta TOILETPAPER; Paola Ugolini presenta Silvia Giambrone (Agrigento, 1981); Saverio Verini presenta Giovanni Termini (Assoro, 1972).
Il ciclo di performance Archetipi si svolgerà nel Salone d’Onore di Palazzo Carpegna, secondo un programma che si concentra sul significato di questa particolare espressione artistica, partendo dal concetto di “archetipo”, che Bartolomeo Pietromarchi, curatore della rassegna, così riassume: “Gli archetipi compaiono nei miti, nelle religioni, ma anche nei sogni; formano categorie simboliche che strutturano culture e mentalità e orientano il soggetto verso la sua evoluzione interiore. Gli archetipi sono fondamentalmente caratterizzati dal fatto che uniscono un simbolo a un'emozione. Gli archetipi incarnano nella mente depositi permanenti di esperienze ripetute continuamente per generazioni, immagini primordiali condizionate dall'immaginario e dalla rappresentazione”. Gli artisti invitati sono Monica Bonvicini (Venezia, 1965), alla quale si aggiunge la partecipazione straordinaria di Silvia Calderoni, Anna Franceschini (Pavia, 1979), Eva e Franco Mattes (sodalizio della seconda metà degli anni Novanta), Nico Vascellari (Vittorio Veneto, 1976).
Durante il periodo dell’esposizione verrà organizzata una serie di incontri con le coppie curatori-artisti, coinvolte nella mostra e nelle quattro performance.
In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo (Edizioni ELECTA), con l’introduzione di Marco Tirelli, i testi dei curatori e le foto della mostra.
Roma, marzo 2024
INFORMAZIONI:
Mostra: Rifrazioni. 15 curatori x 15 artisti
Ideata da Marco Tirelli e coordinata da Massimo Mininni e Barbara Reggio
Sede: Accademia Nazionale di San Luca, Palazzo Carpegna, piazza dell’Accademia di San Luca 77, Roma
Apertura al pubblico: 9 aprile – 28 giugno 2024
Orari: dal martedì al venerdì, dalle ore 15.00 alle ore 20.00 (ultimo ingresso ore 19.00) con visite accompagnate ogni mezz’ora. Il sabato dalle ore 10.00 alle ore 14.00 (ultimo ingresso alle ore 13.00) e dalle ore 15.00 alle ore 20.00 (ultimo ingresso ore 19.00) con visite accompagnate ogni mezz’ora.
Chiuso la domenica e il lunedì.
Ingresso gratuito
Enzo Cucchi interpreta Cecco d'Ascoli
ASCOLI CONTEMPORANEO XXI
PER CECCO!
Enzo Cucchi
Omaggio a Cecco d’Ascoli
Dal 28 gennaio 2024, il Forte Malatesta di Ascoli Piceno ospita Per Cecco!
Mostra promossa da Civiltà Picena, a cura di Spazio Taverna
28 gennaio - 31 maggio 2024
Domenica 28 gennaio 2024 alle ore 11.30, presso il Forte Malatesta di Ascoli Piceno si inaugura la mostra personale di Enzo Cucchi Per Cecco!, che si configura come una riflessione sia sulla figura di Cecco d’Ascoli, filosofo, astronomo, astrologo e alchimista medievale, sia sulla storia del Forte Malatesta nelle sue diverse funzioni di fortezza militare, edificio religioso, carcere e museo multidisciplinare.
L’artista si è lasciato suggestionare dall’imponente spazio della sala della Madonna del Lago, che funge da cornice a una serie multiforme di opere eseguite per l’occasione (dipinti, sculture, disegni e tessuti), ispirate alla forte personalità della figura storica di Cecco, intellettuale eretico, osteggiato per le sue idee rigorose e innovative e per queste condannato al rogo.
L’invito rivolto a Cucchi di interpretare il Genius loci del Forte Malatesta attraverso la figura di un personaggio controverso come Cecco d’Ascoli rientra nella metodologia di Spazio Taverna, volta a riattivare le energie di luoghi e personaggi storici attraverso l’intervento e la reinterpretazione di artisti contemporanei.
Come i curatori specificano nel catalogo: “Nel cuore di travertino della città storica, le linee aguzze del Forte Malatesta annunciano le bellezze di Ascoli, protette dall’architettura maestosa di uno degli edifici più originali d’Italia. Il Forte in realtà è un palinsesto di epoche, storie, avventure e drammi: una specie di panoplia dove si registra la storia della città dal Medioevo ad oggi, concentrata in un unico monumento.”. - scrive Ludovico Pratesi - “Così, se immaginiamo la città di Ascoli come un corpo umano, la piazza con il caffè Meletti ne è il cuore, e il Forte Malatesta la testa, con un cervello dove si registrano il cursus honorum ma anche i lati tragici e oscuri della società ascolana”. E Marco Bassan aggiunge: “Sulle tracce di un eretico medievale, in un antico carcere, Cucchi ha saputo trasformare storie e memorie dolorose in immagini leggere ma cariche di senso e poesia, facendo rifiorire con opere inedite i prigionieri che venivano tenuti incatenati a terra”.
La mostra, promossa da Civiltà Picena e curata da Spazio Taverna, è accompagnata da un catalogo, concepito come una guida “eretica” dedicata ad Ascoli Piceno: una città che incanta, intrisa com’è di storia millenaria, leggenda e magia. Il catalogo contiene testi di Marco Bassan, Donatella Ferretti e Ludovico Pratesi, pubblicato da Tricromia.
Il progetto espositivo, insieme a tutte le attività culturali connesse, è sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e realizzato grazie al supporto di Fainplast, Turla Costruzioni, F.B. Impianti, Panichi, Ciam, Gaspari, Spinelli Parquet, Graziano Ricami e Banca Intesa.
36 artisti interpretano il genius loci della città di Gubbio
IMAGINA
XXVII edizione della Biennale d’arte
contemporanea di Gubbio
a cura di Spazio Taverna
15 ottobre 2023 – 30 aprile 2024
Palazzo dei Consoli e Palazzo Ducale - Gubbio (PG)
COMUNICATO STAMPA
La citta di Gubbio ospita a partire dal 15 ottobre 2023 IMAGINA, una grande e articolata mostra di arte contemporanea che attraversa e coinvolge tutta la città.
L’esposizione, curata da SPAZIO TAVERNA è promossa dal Comune di Gubbio, con il contributo dell’Università delle Arti e dei Mestieri (Università dei Fabbri, Università dei Muratori - Scalpellini - Arti Congeneri, Università dei Falegnami, Università dei Sarti, Università dei Calzolari), e il supporto di Ceramiche Fumanti, l’azienda Ti Style iT e Colacem s.p.a.
Oltre 40 giovani artisti italiani sono stati invitati a partecipare a questa grande manifestazione che intende proseguire idealmente la storica Biennale di Gubbio (1956 – 2016), rileggendola e reinterpretandola con nuovi linguaggi.
Un progetto che chiede agli artisti di far rivivere il genius loci eugubino in chiave contemporanea, proponendo una nuova identità culturale della città stessa, che possa trarre ispirazione dal passato per proiettarla verso nuovi ed inediti orizzonti culturali.
“Il principio curatoriale che ha guidato tutta la costruzione di questa manifestazione è stata la riattivazione del Genius Loci della città: l’utilizzo dell’anima medievale e di quella rinascimentale, il coinvolgimento della popolazione e dell’artigianato locale e l’attivazione delle grandi esperienze culturali che hanno caratterizzato Gubbio negli ultimi anni. Per questo motivo non potevamo che recuperare la tradizione della Biennale, che negli anni è stato un forte tratto identitario per gli Eugubini” spiegano i curatori Ludovico Pratesi e Marco Bassan.
Il percorso espositivo di IMAGINA si sviluppa tra il Palazzo dei Consoli e il Palazzo Ducale, scelti perché rappresentano rispettivamente la storia medievale e rinascimentale della città.
Tre le sezioni previste per la sede espositiva di Palazzo dei Consoli, dove le dimensioni smisurate delle sale hanno ispirato gli artisti verso una produzione che tende al trascendente; in particolare Medioevo al femminile nella Sala dell’Arengo, in cui otto artiste donne tra cui Giulia Mangoni, Bea Bonafini, Federica Di Pietrantonio, Binta Diaw, Valentina Furian, Ambra Castagnetti e Sveva Angeletti, ispirandosi ai gonfaloni medievali, realizzeranno alcuni stendardi di grandi dimensioni, in cui le immagini elaborate verranno stampate direttamente sul tessuto. La scelta di una sezione interamente femminile nasce per contrapporsi alla storia del palazzo dove vivevano e lavoravano gli otto consoli - rigorosamente uomini - incaricati del governo della città dal 1360 al 1621, segnando quindi una riappropriazione simbolica del potere.
Nella sezione La questione delle lingue il collettivo Numero Cromatico realizzerà in una sala del palazzo un intervento legato al linguaggio elaborato da una intelligenza artificiale, in dialogo con le Tavole Eugubine (sette tavole in bronzo datate III secolo d.C., scritte in umbro e in latino e legate ad antichi riti sacrificali). Tra Oriente e Occidente è l’ultima parte del percorso espositivo, in cui un’installazione dell’artista Namsal Siedlecki dialoga con la preziosa collezione di arte orientale del palazzo.
La mostra prosegue a Palazzo Ducale, dove l’architettura degli ambienti rinascimentali riconducono gli artisti verso una visione antropocentrica della realtà. La prima delle quattro sezioni espositive, La misura umana, situata nel Salone di corte,vedrà otto artisti - Lucas Memmola, Antonio Della Guardia, Giulio Bensasson, Davide Sgambaro, Ruth Beraha, Gabriele Silli, Gianluca Brando, Serena Vestrucci - realizzare altrettante sculture free standing, mentre Genius Loci, dislocata in alcune sale del palazzo ma anche nella cisterna e nei giardini pensili con opere site specific di Gabriella Siciliano, Lulù Nuti, Marco Emmanuele, Paolo Bufalini, Davide Stucchi, Andrea Mauti, Helena Hladilova. Al primo piano segue Fotogrammi in quadreria, una sezione dedicata ad alcune opere video e fotografiche in cui gli artisti Rachele Maistrello, Sonia Andresano, Anouk Chambaz dialogheranno con le opere alle pareti della quadreria del palazzo. Infine i sotterranei del palazzo ospitano Corporazioni Contemporanee, che riunisce le opere frutto di una collaborazione, durante una residenza artistica, tra gli artisti James Hillman, Veronica Bisesti, Francesca Cornacchini, Lucia Cantò, Diego Miguel Mirabella, Guglielmo Maggini, Alice Paltrinieri, e alcune eccellenze artigiane della città tra cui fabbri, calzolai, muratori, ceramisti, sarti e falegnami.
L’edizione 2023 di IMAGINA, proseguendo la tradizione della Biennale di Arte Contemporanea della città, istituisce un premio a cui concorrono tutti gli artisti coinvolti nel progetto.
È in programma anche Biennale Off, un calendario di eventi fuori Biennale in via di definizione tra i quali una mostra ospitata al Teatro Comunale dedicata al rapporto tra il grande regista teatrale Luca Ronconi (1933-2015) la città di Gubbio e il centro teatrale Santa Cristina.
UFFICIO STAMPA
Allegra Seganti – allegraseganti@yahoo.it - 3355362856
Flaminia Casucci – flaminiacasucci@gmail.com - 3394953676
ufficiostampa.casucciseganti@gmail.com
INFORMAZIONI:
IMAGINA - XXVII Biennale di arte contemporanea di Gubbio
15 ottobre 2023 – 30 aprile 2024
Palazzo dei Consoli
Piazza Grande - 06024 Gubbio (PG)
dal lunedì al venerdì: 10.00 - 13.00, 14.30-17.30
sabato e domenica: 10.00 - 18.30
Per informazioni:
+39 075 9274298
palazzodeiconsoli.it
serviziculturali@comune.gubbio.pg.it
Palazzo Ducale
Via Sant’Ubaldo, 1 – 06024 Gubbio (PG)
lunedì: 13:30 – 19:15
dal martedì alla domenica: 8.30 – 19.15
Per informazioni:
+39 075 9275872
https://www.musei.umbria.beniculturali.it/musei/palazzo-ducale-di-gubbio
drm-umb.ducalegubbio@cultura.gov.it
tre artiste riflettono sull'arte vista come elemento identitario
La mostra “Arte come identità” , aperta dal 29 febbraio al 20 marzo 2024 presso l'Eskender Arts House a Tripoli, nasce dall’idea di un confronto tra artiste libiche e italiane elaborata dal Console Generale a Bengasi, Francesco Saverio De Luigi .Il curatore Ludovico Pratesi ha individuato tre artiste: Adelita Husni-Bey, Elena Mazzi e Shefa Salem, tutte legate alla visione dell’arte come veicolo identitario ed espressione di un processo di riflessione sulla riattivazione del “Genius Loci”, analizzato attraverso il linguaggio artistico non solo come paesaggio e territorio in senso fisico, ma soprattutto dal punto di vista concettuale e simbolico.
Un tema estremamente attuale nell’epoca della globalizzazione, dove i criteri di definizione dell’identità, sia collettiva che individuale, vengono sottoposti a continui mutamenti e trasformazioni; problematiche che rendono indispensabile oggi una ridefinizione di criteri legati alla riaffermazione della persona nel rispetto della diversità.
Questi elementi hanno condotto il curatore ad immaginare un dialogo tra diversi punti di vista, attraverso gli sguardi di una giovane artista libica che vive e lavora a Bengasi come la Salem, quelli della italo-libica Husni-Bey, già rappresentata nel Padiglione Italia della Biennale di Venezia, e infine con quelli dell’italiana Elena Mazzi. Le opere da loro presentate indicano punti di vista specifici, di ispirazione storica, sociale ed antropologica, legati a temi come il paesaggio, l’archeologia, la storia e il viaggio, concepito come possibilità di rilettura della propria identità soprattutto in senso psicologico e culturale.
La mostra si prefigge quindi come obiettivo quello di avviare ulteriori connessioni durature tra Libia e Italia attraverso la collaborazione culturale e di far conoscere nel settore dell’arte contemporanea le realtà esistenti nei due lati del Mediterraneo.
mostra personale dell'artista Ferrari Sheppard
COMUNICATO STAMPA
Dal 27 ottobre al Casino dei Principi di Villa Torlonia
la mostra “FERRARI SHEPPARD. CRUCIBLE”
Fino al 7 gennaio 2024, per la prima volta in Italia, esposte diciotto opere
- di cui dieci inedite - e un video dell’artista americano Ferrari Sheppard.
A cura di Ludovico Pratesi.
Roma, 26 ottobre 2023 – Sarà ospitata dal 27 ottobre al 7 gennaio 2024 al Casino dei Principi di Villa Torlonia la prima mostra in Italia di FERRARI SHEPPARD (Chicago 1983), considerato attualmente uno degli artistici americani più interessanti delle ultime generazioni.L’esposizione, dal titolo “CRUCIBLE”e a cura di Ludovico Pratesi, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con la. Supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura.
Nelle sale del Casino dei Principi l’artista presenta diciotto opere, delle quali undici realizzate appositamente per la mostra romana a Villa Torlonia oltre al video Be in My Mind, allestito nella sala da pranzo dell’edificio, decorato con tempere murali che rappresentano vedute del Golfo di Napoli, esposto per la prima volta al pubblico.
Le tele di Ferrari Sheppard descrivono la way of life americana del terzo millennio. L’artista colloca personaggi fortemente caratterizzati in atmosfere domestiche e quotidiane, con uno stile neoespressionista e cromaticamente vivace, non così lontano, nella sua essenzialità, dalle iconografie proposte, nel corso del Ventennio, dai maestri della Scuola Romana, ben rappresentati nel vicino Museo del Casino Nobile, con le quali Sheppard idealmente si confronta. L'atmosfera storica del secondo dopoguerra torna anche in una serie di quadri ispirati al clima di libertà vissuto in Italia ma non solo, nei giorni subito successivi alla liberazione, quando la musica jazz era stata utilizzata dai soldati americani come arma contro il regime.
Ma la storia è solo un pretesto, uno spunto di riflessione, una suggestione: “Considero i miei dipinti come immagini senza tempo, profondamente emozionali, come profumi” dice Sheppard in un’intervista.
Un elemento distintivo delle sue opere è anche la presenza della foglia d’oro che collega simbolicamente l’artista con l’arte bizantina e medievale europea, culture ed espressioni che rappresentano per Sheppard una grande fonte d’ispirazione. L’artista integra però l’oro con l’acrilico e il carboncino, smorzandone così il valore: “Nonostante il costo elevato, l’oro non è più speciale degli altri materiali che uso, non ci sono gerarchie. Ogni tecnica apporta una qualità speciale”.
Il titolo della mostra, Crucible(in italiano “Crogiuolo”) indica la capacità di questa pittura di includere suggestioni provenienti da fonti differenti, dall’arte medievale al graffitismo americano.
Il lavoro di Sheppard trae origine dalla vita travagliata vissuta dall’artista durante l’adolescenza. “Sono cresciuto nei quartieri popolari di Chicago, mio fratello spacciava droga, e quasi ogni giorno venivamo minacciati con armi da fuoco. Erano tempi bui, e per sopravvivere ho dovuto costruirmi una corazza attraverso l’arte” racconta in una recente intervista al Los Angeles Times.
“Questa pittura, attraversata da energie vitali e dinamiche, celebra l'umanità delle persone nere aggiunge il curatore - incontrate dall'artista nel corso della sua vita, tra Chicago, Los Angeles e diverse città in Africa dove ha vissuto. Sono dipinti profondamente influenzati dai ricordi e dall’esperienza vissuta anche nel mondo della musica che evocano un senso di nostalgia ma anche di dinamismo tipico della scena urbana di Los Angeles”.
Accompagna la mostra un libretto, in formato tascabile, distribuito gratuitamente ai visitatori con un testo del curatore, un’intervista all’artista e le immagini delle opere allestite nelle sale del Casino dei Principi.
Note biografiche
Ferrari Elite Sheppard (nato il 3 marzo 1983 a Chicago) vive e lavora a Los Angeles. È un artista visivo contemporaneo afroamericano, noto per i suoi dipinti vibranti e ibridi che fondono figurativismo e arte astratta.
Oltre ad essere un pittore, Sheppard è scrittore, fotografo e produttore discografico.
Dopo aver studiato all’Art Institute di Chicago, ha esposto al Los Angeles Museum of Art e in diverse gallerie negli Stati Uniti e in Europa.
Ufficio stampa galleria MASSIMO DECARLO
Cecilia Monteleone +39 346 5865890 monteleone@massimodecarlo.com
Ufficio stampa Zètema Progetto Cultura
Chiara Sanginiti + 39 340 4206787 c.sanginiti@zetema.it
SCHEDA INFO
Titolo mostra PRIMAROSA CESARINI SFORZA
LA MATERIA E IL PERIMETRO
Luogo Musei di Villa Torlonia - Casino dei Principi
Via Nomentana, 70 - Roma
Apertura al pubblico 27 ottobre – 7 gennaio 2023
Orario martedì-domenica ore 9.00-19.00; ultimo ingresso ore 18.00; Chiuso: lunedì, 1° gennaio, 1° maggio e 25 dicembre
Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
A cura di Ludovico Pratesi
In collaborazione con galleria MASSIMODECARLO
Supporto organizzativo Zètema Progetto Cultura
Info Mostra Info 060608 (tutti i giorni ore 9.00–19.00) www.museivillatorlonia.it; www.museiincomuneroma.it
I dipinti di Sergio Sarra dialogano con palazzo Altemps
|
Stéphane Verger Direttore del Museo Nazionale Romano
è lieto di invitare la S.V. all’inaugurazione della mostra
Sergio Sarra | nature a cura di Lorenzo Bruni e Ludovico Pratesi
Martedì 19 settembre 2023 ore 19:00
Museo Nazionale Romano Palazzo Altemps Via di S. Apollinare, 8
La mostra sarà aperta al pubblico dal 20 settembre al 12 novembre 2023 |
|
Il 19 settembre 2023 alle ore 19:00 si inaugura al Museo Nazionale Romano - Palazzo Altemps nature, la mostra personale di Sergio Sarra (Pescara, 1961), curata da Lorenzo Bruni e Ludovico Pratesi e appositamente concepita come un percorso all’interno del piano nobile del palazzo, dalla Sala isiaca alla Sala grande del Galata, dove le opere dell’artista si confrontano con le collezioni di scultura classica conservate nel museo, appartenenti ad importanti famiglie aristocratiche come i Ludovisi, gli Altemps, i Riario e i Brancaccio.
Indicativo del progetto è il titolo della mostra, nature, inteso nella sua definizione di participio futuro del verbo latino nascor, come ciò che sarà generato, che si produrrà spontaneamente. È una dichiarazione che svela l’approccio creativo dell’artista che ha ideato una narrazione incentrata sul tema della figura nel suo rapporto con lo spazio, attraverso rarefatte relazioni tra tratto e colore. “Sono entrato nelle sale del palazzo - spiega l’artista - immaginando opere non invasive, che interpretassero la storia e gli stimoli visivi e simbolici che vi sono presenti”. L’intervento di Sergio Sarra è costituito da 24 opere che riflettono sull’oggetto quadro e sul ruolo dello spettatore sollecitato quotidianamente dall’iper-informazione attuale. “Il Museo Nazionale Romano è lieto di proseguire così una tradizione di mostre legate al rapporto tra classico e contemporaneo, che nella sede di Palazzo Altemps ha già visto gli interventi di Matthew Monahan (2016), Alfredo Pirri (2018) e Elisabetta Benassi (2019)”, dichiara il Direttore Stéphane Verger.
I dipinti ad acrilico, su tavola e su carta, sono stati concepiti dall’artista come immagini azzerate, quasi icone contemporanee, in possesso di un’energia silente ma profonda, che aumenta la forza ieratica e solenne di figure concentrate nella loro assenza. Appesi alle pareti con l’antico sistema a cordicelle o appoggiati su consolle e supporti in legno, queste opere possiedono una particolare qualità evocativa, suggeriscono forme fantasmatiche, che intraprendono relazioni visive con le sculture presenti nelle sale, determinando rapporti inediti e inaspettati con capolavori di arte egizia, greca e romana, dal Torello Brancaccio al Trono Ludovisi.
In un deposito di immagini stratificate e sovrapposte, ispirate a sorgenti iconografiche di diversa natura e valenza, l’intervento di un pittore contemporaneo come Sergio Sarra assume un carattere dialogico, in grado di sottolineare la continuità tra le diverse “nature” delle opere d’arte, dalle sculture funerarie egizie agli affreschi cinquecenteschi.
Un ringraziamento speciale per la collaborazione va ad Apalazzogallery.
Catalogo della mostra edito da Edizioni l’Obliquo, 112 pagine, Italiano/Inglese. Testi di Stéphane Verger, Vittorio Sgarbi, Cecilia Casorati, Lorenzo Bruni, Ludovico Pratesi, Giorgio D’Orazio. Traduzioni di Angelica Federici.
La mostra resterà aperta dal 20 settembre al 12 novembre 2023 |
una mostra antologica di Patrizio di Massimo
Musei Civici - Palazzo Pianetti di Jesi e Fondazione Cassa di risparmio di Jesi
presentano la mostra
PATRIZIO DI MASSIMO
Antologia (2013-2023)
a cura di Massimo Vitangeli e Ludovico Pratesi
Testo in catalogo di Barbara Casavecchia
23 aprile - 3 settembre 2023
Jesi (AN) - Italy
Palazzo Pianetti & Palazzo Bisaccioni
Vernissage 22 aprile 2023
Ore 17.00 Palazzo Pianetti
Ore 18.30 Palazzo Bisaccioni
The Milliner, 2015
Photo Credit Mark Blower
I Musei Civici di Palazzo Pianetti e la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi presentano la mostra ANTOLOGIA (2013- 2023) di Patrizio di Massimo, artista di fama internazionale, nato a Jesi e residente a Londra. Un artista del profondo e dell’intimo delle cose, alla ricerca di un proprio equilibrio tra sé e la realtà, che per il tipo di ricerca espressiva, le tematiche trattate e l'originalità del suo stile che confluiscono in raffinate ed emblematiche forme di rappresentazione pittorica, reinterpreta l’eredità dei grandi maestri del passato, in un dialogo originale e stimolante che a Jesi coinvolge sia i capolavori di Lorenzo Lotto presenti a palazzo Pianetti, sede della Pinacoteca Civica, quali la Deposizione (1512), la Madonna delle Rose (1526), Santa Lucia davanti al giudice (1532) , l’Annunciazione (1525 circa) e la Visitazione (1532-35), sia le opere d’arte antica esposte nella quadreria di Palazzo Bisaccioni, fra le quali spiccano i dipinti di Guercino, Giorgio Vasari e Raffaellino del Colle.
La mostra è allestita nel centro storico di Jesi a Palazzo Pianetti, dove le opere dell’artista dialogano con i capolavori di Lorenzo Lotto, e a Palazzo Bisaccioni, dove viene presentato un nucleo di opere legate al tema dell’autoritratto.
ANTOLOGIA (2013- 2023) riunisce venticinque dipinti in prevalenza di grande formato, insieme ad una serie di disegni e una installazione in ceramica, prodotti negli ultimi dieci anni, che testimonia per exempla l’evoluzione di una ricerca pittorica che unisce suggestioni tratte dalla storia dell’arte del Novecento (in particolare Otto Dix e Christian Schad, ma anche Achille Funi e Gio Ponti) con un immaginario intimo, ironico e grottesco, denso di riferimenti ad un quotidiano familiare, rivisitato in chiave fantastica e simbolica.
Il percorso espositivo, definito dai due curatori Massimo Vitangeli e Ludovico Pratesi, si articola attraverso i nuclei tematici che hanno caratterizzato il lavoro di Patrizio di Massimo: gli Autoritratti, i Ritratti di famiglia, i Litigi, i Ritratti, le Storie d’amore, gli Esoterici.
Si tratta della più ampia antologica mai realizzata dall’artista per la quantità di opere in esposizione provenienti da importanti collezioni italiane, affiancate da un catalogo, che riunisce più di cento opere, pubblicato dalla prestigiosa casa editrice marchigiana Quodlibet.
In occasione della mostra l’artista ha realizzato un grande trittico ispirato alla Deposizione di Lorenzo Lotto, presente nella collezione di Palazzo Pianetti, e un autoritratto intimo per Palazzo Bisaccioni, che si confronta con i celebri artisti del passato presenti nella collezione d’arte antica.
L'importanza della manifestazione risiede anche nella collaborazione tra due istituzioni della rete museale urbana, che in un processo di co-progettazione si impegnano a divenire portatori di valore civici e simbolici, ospitando un percorso articolato e completo che unisce pubblico e privato in uno sforzo comune per valorizzare la città di Jesi e le sue potenzialità culturali, riattivando un patrimonio sotto il segno della contemporaneità.
“L’ampia personale di Patrizio di Massimo, è l'espressione della volontà delle istituzioni culturali jesine di valorizzare artisti nati o strettamente legati alle Marche che hanno maturato un’esperienza all’estero, facendosi così portatori di nuovi stimoli e riflessioni per la cittadinanza sia locale che regionale .Una delle mission dei Musei Civici è quella infatti di essere un sensibile ricettore del paesaggio culturale marchigiano: la mostra di Patrizio di Massimo ha lo scopo di far riscoprire alla città delle personalità artistiche capaci di offrire una nuova visione sul patrimonio dei luoghi delle proprie radici”, spiega Massimo Vitangeli, curatore della mostra a Palazzo Pianetti .
“Lo sguardo della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi è ormai da diversi anni rivolto alla scoperta, alla promozione e alla valorizzazione del panorama contemporaneo nazionale e internazionale, rendendo possibile l’incontro dell’arte con la comunità locale e con un pubblico più vasto. Questa importante monografica di Patrizio di Massimo svela il volto più affascinante dell’arte capace di interpretare la contemporaneità con uno sguardo rivolto alla storia dell’arte, all’interno di un programma espositivo legato al rapporto privilegiato con il contemporaneo”, aggiunge Ludovico Pratesi, curatore della mostra a Palazzo Bisaccioni.
Si ringrazia per il generoso supporto alla realizzazione della mostra la galleria T293, Roma e Monteverdi, Tuscany.
Si ringraziano per i contributi alla realizzazione del catalogo le gallerie ChertLüdde (Berlino), T293 (Roma) e Rodolphe Janssen (Bruxelles) e la Nicoletta Fiorucci Foundation (Londra).
Maria Chiara Salvanelli | Press Office & Communication
Email mariachiara@salvanelli.it - Cell + 39 3334580190
sei artisti dialogano con il patrimonio archeologico del parco dell'Appia Antica
Nella suggestiva sede del Casale di Santa Maria Nova, in via Appia Antica 251, la mostra “Patrimonium Appiae – Depositi emersi” a cura di Francesca Romana Paolillo, Mara Pontisso e Stefano Roascio, nella quale saranno esposti oltre 250 reperti provenienti dal territorio del nostro Parco. L’esposizione è arricchita da “Art Crossing – Riattivare il genius loci” a cura di Spazio Taverna (Ludovico Pratesi e Marco Bassan) che propone opere realizzate per l’occasione, in dialogo con i materiali archeologici:Alessandro Piangiamore, Flavio Favelli, Diego Mirabella, Lulù Nuti, Namsal Siedlecki, Giulio Bensasson .
Una profonda e puntuale rilettura dello straordinario patrimonio archeologico del territorio romano, solcato dalle vie Appia, Latina ed Ardeatina, nella prima mostra archeologica promossa dal Parco diretto da Simone Quilici. La scelta dei siti e l’esposizione dei materiali, in prevalenza inediti e provenienti da depositi, è guidata dai contesti su base topografica, seguendo, miglio dopo miglio, le antiche vie, con una visione ampiamente diacronica, dalla protostoria al tardo medioevo. Una esposizione di frammenti del passato, che contribuisce a ritessere relazioni interpretative della storia e del paesaggio. In occasione della mostra archeologica il Parco ha raccolto la sfida di istituire un dialogo con sei artisti che, con le loro opere, offrono originali reinterpretazioni del ricco paesaggio dell’Appia.
Dialoghi tra arte e scienza promossi dal MAECI per favorire il dialogo tra giovani artisti e centri scientifici
“We Love Science”
Dialoghi tra arte e scienza promossi dal MAECI per favorire il dialogo tra giovani artisti e centri scientifici con un programma di promozione all’estero
L’iniziativa di mecenatismo culturale prevede la realizzazione di 8 opere ispirate a 8 centri scientifici di eccellenza
Inaugurata il 12 maggio la seconda tappa del tour espositivo internazionale delle opere che proseguirà nelle città di Tirana e Vienna presso il PAN- Museo della Terra a Varsavia, Aleja Na Skarpie 27
Roma, 16 maggio 2023 - We Love Science. Vision and Creativity Made in Italy è un progetto di mecenatismo culturale promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) per sostenere e favorire la produzione di un’opera d’arte da parte di otto riconosciuti artisti italiani under 35, attraverso l’incontro con otto centri di eccellenza scientifica.
We Love Science - curato da Ludovico Pratesi e Marco Bassan – intende rappresentare un nuovo mecenatismo con l’obiettivo di sviluppare una collaborazione e un dialogo tra creatività artistica e ricerca scientifica, al fine di raccontare l’eccellenza della scienza italiana all’estero attraverso le opere di artisti emergenti.
I centri scientifici di ricerca e gli artisti coinvolti nell’iniziativa sono: per l’ INSEAN -Istituto di Ingegneria del Mare : Giulio Bensasson, per il Telescopio Galileo all’isola di La Palma (Canarie): Ruth Beraha , per l’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia:Antonio della Guardia, per Elettra Sincrotone: Irene Fenara ,per la miniera di Sos Enattos (Istituto di Fisica Nucleare): Margherita Raso, per i Laboratori nazionali del Gran Sasso :Davide Stucchi, per l’ Osservatorio Astronomico dell’Istituto Nazionale di Astrofisica: Serena Vestrucci , per il Centro Spaziale dell’Agenzia Spaziale Italiana : Jonathan Vivacqua .
Le otto opere realizzate hanno dato vita ad una mostra collettiva, inaugurata lo scorso 12 maggio a Varsavia in Polonia e aperta fino al 5 giugno. L’itinerario espositivo internazionale, organizzato con la rete diplomatico-consolare e degli Istituti Italiani di Cultura, proseguirà poi a Tirana e Vienna nel corso del 2023.
SCHEDA TECNICA
Il PAN- Museo della Terra di Varsavia è la sede dell’Accademia Polacca delle Scienze.
La mostra è allestita al piano terreno della villa dell’architetto Bohdan Pniewski tra il 1934 e il 1935 in stile art déco; un edificio storico di grande suggestione.
La mostra è aperta fino al 5 giugno 2023
Orari di apertura: Lunedi – venerdì: 9.00-16.00; domenica 10.00-16.00
Indirizzo: Aleja Na Skarpie 27, Varsavia
Per ulteriori info: https://iicvarsavia.esteri.it/iic_varsavia/it/
Le opere esposte sono dipinti, sculture, fotografie e installazioni ,realizzate con diverse tecniche, che restituiscono l’interpretazione degli artisti e delle artiste dell’innato desiderio dell’uomo di sperimentare e innovare, in continuo confronto tra la ricerca scientifica e la propria ricerca artistica, tra metodo e suggestioni, modi differenti ma simili di osservare, investigare ed immaginare la realtà.
otto artisti interpretano il rapporto con l'altro
Dal 28 ottobre 2022 al 9 aprile 2023 il Museo Casa di Goethe a Roma presenta Viaggio in Italia XXI – Lo sguardo sull’altro, mostra a cura di Ludovico Pratesi, una sorta di viaggio fra le opere di otto artisti appartenenti a diverse generazioni, accomunati dal lavoro tra l’Italia e la Germania: Francesco Arena, Guido Casaretto, Johanna Diehl, Esra Ersen, Silvia Giambrone, Benedikt Hipp, Christian Jankowski, Alessandro Piangiamore.
Con questa mostra si inaugura la direzione del nuovo direttore insediatosi lo scorso aprile Gregor H. Lersch, che così commenta: "Viaggio in Italia XXI prende spunto dal Viaggio in Italia di Goethe e pone la questione del significato del viaggio nel nostro presente. L'Italia è da sempre un luogo in cui molti viaggiatori, oggi spesso anche migranti, si confrontano con una realtà diversa dalle loro aspettative. L'appartamento di via del Corso dove Goethe viveva con altri artisti diventa quindi un luogo di dialogo tra l'arte realizzata in Italia e in Germania.
VIAGGIO IN ITALIA XXI vuole essere un’indagine del presente dei viaggi in Italia, così fortemente cambiati negli intenti e nel carattere rispetto al Grand Tour dei tempi di Goethe.
A ognuno degli artisti il curatore ha chiesto di rispondere con un’unica opera alla domanda: come ti relazioni con l’altro?
Il tema del rapporto con l’altro è infatti diventato cruciale e scottante, in un tempo dove l’emergenza sembra essersi trasformata in allucinante normalità, in una Europa in cui ci si trova ad affrontare tematiche complesse come la questione dei migranti, la diversità di genere, il cambiamento climatico, l’affermazione delle identità delle minoranze o le limitazioni di libertà dovute alle pandemie.
Lo sguardo sull’altro diventa il filo rosso di una narrazione sospesa tra impegno ed evocazione, denuncia o metafora, per offrire ai visitatori una serie di riflessioni sul presente attraversato da tensioni contraddittorie, che gli artisti riescono a interpretare in maniera complessa e spesso lungimirante.
“L’Italia del XXI Secolo è parte dell’Europa, e ne condivide le problematiche e le contraddizioni. In un’epoca dove il rapporto con l’altro è sempre più complesso, gli artisti in mostra raccontano con le loro opere punti di vista differenti, attraverso linguaggi espressivi che vanno dal video alla pittura, dalla scultura alla fotografia” spiega il curatore Ludovico Pratesi.
Attraverso 34 opere la mostra gioca sull’incrocio degli sguardi degli otto artisti coinvolti: sia Francesco Arena che Silvia Giambrone affidano alla parola scritta i loro messaggi: il primo presenta una serie di paesaggi raccontati attraverso la scrittura, ridotti alla potenza di una sola frase, incisa su un’opera in bronzo simile a un panetto di argilla: messaggi minimali e poetici che si tramutano in oggetti apparentemente banali ma in realtà portatori di senso; la seconda denuncia la violenza sulle donne e il femminicidio, così frequenti in un paese di matrice maschilista come l’Italia, proponendo un’opera dove la parola diventa messaggio e testimonianza di una sofferenza troppo spesso taciuta;
Guido Casaretto reinterpreta il tema della maschera e del travestimento con una narrazione dal sapore metafisico rifacendosi, rielaborandolo con maschere sarde su un lago salato turco e tematizzando così l'appropriazione culturale e il trasferimento di rituali nel Mediterraneo. Anche Goethe era affascinato dalle maschere, soprattutto quelle del carnevale romano, tanto da inserirle nella sua opera più famosa: Faust, parte seconda.
La fotografia è usata per cogliere splendori e paradossi della Roma contemporanea, come per Johanna Diehl, che insiste sul tema della memoria, sondando ciò che resta dell’architettura e dell’estetica fascista nel presente: nelle sue fotografie si concentra sugli edifici dell’epoca mussoliniana e sulla loro presenza e sopravvivenza nell'urbanistica italiana; mentre Esra Ersen indaga la dimensione della migrazione attraverso la prospettiva degli immigrati che devono inserirsi nella società italiana, riflettendo parallelamente sul disagio sociale e sulla questione dei rifiuti a Roma.
Benedikt Hipp utilizza invece la pittura per raccontare il rapporto con l’altro in maniera simbolica e surreale: il viaggio diventa metafora, fisicità e vulnerabilità, persino desiderio.
Christian Jankoswki e Alessandro Piangiamore propongono, infine, una lettura più spirituale ed ironica del tema suggerito: il primo, con grande umorismo, ricrea un casting filmografico, alla ricerca del “Gesù perfetto”, cercando di denunciare o per lo meno svelare lo show business insito nel Vaticano, mentre il secondo trasforma un dettaglio del suo quotidiano in una visione spirituale e quasi mistica con un dittico di alto valore poetico, in cui il viaggio è verso il cielo, dove tracce del passaggio di uccelli indicano traiettorie celesti.
In occasione della mostra è prevista la pubblicazione di un catalogo disponibile a partire da gennaio 2023 e una serie di attività collaterali che prenderanno avvio da gennaio a marzo 2023.
10 artisti italiani interpretano le ferite di Roma
LE FERITE DI ROMA
Dieci artisti curano le ferite di Roma:
da Enzo Cucchi a Giulio Bensasson
A cura di Spazio Taverna, un’iniziativa DLprojects
Roma, Galleria Mattia De Luca
24 febbraio - 25 marzo 2023
Inaugurazione il 23 febbraio, dalle 18:00 alle 20:00
La Galleria Mattia De Luca è lieta di accogliere il secondo appuntamento di DLprojects, percorso autonomo e
sperimentale di ricognizione sul panorama artistico contemporaneo, che si affianca all’ormai consolidato
impegno della Galleria sui grandi nomi del Novecento italiano e internazionale.
Con questo secondo evento DLprojects, la Galleria ospita all’interno dei propri spazi una mostra ideata e
interamente curata da Spazio Taverna, realtà curatoriale indipendente attiva sul territorio romano e nazionale.
Un nuovo momento di dialogo con la dimensione contemporanea circostante, nell’ambito di un percorso
collaterale che allarga l’impegno della Galleria Mattia De Luca in ambiti svincolati da dinamiche strettamente
commerciali. Un progetto off che nasce dal desiderio di esplorare una produzione che, agendo sul mondo di
oggi, può aiutarci a comprenderlo meglio.
Il progetto
Il progetto Le Ferite di Roma scaturisce dall’identificazione di 10 traumi della storia cittadina, con altrettante
date e luoghi che rappresentano simbolicamente i momenti in cui la città ha tradito sé stessa: le ferite che
Roma si è autoinfliitta.
L’architetto Daniel Libeskind, che conosce bene la maniera di affrontare i traumi di una nazione (con Ground
Zero a New York e il Museo Ebraico di Berlino), afferma che “Il trauma non è qualcosa che puoi curare, perché
sarà sempre lì”. Quindi ciò che possiamo fare è affrontare la ferita con una certa consapevolezza e risolutezza,
“per poterci dare un senso di futuro diverso dal semplice essere perseguitati dai fantasmi del passato”.
Dall’uccisione di Giulio Cesare all’incendio di Roma, passando per gli assassini di Cola di Rienzo e Beatrice
Cenci e le condanne di Galileo Galilei e Giordano Bruno, Le Ferite di Roma tracciano una storia di traumi
rimossi della città. Un percorso temporale che approda alla storia moderna, che dall’inizio del Novecento con
la marcia su Roma e il delitto Matteotti, arriva alla morte di due personaggi che hanno segnato la chiusura di
un’era culturale e politica: Pier Paolo Pasolini, e Aldo Moro.
Queste ferite risiedono ancora oggi nell’inconscio collettivo della città, mentre molti dei luoghi che sono stati
teatro di questi tradimenti sono chiassosi e distratti.
Per affrontarle e curarle è necessario attivare una carica simbolica: la capacità immaginifica e visionaria tipica
degli artisti contemporanei.
La mostra
Spazio Taverna ha selezionato dieci artisti di diverse generazioni che hanno un rapporto privilegiato con
Roma, e ha affidato ad ognuno una ferita da ricucire con un’opera realizzata sullo stesso foglio di carta
Amatruda.
Ad ogni artista viene affidata una ferita, con l’indicazione precisa del luogo e della data in cui è avvenuta. Viene
invitato a realizzare un’opera che possa rappresentare una progressiva integrazione e unificazione delle ombre
che depotenziano la città di Roma. Ognuno ha interpretato la propria ferita in chiave simbolica, narrativa o
concettuale.
Dieci artisti per raccontare le ferite di Roma. Dieci opere su carta che vanno a costituire una rilettura simbolica,
intesa come integrazione collettiva del trauma e non indulgenza verso le proprie debolezze.
Gli artisti: Elisabetta Benassi, Giulio Bensasson, Enzo Cucchi, Silvia Giambrone, Rä di Martino, Lulù
Nuti, Luigi Ontani, Pietro Ruffo, Gabriele Silli e Marco Tirelli.
La presentazione del progetto è di Miguel Gotor, storico e Assessore alla Cultura del Comune di Roma.
Le Ferite di Roma
Mostra a cura di Spazio Taverna (Marco Bassan e Ludovico Pratesi)
DLprojects per Galleria Mattia De Luca
Piazza Campitelli 2, Roma
Dal 23 febbraio al 25 marzo 2023
Orario: mar-sab 10-19, chiuso dom e lun.
Dieci artisti italiani delle ultime generazioni interpretano l'Econonia Circolare
ARTE CIRCOLARE
Dieci artisti italiani per la sostenibilità
Ruth Beraha Veronica Bisesti Lucia Cantò Federica Di Pietrantonio Antonio Fiorentino Valentina Furian James Hillman Lucas Memmola Francis Offman Serena Vestrucci
a cura di Spazio Taverna
Ludovico Pratesi e Marco Bassan
Roma, Camera dei Deputati, Complesso di Vicolo Valdina
Piazza di Campo Marzio 42
9 - 17 marzo 2023
lun-ven 11-19 sab-dom chiuso
Nella prestigiosa cornice della Camera dei Deputati si tiene la seconda edizione della mostra Arte Circolare promossa da CONAI nel 2023. Per la seconda volta il Consorzio Nazionale Imballaggi, che si occupa di tutelare il pianeta riciclando gli imballaggi in acciaio, alluminio, carta, legno, plastica, bioplastica e vetro, ha deciso di invitare dieci esponenti della nuova generazione di artisti italiani a reinterpretare la sostenibilità ambientale in chiave artistica.
Per l'occasione l'opera Strumento di misurazione di Veronica Bisesti è entrata a far parte della collezione della Camera dei Deputati ed è esposta all'ingresso di Palazzo Montecitorio.
La mostra Arte Circolare riunisce 10 artisti italiani delle ultime generazioni, selezionati da Marco Bassan e Ludovico Pratesi sulla base di un’attenzione per le tematiche dell’innovazione e della sostenibilità unita ad un curriculum internazionale.
Gli artisti sono Ruth Beraha , Veronica Bisesti, Lucia Cantò, Federica Di Pietrantonio, Antonio Fiorentino, Valentina Furian, James Hillman , Lucas Memmola, Francis Offman, Serena Vestrucci.
La vincitrice del Premio CONAI 2023 é Ruth Beraha, due menzioni speciali sono state assegnate a Federica di Pietroantonio e Lucia Cantò
In questa sede istituzionale vengono presentate anche le opere della prima edizione di Arte Circolare, che si è tenuta nel maggio del 2022 nei locali di Spazio Taverna a palazzo Taverna.
Gli artisti della prima edizione sono: Marco Emmanuele, Giulio Bensasson, Bea Bonafini, Gianluca Brando, Antonio della Guardia, Guglielmo Maggini , Diego Miguel Mirabella, Numero Cromatico, Lulù Nuti, Alice Paltrinieri. Il vincitore della prima edizione del premio Conai è Giulio Bensasson .
Dieci giovani artisti italiani interpretano l'arte circolare
ARTE CIRCOLARE
Dieci artisti italiani per la sostenibilità
Ruth Beraha Veronica Bisesti Lucia Cantò Federica Di Pietrantonio Antonio Fiorentino Valentina Furian James Hillman Lucas Memmola Francis Offman Serena Vestrucci
a cura di Spazio Taverna
Ludovico Pratesi e Marco Bassan
Roma, Corner Maxxi
Via Guido Reni 4a
12 gennaio - 5 febbraio 2023
mar-dom 11-19 lun chiuso
La visita stampa si terrà il 12 gennaio dalle 1230 alle 14
Nella prestigiosa cornice del Corner Maxxi si tiene la seconda edizione della mostra Arte Circolare promossa da CONAI nel 2023. Per la seconda volta il Consorzio Nazionale Imballaggi, che si occupa di tutelare il pianeta riciclando gli imballaggi in acciaio, alluminio, carta, legno, plastica, bioplastica e vetro, ha deciso di invitare dieci esponenti della nuova generazione di artisti italiani a reinterpretare la sostenibilità ambientale in chiave artistica.
La mostra Arte Circolare riunisce 10 artisti italiani delle ultime generazioni, selezionati da Marco Bassan e Ludovico Pratesi sulla base di un’attenzione per le tematiche dell’innovazione e della sostenibilità unita ad un curriculum internazionale.
Gli artisti sono Ruth Beraha , Veronica Bisesti, Lucia Cantò, Federica Di Pietrantonio, Antonio Fiorentino, Valentina Furian, James Hillman , Lucas Memmola, Francis Offman, Serena Vestrucci.
La vincitrice del Premio CONAI 2023 é Ruth Beraha, due menzioni speciali sono state assegnate a Federica di Pietroantonio e Lucia Cantò
In questa sede museale vengono presentate anche le opere della prima edizione di Arte Circolare, che si è tenuta nel maggio del 2022 nei locali di Spazio Taverna a palazzo Taverna.
Gli artisti della prima edizione sono: Marco Emmanuele, Giulio Bensasson, Bea Bonafini, Gianluca Brando, Antonio della Guardia, Guglielmo Maggini , Diego Miguel Mirabella, Numero Cromatico, Lulù Nuti, Alice Paltrinieri. Il vincitore della prima edizione del premio Conai è Giulio Bensasson .
“L’arte contemporanea è un importante veicolo di innovazione per la sua capacità di produrre visioni controintuitive e punti di vista laterali ma lungimiranti. Da tempo gli artisti si interrogano sulle questioni ambientali più urgenti portando all’attenzione del grande pubblico le sfide che la società deve affrontare per favorire uno sviluppo sostenibile sulla base dell’economia circolare” puntualizzano i curatori della mostra.
“Le risposte alle sfide cui ci mette davanti il periodo che stiamo vivendo possono passare attraverso le strade più diverse” commenta il presidente CONAI Luca Ruini. “Per raccontare l’economia circolare abbiamo bisogno di nuovi percorsi e nuove visioni. Come quelle dei dieci artisti che hanno partecipato ad Arte Circolare. L’arte contemporanea oggi può essere veicolo di simbologie e valori aziendali: sono certo che anche quest’anno gli artisti sapranno sorprenderci nel raccontare il ruolo del Consorzio come attore di primo piano nella transizione ecologica”.
“L’arte non va considerata come un semplice prodotto estetico, ma come il principale attivatore di processi di innovazione. Se non si investe sull’arte e non si adotta la creatività tipica degli artisti, l’economia ne soffrirà, specialmente in un’epoca in cui è richiesta una forte dose di innovazione per essere sostenibili” sottolineano Carlo Alberto Pratesi e Andrea Geremicca di EIIS (European Institute of Innovation for Sustainability) che è promotore dell’iniziativa.
La mostra Arte Circolare presenta una serie di opere dove i materiali utilizzati e i temi affrontati rappresentano di fatto possibili soluzioni per proporre nuove forme creative legate alle sfide del futuro.
Oltre alla mostra, il sostegno agli artisti emergenti da parte di Conai prende forma con il Premio Conai, che riguarda l’acquisto da parte del consorzio di una delle opere esposte, selezionata da una apposita giuria, che risponde meglio ai criteri di innovazione e sostenibilità.
Artisti e opere
Se Ruth Beraha costruisce un’opera dove il simbolo dell’uroboro, figura alchemica legata alla ciclicità del tempo viene rappresentato da frammenti e scarti di lavorazione del vetro, Veronica Bisesti fonde nel bronzo il calco di una foglia di aloe, scelta per le sue connaturate proprietà benefiche, che diventa la base di un nuovo sistema metrico per la costruzione di una comunità futura, incentrato sulla cura e la tutela del pianeta.
Lucia Cantò presenta una serie di calchi per impressione di antichi ex voto, trovati in diverse città d’Italia, lavorati con il recupero dell’argilla scartata nel suo studio. La volontà di rivitalizzare gli scarti é stato il primo passo per riattivare le antiche richieste celate dietro gli ex voto selezionati. La pittura di Federica di Pietrantonio è incentrata sullo scarto digitale: sulla tela vengono raffigurati con colori brillanti frammenti di giochi di simulazione come The Sims, per porre l’attenzione ai possibili rischi legati alla sovrapproduzione visiva all’interno dei mondi digitali.
Le sculture di Antonio Fiorentino, simili a maschere tribali e sospese a metà tra astrazione e figurazione, sono realizzate raccogliendo materiali di scarto sulle spiagge pugliesi. L’artista mette in scena una sorta di rituale interrando le figure nella sabbia per poi disseppellirle, quasi fossero reperti archeologici di un’epoca e di una cultura dalle origini incerte.
Valentina Furian ha fotografato un diorama di una foresta indiana conservato nel Museo di Storia Naturale di Milano, per poi riattivare la foto all’interno della comunità indigena della stessa foresta ai piedi del Sanjay Gandhi National Park in India: un gioco di rimandi tra reale e virtuale che mette in risalto il confine tra l’azione dell’uomo e la potenza della natura.
Attraverso il recupero di materiali come il PVC, il nylon e l’alluminio, il lavoro di James Hillman è una riflessione sulla vita consequenziale della materia, in un mondo in cui essa viene spostata e trasformata, ma mai del tutto distrutta. Interessato ai processi biologici e organici, l’ approccio all’arte di Lucas Memmola è simile a quello di un alchimista, dove gli elementi naturali dialogano tra loro per generare metafore visive prodotte da determinate condizioni dell’animo.
Le opere di Francis Offman sono composizioni che sottintendono fragili riferimenti a paesi lontani come il Ruanda, dove l’artista ha trascorso parte della sua infanzia. Dipinti che nascono dal recupero di fondi di caffè e collage realizzati con l’inserimento di frammenti di carta e cotone. Infine l’opera di Serena Vestrucci, eseguita con oggetti di recupero, ci osserva cercando il nostro sguardo, sottolineando l’attenzione rivolta all’atto del guardare i materiali da un’altra prospettiva, concedendo loro nuove possibilità.
Numero Cromatico alla Crypta Balbi
Eternal struggle of my desire
Roma, Museo Nazionale Romano
Crypta Balbi
12 novembre – 11 dicembre 2022
anteprima stampa 11 novembre ore 12.00
opening su invito 11 novembre ore 18.00
Il Museo Nazionale Romano presenta nella sede di Crypta Balbi Eternal struggle of my desire, un progetto di Numero Cromatico a cura di Spazio Taverna (Marco Bassan e Ludovico Pratesi).
Dal 12 novembre all’11 dicembre 2022 il Museo Nazionale Romano ospita presso la sede di Crypta Balbi il progetto Eternal struggle of my desire, ideato da Numero Cromatico, una delle realtà artistiche più interessanti della scena artistica contemporanea, ormai attiva da 11 anni sul territorio internazionale. La mostra si inserisce all'interno del progetto di Spazio Taverna sulla riattivazione del Genius Loci attraverso la contaminazione tra arte contemporanea e archeologia.
Il collettivo presenta un progetto diffuso nelle aree archeologiche sotterranee della Crypta Balbi, mettendo in relazione opere inedite della serie Arazzi (2021-ongoing) con la storia del luogo e la sua particolare morfologia architettonica.
La ricerca di Numero Cromatico si muove dai meccanismi della percezione umana in relazione all’opera d’arte, alla progettazione di ambienti e percorsi multisensoriali, sino all’utilizzo di materiali naturali e intelligenze artificiali per la costruzione di dispositivi ambigui e attivanti per l’osservatore.
La mostra è ideata ad hoc per gli spazi del museo e presenta un percorso che si apre con un’opera di grandi dimensioni posta nell’atrio principale del sito. Sulla superficie tattile dell’opera è tessuto un testo generato da I.L.Y., Intelligenza Artificiale istruita da Numero Cromatico a produrre poesie d’amore. All’interno degli ambienti sotterranei del Museo sono disposte, nascoste e inserite ulteriori opere di diverse dimensioni con contenuti testuali che, come entità autonome, si rivolgono direttamente all’osservatore.
Istituito nel 1889 e diretto dal 2020 dal Prof. Stéphane Verger, il Museo Nazionale Romano, la cui sede storica sono le Terme di Diocleziano, riunisce uno dei più straordinari patrimoni artistici d’Italia suddiviso, tra il 1995 e il 2001, anche in altre tre sedi museali: Palazzo Altemps, Palazzo Massimo alle Terme e Crypta Balbi. Quattro luoghi per scoprire la storia di Roma dai primi insediamenti nel Lazio agli splendori dell’età imperiale, fino alla passione rinascimentale per le antiche opere romane che portò alla nascita del collezionismo. In particolare il Museo della Crypta Balbi è frutto di uno di uno straordinario cantiere di archeologia urbana che ha investigato tutte le fasi di vita di questo settore della città compreso tra via delle Botteghe Oscure, via Caetani, via dei Delfini e via dei Polacchi senza privilegiare una particolare epoca, ma ponendo l’attenzione sulla continua trasformazione che ha dato forma al paesaggio urbano. Il racconto si sviluppa proprio a partire dai sotterranei dove si trovano i resti del portico del Teatro costruito da Lucio Cornelio Balbo nel 13 a.C.. e della Porticus Minucia Frumentaria, proseguendo lungo i diversi piani attraverso i complessi fortificati e le abitazioni altomedievali e medievali dei mercanti, fino a giungere all’età moderna, con il dormitorio seicentesco del monastero di Santa Caterina, in cui sono state ricavate le sale museali. Le opere e gli oggetti esposti nelle sale – provenienti anche da altri siti della città di Roma – restituiscono l’immagine della città dall’età romana al XX secolo.
Numero Cromatico alla Crypta Balbi
Le opere di Numero Cromatico si collegano alla dimensione del sito archeologico della Crypta Balbi dove gli scavi hanno fatto emergere numerose attività produttive, tra le quali una fullonica dove in età romana era lavata e tinta la lana, tessuto utilizzato negli arazzi di Numero Cromatico.
Il forte legame di Numero Cromatico e del Museo della Crypta Balbi con la dimensione artigianale suggerisce una riflessione sul perdurare di una manualità di carattere arcaico, che assume nuovi significati nel Ventunesimo Secolo con l’ausilio delle nuove tecnologie.
“La sede di Crypta Balbi” annuncia Stéphane Verger “si prepara a una grande stagione di rinnovamento e di rigenerazione urbana che abbiamo voluto anticipare con l’esposizione nei suoi spazi dell’innovativo progetto artistico di Numero Cromatico”.
“Gli Arazzi di Numero Cromatico riattivano l’energia, le suggestioni e la storia di questi spazi, restituiti al pubblico con rinnovata visibilità, fruibilità e continuità” spiega Ludovico Pratesi. “In questo senso presente e passato, tecnologia e natura, arte contemporanea e archeologia collaborano e lavorano insieme come un’unica entità intelligente” aggiunge Marco Bassan.
Infine, i testi d’amore selezionati dall’intelligenza artificiale e presenti nelle opere di Numero Cromatico si ricollegano al concetto di amore negato, condizione propria delle ragazze rinchiuse nella Confraternita delle vergini miserabili di Santa Caterina dei Funari, fondata nel 1543, che occupava parte dell’attuale area del sito, alle quali venivano insegnate alcune attività manuali tra le quali il ricamo e il cucito, per trasformarle in “donne oneste e timorate di Dio”.
Il progetto di Numero Cromatico
La ricerca di Numero Cromatico si muove dai meccanismi della percezione umana in relazione all’opera d’arte, alla progettazione di ambienti e percorsi multisensoriali, sino all’utilizzo di materiali naturali e intelligenze artificiali per la costruzione di dispositivi ambigui e attivanti per l’osservatore.
L’azione e l’intervento di Numero Cromatico all’interno della Crypta Balbi nascono con l’intento di trasformare il sito archeologico in un ambiente potenziale e multisensoriale, capace di trasportare l’osservatore in una nuova e inusuale esplorazione di sé.
Il collettivo per l’intera durata del progetto condurrà insieme a Brainsigns, azienda spin-off dell’Università Sapienza di Roma, un esperimento di neuroestetica con il pubblico sull’esperienza della mostra con il sistema Mindtooth.
Il 7 dicembre è prevista la presentazione ufficiale del catalogo della mostra e un intervento critico degli autori.
Arte contemporanea nel palazzo Ducale di Tagliacozzo
COMUNICATO STAMPA
“In occasione della manifestazione Contemporanea Ventiventidue che si inaugura il 25 luglio 2022 nei locali del Palazzo ducale di Tagliacozzo, si presenta Invito a Palazzo. Mecenatismi,una manifestazione d’arteideata da Spazio Taverna, curata da Ludovico Pratesi e Marco Bassan e promossa dal Comune della Città di Tagliacozzo, la cui direzione artistica è stata affidata dall’ente municipale ad Emanuele Moretti.
Invito a Palazzo. Mecenatismi è un evento incentrato sulla riapertura dell’edifico storico più importante della Città marsicana: il Palazzo Orsini-Colonna, ampliato in stile rinascimentale nel XV secolo su un preesistente edificio medievale, dal conte Roberto Orsini, come residenza gentilizia della famiglia Orsini, passata poi ai Colonna.
Roberto aggiunge il secondo piano e amplia il cortile d’onore e intorno al 1465 commissiona probabilmente al pittore Lorenzo da Viterbo o ad un artista detto Il Maestro di Tagliacozzo, la decorazione ad affresco della cappellina e della loggia con i ritratti degli Uomini Illustri, su modello della omonima sala affrescata da Masolino da Panicale nel palazzo romano degli Orsini (purtroppo andata perduta), attualmente appunto Palazzo Taverna.
Il collegamento storico e simbolico tra le due residenze nobiliari (la romana e la tagliacozzese) è la motivazione principale dell’evento proposto, che rinsalda la pratica della committenza rinascimentale con il mecenatismo contemporaneo, promosso da Spazio Taverna.
Così, all’interno di un importante piano di recupero del Palazzo, promosso dal sindaco della città di Tagliacozzo Vincenzo Giovagnorio, l’ala artisticamente più rilevante viene restituita alla città per diventare sede del Museo civico, destinato ad accogliere, oltre che le memorie del luogo, anche opere d’arte contemporanee, installazioni, mostre personali o collettive.
In questo importante processo, la mostra Invito a Palazzo. Mecenatismi costituisce un momento privilegiato di confronto e di riflessione sul rapporto tra arte e committenza, conservazione e valorizzazione del monumento, inteso come spazio destinato, non solo a contemplare le opere d’arte del passato, ma piuttosto come luogo dove, grazie al confronto con i linguaggi artistici del presente, si possano generare nuovi significati e diverse letture della storia dell’arte.
Il progetto
Attraverso il collegamento con gli ambienti del Palazzo Orsini -Taverna a Roma, caratterizzato dal connubio tra il mondo rinascimentale degli Orsini, le attività degli Incontri Internazionali d’Arte e le serate esperienziali di Spazio Taverna, quest’estate, il dialogo tra Rinascimento e Contemporaneo si sposta al Palazzo ducale di Tagliacozzo, quasi a voler riprendere il fil-rouge dell’arte da Roma alla Città abruzzese, ricongiungendo idealmente due edifici frutto del mecenatismo “illuminato” della stessa famiglia nel XV secolo.
La forza simbolica di Spazio Taverna si applica qui all’interno degli ambienti recuperati del Palazzo ducale, dove un intervento di restauro diventa occasione di apertura verso l’arte contemporanea, all’insegna di un dialogo trasformativo tra passato e presente.
La mostra
Per l’occasione di Contemporanea Ventiventidue è stato creato un percorso alternativo che, transitando per il Cortile d’Arme, arriva fino al secondo piano del Palazzo, attraversando il panoramico loggiato un tempo affrescato con la teoria degli uomini illustri, opera di Lorenzo da Viterbo oppure del Maestro di Tagliacozzo. Questi affreschi, oggi rimossi, sono conservati nel museo del Castello di Celano, e sono un certo collegamento quattrocentesco tra la residenza romana e quella tagliacozzese poiché testimoniano un apparato iconografico comune, teso a celebrare le virtù politiche degli Orsini, stirpe di abili condottieri.
Il pubblico che visiterà la mostra sarà dunque accolto negli ambienti del piano terreno, dove in un’unica sala saranno riunite le opere dei cinque artisti “che invitano” al Palazzo: Giulio Bensanson, Antonio Della Guardia, Alice Paltrinieri, Alfredo Pirri ed Eugenio Tibaldi. Appartenenti a diverse generazioni, gli artisti sono stati chiamati in quanto capaci di attivare un immaginario simbolico legato alle modalità curatoriali di Spazio Taverna.
Una volta saliti al primo piano, una sezione della mostra racconta il luogo, la sua storia e la sua evoluzione nel tempo, prima di entrare nell’opera di Alfredo Pirri, che ha costruito un passaggio tra passato e futuro. Si tratta di una sorta di soglia simbolica che permette al pubblico di osservare l’evoluzione del cantiere di restauro prima di accedere alla Cappella palatina, affrescata intorno al 1465 dal pittore rinascimentale Lorenzo da Viterbo, allievo di Piero della Francesca e vicino a Benozzo Gozzoli, che ha decorato il luogo su commissione del conte Roberto Orsini. Secondo altri studiosi si tratterebbe del Maestro di Tagliacozzo, ancora senza volto.
Alle pareti del piccolo ma prezioso ambiente sono raffigurate le Storie della Vergine, dove l’artista ha inserito, all’interno delle immagini sacre, una serie di dettagli legati alla storia del palazzo, sottolineati dallo storico dell’arte Gerardo de Simone, autore del testo pubblicato all’interno della guida alla mostra, distribuita gratuitamente ai visitatori.
Nella Cappella verranno presentati, tra il 25 luglio e il 31 ottobre, a rotazione, gli interventi dei quattro artisti: Giulio Bensansson, Alice Paltrinieri, Antonio della Guardia ed Eugenio Tibaldi, in relazione con l’apparato decorativo e l’atmosfera del Palazzo, per creare inedite e originali connessioni tra passato e presente.
Pubblicazioni
Per i visitatori della mostra è prevista la realizzazione di una guida breve della manifestazione, distribuita gratuitamente. Al termine della mostra verrà realizzato un catalogo scientifico che documenta gli interventi degli artisti all’interno del palazzo.
Mostra fotografica sull'arte in Italia tra il 1967 ed il 1977
La rivoluzione siamo noi. Arte in Italia 1967-1977
Nell’ambito del format espositivo CAMERA DOPPIA, CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia presenta La rivoluzione siamo noi. Arte in Italia 1967-1977, curata da Ludovico Pratesi eorganizzata e promossa da Archivio Luce Cinecittà in collaborazione con CAMERA, una mostra che si propone di raccontare l’evoluzione dell’arte in Italia dal 1967 al 1977, attraverso una ricca documentazione fotografica realizzata da fotografi del calibro di Claudio Abate, Mimmo Jodice, Paolo Pellion, Paolo Mussat Sartor offrendo uno sguardo diretto e partecipato su eventi che hanno ridefinito i canoni dell’arte contemporanea internazionale.
In questo periodo, sulla spinta delle contestazioni del ’68, l’arte esce dalle gallerie e dai musei per entrare a contatto con la vita quotidiana, spesso con opere strettamente collegate ai profondi cambiamenti sociali e politici in atto, che si concretizzano anche nelle continue e sempre più frequenti contaminazioni con il teatro, il cinema, la letteratura e la poesia.
Artisti come Michelangelo Pistoletto, Mario Merz, Alighiero Boetti e Jannis Kounellis sperimentano nuovi linguaggi come performance, installazioni e happening, in relazione con la scena internazionale. L’arte esce dalla cornice del quadro per invadere il mondo, entrare nelle strade e nelle piazze, nei garage e nei parcheggi sotterranei, in un incredibile intreccio con la realtà e la vita quotidiana, sia individuale che collettiva, dell’epoca. I galleristi e i critici italiani aprono le porte agli artisti internazionali più estremi, come Joseph Beuys, Hermann Nitsch, Marina Abramovic, che trovano nel nostro paese occasioni di sperimentare linguaggi visionari e provocatori con grande libertà.
In questo frangente storico la fotografia diventa indispensabile per raccontare e documentare pratiche altrimenti effimere. Attraverso 150 immagini provenienti dagli archivi delle gallerie e dei fotografi che parteciparono a questi eventi, ritraendo mostre, performance, dibattiti e azioni, la mostra racconta l’evoluzione di una scena internazionale che vede l’Italia al centro della cultura artistica del tempo. Paolo Mussat Sartor e Paolo Pellion raccontano l’avventura dell’Arte Povera a Torino, nelle gallerie Sperone, Tucci Russo e Christian Stein. Claudio Abate documenta la scena artistica della capitale, con le mostre e le azioni alla galleria L’Attico e le rassegne Vitalità del Negativo del 1971 e Contemporanea, allestita nel parcheggio sotterraneo di Villa Borghese nel 1973, con la partecipazione di artisti internazionali europei e americani, da George Segal a Robert Rauschenberg, da Ben Vautier a Christo. A Napoli – dove agisce uno dei maggiori fotografi italiani della seconda metà del secolo, Mimmo Jodice, presente in mostra – la Modern Art Agency di Lucio Amelio ospita le performance dell’artista sciamano Joseph Beuys, mentre lo Studio Morra propone le performance di Marina Abramovic ed Hermann Nitsch, giocate sul rapporto tra corpo, violenza e sacrificio. Un percorso per immagini attraverso tre città italiane aperte all’avanguardia, che scandiscono il ritmo del percorso di mostra, attraverso fotografie in grado di farci scoprire e capire il grande fermento culturale di questi anni.
L’esposizione segue l’uscita di La rivoluzione siamo noi. Arte in Italia 1967-1977, il documentario di Ilaria Freccia da un’idea di Ludovico Pratesi, prodotto dall’Istituto Luce-Cinecittà.
Ad accompagnare la mostra, un volume in co-edizione Luce Archivio\Marsilio Arte.
BERLINO\ aise\ - Si inaugura il 25 agosto presso la galleria CLB di Berlino (Prinzenstraße 84.2) la mostra collettiva “We Love Art. Vision and Creativity Made in Italy”, nella quale otto artiste e artisti italiani under 35 esplorano il rapp
BERLINO\ aise\ - Si inaugura il 25 agosto presso la galleria CLB di Berlino (Prinzenstraße 84.2) la mostra collettiva “We Love Art. Vision and Creativity Made in Italy”, nella quale otto artiste e artisti italiani under 35 esplorano il rapporto tra arte, industria e società nell’Italia contemporanea.
Frutto di un progetto originale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e della Fondazione Cassa Depositi e Prestiti, l’iniziativa ha stimolato il dialogo fra creatività artistica e produzione industriale, valorizzando il fenomeno del mecenatismo culturale d’impresa nell’Italia contemporanea.
In mostra fino al 25 settembre lavori inediti di otto giovani artiste e artisti italiani emergenti, selezionati dai curatori Ludovico Pratesi e Marco Bassan e abbinati ad altrettante aziende partecipate da Fondazione CDP: Open Fiber, Terna, Eni, Webuild, CDP Immobiliare, Snam, Tim, e Ansaldo Energia.
Due fondamentali esperienze di dialogo tra creatività artistica e produzione industriale hanno ispirato “We Love Art: Civiltà delle Macchine e Sculture nella città”.
La prima, una celebre rivista fondata nel 1953 da Leonardo Sinisgalli, espresse per molti anni l’interazione tra arte e tecnica in un momento in cui l’industria chiamava a raccolta l’arte e la cultura per raccontare i processi di cambiamento sociale durante il miracolo economico degli anni Sessanta attraverso le “visite in fabbrica”.
La seconda esperienza, la mostra “Sculture nella città. Spoleto 1962”, è considerata una pietra miliare nella storia dell’arte del Novecento. Ideata e curata nel 1962 da Giovanni Carandente per il Festival dei Due Mondi, rappresentò uno dei primi esempi di dialogo e interazione tra industria e arte contemporanea. In quell’occasione, molti tra i più grandi artisti di quegli anni, come David Smith, Alexander Calder, Beverly Pepper, Lucio Fontana, Nino Franchina ed Ettore Colla realizzarono opere in metallo nelle diverse officine italiane dell’industria siderurgica Italsider.
I loro lavori furono esposti all’aperto nel centro storico di Spoleto e alcuni di essi oggi sono parte integrante della collezione della Galleria d’Arte Moderna di Spoleto.
Recuperando queste suggestioni e rinnovandole nell’attuale contesto economico e artistico, “We Love Art. Vision and Creativity Made in Italy” ha creato le condizioni grazie alle quali ogni artista ha potuto realizzare la propria creazione in stretta sinergia con una delle aziende coinvolte nel progetto: attraverso le visite e i sopralluoghi in fabbrica, è stata favorita la nascita di un fertile legame tra gli artisti e le aziende. L’interazione con le imprese, il valore che ogni artista ha attribuito all’esperienza e i motivi ispiratori dell’opera generati dall’incontro degli artisti con il mondo della fabbrica, il significato del rapporto tra arte e impresa vissuto nell’individualità e unicità di ogni artista, sono stati narrati in modo emozionante nel video che accompagna la mostra, realizzato da PRC Srl.
Con la mostra organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Berlino, la capitale tedesca è l’ultima tappa di un ampio itinerario espositivo che ha toccato le città di Seoul, Chongqing, New York, Città del Messico e Il Cairo, realizzato di volta in volta con il sostegno delle Ambasciate, dei Consolati e degli Istituti Italiani di Cultura delle città in cui la mostra è approdata. Alla fine della circuitazione internazionale le otto opere d’arte entreranno a far parte della collezione permanente della Fondazione Cassa Depositi e Prestiti a Roma.
La mostra comprende i lavori di Benni Bosetto, Giulia Cenci, Tomaso De Luca, Lulù Nuti, Amedeo Polazzo, Alice Ronchi, Giulio Saverio Rossi, Namsal Siedlecki.
La mostra è organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Berlino, in collaborazione con Farnesina, Cdp e CLB Berlin.
Mostra personale di Claudio Cintoli
La Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi presenta la mostra personale dell’artista marchigiano Claudio Cintoli (1935-1978) curata da Daniela Ferraria e Ludovico Pratesi.
La mostra analizza in maniera specifica la produzione pittorica dell’artista, ed in particolare alcuni dipinti inediti o poco noti come Speed Echipse (1966), La voce dell’erba (1966) o Flamingos (1966-67) provenienti da collezioni private.
Si tratta di opere di grandi dimensioni con soggetti tratti dalla pubblicità ed eseguiti in uno stile vicino alla Pop Art, che ritroviamo anche nei 13 collage dei primi anni Sessanta esposti in mostra a Jesi, ai quali la critica non ha ancora dato il peso che meritano.
Questa sezione si propone di mettere a fuoco le tematiche e le modalità compositive elaborate da Claudio Cintoli tra Roma e New York, dove risiede tra il 1966 e il ‘68 e reagisce agli stimoli visivi che la città gli propone. Un focus fondamentale per considerare il talento pittorico di Cintoli, perfettamente in linea con il clima italiano ed internazionale del tempo.
Il successivo periodo “poverista” dell’artista è rappresentato invece da alcune sculture che caratterizzano la sua ricerca tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, come Nodo (1969), Chiodo fisso (1969), legate ad una serie di azioni performative eseguite alla galleria L’Attico nel corso del 1969 come Annodare, Chiodo Fisso e Colare colore.
La mostra si conclude con il video Crisalide, che documenta l’azione svoltasi nella sede degli Incontri Internazionali d’Arte a Roma nel 1972: una performance drammatica e incisiva, che introduce l’ultimo periodo di attività dell’artista, scomparso sei anni dopo.
Attraverso il confronto tra i tre linguaggi espressivi propri dell’artista - pittura, scultura e performance - la mostra intende ampliare la conoscenza dell’opera di Cintoli nella sua terra d’origine (era nato ad Imola ma la famiglia era originaria di Recanati) dopo un decennio dall’antologica di Claudio Cintoli Incidenti Onirici al Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro.
In questa nuova occasione espositiva, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, i curatori si concentrano sugli snodi fondamentali della ricerca di Cintoli, un artista che non ha ancora avuto il giusto riconoscimento che gli è dovuto.
La mostra è corredata da un catalogo, pubblicato da Silvana editoriale, con le riproduzioni delle opere e i saggi dei curatori.
la signora dell'arte
LA SIGNORA DELL’ARTE. Opere dalla collezione
di Bianca Attolico da Mafai a Vezzoli
L’esposizione, a cura di Ludovico Pratesi,
presenta circa sessanta opere che attraversano un secolo di storia dell’arte
Roma, Musei di Villa Torlonia - Casino dei Principi
20 ottobre 2020 – 17 gennaio 2021
Roma, 20 ottobre 2020 - Il Casino dei Principi di Villa Torlonia ospita dal 20 ottobre 2020 al 17 gennaio 2021 la mostra La Signora dell’Arte, dedicata al profilo e alla personalità di Bianca Attolico (1931-2020), collezionista d’arte con interessi molto ampi, che vanno dalla Scuola Romana alle ultime generazioni artistiche, scomparsa il 19 gennaio 2020.
L’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dalla Fondazione La Quadriennale di Roma, alla quale è stata donata la Biblioteca d’Arte di Bianca Attolico, è curata da Ludovico Pratesi, in accordo con gli eredi Lorenzo ed Elena Attolico. Organizzazione Zètema Progetto Cultura.
L’iniziativa fa parte di Romarama, il programma di eventi culturali promosso da Roma Capitale.
La mostra è allestita negli spazi espositivi del Casino dei Principi di Villa Torlonia che è anche sede dell’Archivio-Biblioteca della Scuola Romana, la corrente che costituisce il punto d’avvio della collezione di Bianca Attolico.
L’esposizione riunisce circa sessanta opere della collezione, tra dipinti e sculture, divise in sezioni per ordine cronologico, che ripropongono l’atmosfera intima e domestica dell’appartamento della Attolico, punto di incontro del mondo dell’arte romano per più di trent’anni. Una collezione che attraversa un secolo di storia dell’arte.
Il percorso espositivo si apre al piano terra, con le opere dei maestri della prima metà del Ventesimo Secolo (Giacomo Balla, Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi, Mario Sironi) accostate ai dipinti di alcuni protagonisti della Scuola Romana (Ferruccio Ferrazzi, Mario Mafai, Fausto Pirandello, Alberto Ziveri). Segue la sala dedicata agli artisti degli anni Cinquanta e Sessanta (Alberto Burri, Enrico Castellani, Lucio Fontana, Joseph Kosuth, Francesco Lo Savio, Fabio Mauri, Piero Manzoni, Pino Pascali, Mario Schifano) per proseguire con gli anni Settanta e l’Arte Povera (Getulio Alviani, Pier Paolo Calzolari, Gino De Dominicis, Jannis Kounellis, Sol LeWitt, Luigi Ontani).
Al secondo piano la mostra documenta l’arte dagli anni Ottanta a oggi, per testimoniare l’apertura di Bianca Attolico verso le ricerche sperimentali di artisti italiani e stranieri. Si comincia con le opere degli artisti della Scuola di San Lorenzo, ai quali la collezionista era particolarmente legata (Domenico Bianchi, Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Nunzio) per proseguire con la sezione dedicata al contemporaneo (Vanessa Beecroft, Regina Galindo, Alfredo Jaar, William Kentridge, Nicholas Llobo, Jonathan Monk, Vik Muniz, Santiago Sierra, Wolfgang Tillmans, Jan Tweedy Vedovamazzei, Francesco Vezzoli e altri). La mostra è arricchita da una serie di fotografie che ritraggono Bianca Attolico in compagnia degli artisti che ha frequentato.
video pillole d'arte dedicate agli artisti Anne Imhof, Michael Borremans,Olafur Eliasson e Roberto Cuoghi
Continua la programmazione settimanale del format L'ARTE DEL FUTURO condotto su Twitch dal critico d'arte Ludovico Pratesi e dall'artista e curatore Marco Bassan.
Per tutto il mese di giugno, ogni martedì alle 17 verrà trasmessa una puntata dedicata ad un'opera significativa di un'artista contemporaneo sulla piattaforma di video-streaming Twich (https://www.twitch.tv/eiis_twitch/), della durata di 30 minuti.
La trasmissione si propone di analizzare le tendenze artistiche più rilevanti dei prossimi decenni, indagando la potenza anticipatoria e la visione profetica di alcuni degli artisti contemporanei internazionali più interessanti, che attraverso le loro opere ci fanno riflettere sul presente e immaginano il mondo del futuro.
I primi 4 episodi (che potete rivedere qui) erano dedicati a Adrian Villar-Rojas, Philippe Parreno, Pierre Huyge e Gian Maria Tosatti. Hanno riscontrato un'alta adesione contribuendo significativamente a raggiungere gli oltre 20.000 utenti live raggiunti in soli due mesi di programmazione del palinsesto EIIS TV.
Grazie al supporto creativo di CultRise (www.cultrise.com), Ludovico Pratesi intratterrà una conversazione interattiva esplorando i linguaggi espressivi e le tematiche di:
|
9 GIUGNO |
|
Anne Imhof |
Nata nel 1978, è un’artista tedesca che si esprime attraverso complesse performance di matrice politica. Ha vinto il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 2017 con l'opera Faust. |
|
16 GIUGNO |
|
Michaël Borremans |
Nato nel 1963, è un pittore belga. I suoi dipinti presentano elementi di contemporaneità in immagini legate alla storia dell’arte barocca. E’ presente nelle collezioni di musei come l’Art Institute di Chicago, il Museum of Contemporary Art di Los Angeles, il Museum of Fine Arts di Boston e il Museum of Modern Art di New York. |
|
23 GIUGNO |
|
Ólafur Elíasson |
Nato nel 1967, è un artista islandese/danese che riproduce artificialmente fenomeni metereologici naturali.Ha rappresentato la Danimarca alla 50a Biennale di Venezia nel 2003 . L’opera che lo ha consacrato come artista internazionale è The Weather Project , presentato nel 2004 alla Tate Modern di Londra. |
|
30 GIUGNO |
|
Roberto Cuoghi |
Nato a Modena nel 1973, Cuoghi ha partecipato a tre edizioni della Biennale Arte di Venezia nel 2009, 2012 e 2017 , con l'acclamata installazione Imitatio Christi al padiglione Italia. Il suo lavoro unisce archelogia, storia dell’arte, religione e superstizione in maniera inquietante e radicale. |
Ogni martedì alle 17.00 a partire dal 5 maggio con Marco Bassan daremo vita al nuovo format su twich: L'ARTE DEL FUTURO Cercheremo di tracciare una linea delle tendenze artistiche più rilevanti dei prossimi decenni seguendo la potenza antic
Ogni martedì alle 17.00 a partire dal 5 maggio con Marco Bassan daremo vita al nuovo format su twich: L'ARTE DEL FUTURO
Cercheremo di tracciare una linea delle tendenze artistiche più rilevanti dei prossimi decenni seguendo la potenza anticipatoria e la visione profetica di alcuni degli artisti contemporanei internazionali più importanti.
Martedi 5 maggio ore 17 Presentazione Programma
Martedi 12 maggio ore 17 Adrian Villar Rojas
Martedì 19 maggio ore 17 Philippe Parreno
Martedì 26 maggio ore 17 Pierre Huyge
Martedì 2 giugno ore 17 Gian Maria Tosatti
Per seguirci e fare domande: https://www.twitch.tv/eiis_twitch/
Grazie al supporto di EIIS - European Institute for Innovation and Sustainability e CultRise
Mostra di Marguerite de Merode alla biblioteca Mazarine di Parigi
Una serie di opere della collezione Sandretto esposte a Palazzo Biscari
Opere dalla Collezione Sandretto Re Rebaudengo a Palazzo Biscari
a cura di Ludovico Pratesi e Pietro Scammacca
Installazione ambientale di Alicja Kwade nel Salone delle Feste (08.07.19 – 24.08.19)
Collettiva, La stanza analoga,negli appartamenti dell’Ala di Levante di Palazzo Biscari (08.07.19 – 07.09.19)
Palazzo Biscari, via Museo Biscari, 10 – 95131 - Catania
Dall’8 luglio 2019 Palazzo Biscari si apre nuovamente alla cultura contemporanea ospitando una selezione di opere d’arte provenienti dalla prestigiosa Collezione Sandretto Re Rebaudengo. Il progetto, a cura di Ludovico Pratesi e Pietro Scammacca in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e UNFOLD, è promosso dalla Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, e realizzato in collaborazione con Poema S.p.A., e si avvale del sostegno della Fondazione Sicilia.
Le opere della Collezione occupano due parti del palazzo: un’installazione ambientale dell’artista Alicja Kwade nel Salone delle Feste (aperta fino al 24 agosto 2019) e la mostra collettiva intitolata La stanza analoga negli appartamenti dell’Ala di Levante del palazzo, aperti al pubblico per la prima volta (fino al 7 settembre 2019).
WeltenLinie (2017) di Alicja Kwade è una composizione di specchi e strutture in acciaio che dà vita ad un ambiente abitato da ambigui rispecchiamenti in cui gli oggetti si moltiplicano e sembrano entrare in movimento, trasformando lo spazio in materia temporale. L’opera è stata prodotta dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo in occasione della 57esima Biennale di Venezia. La sua presentazione nello spazio alchemico del Salone delle Feste di Palazzo Biscari crea legami evocativi con gli interni ornamentali del palazzo ed entra in risonanza con la visione illuminista ed esoterica del suo committente più illustre, Ignazio Paternò Castello, V Principe di Biscari, artefice di un labirinto vegetale che fino alla metà del diciannovesimo secolo serviva da giardino pubblico della città di Catania. In questo contesto, l’opera diventa una sorta di “macchina barocca” che riconfigura il rapporto dello spettatore con la realtà: in dialogo con gli specchi del Salone delle Feste e i trompe l’oeil che affrescano le pareti, l’installazione di Kwade immerge il visitatore in una percezione caleidoscopica e labirintica.
Gli appartamenti dell’Ala di Levante ospitano la collettiva La stanza analoga che si propone come eco di un particolare ambiente di Palazzo Biscari: la stanza detta “del Don Chisciotte” poiché decorata con dipinti raffiguranti le avventure del personaggio picaresco di Cervantes. La mostra riunisce 20 artisti della Collezione di diverse generazioni, che hanno messo in atto con le loro ricerche una critica della rappresentazione attraverso linguaggi e medium diversi. Ispirandosi a dispositivi narrativi reperibili nel romanzo di Cervantes — come la critica dell’autorevolezza e il concetto di autenticità — le opere esplorano diverse strutture di significato, mettendo in questione la legittimità del sapere e della verità. Come Don Chisciotte, gli artisti si muovono lungo la linea sottile che separa la realtà dalla finzione: ‘alienati nell’analogia’, diventano ‘i giocatori disordinati dello Stesso e dell’Altro’, per adottare le osservazioni condotte da Michel Foucault sul personaggio di Cervantes. La sala ‘del Don Chisciotte’ di Palazzo Biscari rimane inaccessibile al visitatore, ma è solamente presente nel suo immaginario come punto di partenza dell’esposizione. Questo distacco crea un’analogia tra lo spazio astratto, ma percepibile della mostra e lo spazio concreto, ma impercettibile, della sala settecentesca.
Nell’ospitare una collezione privata il palazzo si ricollega alla sua storia in quanto ha ospitato a partire dal Diciottesimo Secolo il museo di reperti archeologici, strumenti fisici e rarità naturali appartenenti alla collezione di Ignazio Paternò Castello, V principe di Biscari, che fino allo scorso secolo occupavano gli ambienti del Museo Biscari. La mostra è accompagnata da un programma didattico curato dal dipartimento educativo della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo volto alla formazione di un gruppo di studenti dell’Università dei Studi di Catania che diventeranno i mediatori culturali della mostra.
Si ringrazia l’azienda Dusty, Big Broker Insurance Group, l’azienda di vini e spumanti Murgo, la Fondazione OELLE, e Radice Pura per il generoso sostegno portato a questo progetto.
Artisti in mostra Salone delle Feste: Alicja Kwade
Appartamenti Ala di Levante: Ludovica Carbotta, James Casebere, Roberto Cuoghi, Flavio Favelli, Katharina Fritsch, Anna Gaskell, Dominique Gonzalez-Foerster, Douglas Gordon, Pierre Huyghe, Louise Lawler, Renato Leotta, Sherrie Levine, Katya Novitskova, Tony Oursler, Philippe Parreno, Nicolas Party, Paul Pfeiffer, Laure Prouvost, Magali Reus, David Shrigley
Un'installazione di Gregorio Botta nella cripta di San Giovanni dei Fiorentini
GREGORIO BOTTA
GRECALE
a cura di Ludovico Pratesi
Roma, Cripta di San Giovanni dei Fiorentini
2 maggio -30 giugno 2019
Il 2 maggio 2019 alle 18,30, a San Giovanni dei Fiorentini, nella cripta realizzata da Francesco Borromini nel 1664 per la famiglia Falconieri, Gregorio Botta presenta Grecale, un’installazione realizzata per un luogo segreto, recluso, distante dai rumori del mondo, curata da Ludovico Pratesi.
Si tratta di dodici leggii in metallo che sostengono altrettanti libri bianchi rilegati a mano: le loro pagine leggerissime vengono mosse da una brezza che viene da nord est, il vento del grecale, come se un saggio li avesse lasciati aperti prima di lasciare lo spazio ovale, puro e candido come le pagine dei volumi.
“Il grecale è un vento che soffia sul Mediterraneo come una leggera e fresca brezza estiva- spiega l’artista- come l’aria che muove le pagine dei libri, una sorta di pneuma che ci riporta alla persistenza delle cose, che superano la vita degli esseri umani”. Un possibile riferimento alla vita di Borromini, che si tolse la vita nella notte del primo agosto 1667, in una casa poco lontana dalla chiesa, lasciando la sua biblioteca, ricca di volumi rari e misteriosi.
“Un’opera che conferma l’abilità di Botta nel proiettarci in un tempo senza tempo, dove le cose esistono in sé, senza orpelli superflui. Ammiratore di poeti essenziali come Emily Dickinson, Botta ci invita a riflettere su impalpabili dettagli che rendono la vita quotidiana misteriosa e imperscrutabile per chi possiede la capacità di soffermarsi” scrive Ludovico Pratesi.
La mostra è accompagnata da un opuscolo distribuito gratuitamente ai visitatori, con testi del curatore e dello scrittore Paolo Giordano.
Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini
(l’ingresso della cripta è dietro l’altare maggiore)
Piazza dell’Oro, Roma
Orari 9-12/15-18 tutti i giorni. Ingresso libero
13 artisti contemporanei dialogano con Tintoretto
Zuecca Projects
presenta
DIALOGHI CONTEMPORANEI CON TINTORETTO
A cura di Ludovico Pratesi
20 Ottobre 2018 - 07 Gennaio 2019
Sedi:
Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro
Calle del Magazzen 3932, Cannaregio, Venezia
Palazzo Ducale
Piazza San Marco 1, Venezia
Artisti:
Michael Borremans
Glenn Brown
Roberto Cuoghi
John Currin
Chantal Joffe
Victor Man
Yan Pei-Ming
Matthew Monahan
Wangechi Mutu
Celia Paul
Markus Schinwald
Josh Smith
Emilio Vedova
Partner:
Sponsor:
Info e RSVP:
info@zueccaprojectspace.com
zueccaprojects.org
DIALOGHI CONTEMPORANEI CON TINTORETTO
In occasione delle celebrazioni per il cinquecentenario della nascita di Jacopo Tintoretto, per sottolineare la modernità del suo pensiero e la forza innovativa della sua pittura, Zuecca Projects presenta la mostra "Dialoghi Contemporanei con Tintoretto”.
La mostra, che si tiene dal 20 Ottobre 2018 al 07 Gennaio 2019, è curata da Ludovico Pratesi ed è incentrata sull’incontro tra i capolavori di Tintoretto, presenti a Palazzo Ducale e alla Galleria Giorgio Franchetti alla Ca' d'Oro, con le opere di artisti contemporanei internazionali.
La mostra è concepita come un itinerario nelle diverse sedi che la ospitano, ed è divisa in due sezioni, “Volti” e “Storie”, che prendendo spunto dalle differenti tipologie dei capolavori di Tintoretto e delle opere contemporanee connesse.
“Cosa vuol dire dipingere oggi? Quali problematiche concettuali e stilistiche vengono affrontate da pittori provenienti da tradizioni culturali profondamente diverse e lontane tra loro? Con quali modalità la raffigurazione del volto umano viene costruita per sottolineare gli elementi più significativi dell’espressione, in senso antropologico, simbolico o sociale?
Come scrive Jean Paul Sartre “Tintoretto è Venezia anche se non dipinge Venezia”, con una volontà di introspezione psicologica che rende i personaggi del pittore estremamente attuali, in grado quindi di stimolare una riflessione sull’evoluzione del ritratto contemporaneo, dove la descrizione lascia il posto all’ interpretazione del soggetto raffigurato.
Le opere degli artisti internazionali delle ultime generazioni invitati a “Dialoghi Contemporanei con Tintoretto” compongono una campionatura di immagini inquietanti o monumentali, legate alla tradizione o irriverenti, per tratteggiare una panoramica di opere eseguite da punti di vista differenti, in un dialogo stimolante e a tratti sorprendente con i dipinti di Tintoretto, attivatore di prospettive culturali e artistiche sempre più frequenti nel mondo globale. Dal maestro Emilio Vedova, che ha avuto con Tintoretto un rapporto privilegiato fin da giovanissimo, fino ad artisti americani come Matthew Monahan o Josh Smith, la mostra costituisce un’occasione di riflessione sull’estrema modernità di Tintoretto, in grado di dialogare alla pari con i più affermati pittori della scena contemporanea.”
Ludovico Pratesi
Si ringraziano per i preziosi prestiti: Collezione Giuseppe Iannaccone, Gagosian Gallery, Galleria Massimo De Carlo, Victoria Miro Gallery.
Conferenza stampa: 19 ottobre 2018, ore 11.00 presso la Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro.
Opening su invito: 19 ottobre 2018, ore 18.00, presso la Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro.
Apertura al pubblico: 20 ottobre 2018.
LU SONG INTERNI ROMANI Mattatoio, Padiglione 9A, Piazza Orazio Giustiniani, 4 - Roma Dal 31 ottobre 2018 al 6 gennaio 2019 Preview stampa: 30 ottobre, dalle 11:00 alle 13:00 Inaugurazione: 30 ottobre, ore 18.30 A cura di Ludovico Pratesi Il
LU SONG
INTERNI ROMANI
Mattatoio, Padiglione 9A, Piazza Orazio Giustiniani, 4 - Roma Dal 31 ottobre 2018 al 6 gennaio 2019 Preview stampa: 30 ottobre, dalle 11:00 alle 13:00 Inaugurazione: 30 ottobre, ore 18.30
A cura di Ludovico Pratesi
Il padiglione 9A del Mattatoio ospita la prima mostra museale in Europa del pittore cinese Lu Song (Pechino, 1982), curata da Ludovico Pratesi. La mostra è promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale e Azienda Speciale Palaexpo. La sua pittura, di matrice figurativa, si ispira ad un’analisi attenta e puntuale della storia dell’arte europea, con una particolare attenzione al paesaggio, colto in maniera surreale e fantastica, quasi evocativa. Tele di grandi dimensioni riprendono tematiche presenti della pittura romantica tedesca, da Gaspar David Friedrich ad Arnold Bocklin, che ha vissuto a Roma e ha intrepretato con una sensibilità nordica le suggestioni del mondo classico romano. Lu Song si ricollega a questa tradizione e presenta al Mattatoio una serie di dipinti recenti, abbinati ad alcune opere realizzate per l’occasione e dedicate a Roma, con colori bronzei e quasi metallici, che suggeriscono al visitatore un’immersione nell’atmosfera fiabesca della scena, dove si uniscono tradizione e contemporaneità, passato e presente. Mentre in opere come Offsprings o The Jungle l’immagine si struttura attraverso un gioco di chiaroscuri, in Chord o Castaways compaiono architetture e figure umane, in modo da produrre atmosfere misteriose e vagamente inquietanti.
“L’universo di Lu Song, denso di riferimenti all’occidente interpretati con uno sguardo cinese, assume negli spazi del Mattatoio il carattere di un vero e proprio ponte tra culture diverse - scrive Ludovico Pratesi - e sottolinea la vocazione multiculturale della cultura capitolina, che l’artista interpreta con raffinata sensibilità”.
LU SONG
Lu Song (1982, Pechino, Cina) vive e lavora a Pechino. Laureato nel 2006 al Wimbledon College of Art di Londra, ha esposto in musei e istituzioni in tutto il mondo da Hong Kong a Berlino, da Sidney a Pechino con un importante mostra retrospettiva personale intitolata Flow all’OCAT Museum a Xi’an, Cina. Le sue mostre collettive includono: Ulysses’s Gaze – the Return of Painterliness and Soulful Contemplation, Ginkgo Art Center, Pechino (2016); China Arte Brazil, Sao Paulo, Brasile (2014); Das Ich im Anderen, Mercator Foundation, Essen (2014). Le opere di Lu Song sono esposte in prestigiose collezioni internazionali come la K11 Art Foundation a Hong Kong, la Akagawa Collection a San Paolo in Brasile, la Bronner/Philara Collection di Düsseldorf
Un casinò online di Blackjack in Svizzera può essere un posto eccellente per iniziare a giocare a questo entusiasmante gioco da casinò topcasinosuisse.com/it/blackjack . Tuttavia, dovrai stare attento quando scegli uno. La prima cosa che dovresti fare è verificare se il casinò offre bonus o promozioni. In questo modo, saprai se il casinò vale il tuo tempo e denaro. Dovresti anche essere in grado di depositare rapidamente fondi con una carta di credito. Molti casinò accettano Visa o MasterCard. Per trovare il miglior casinò in Svizzera, usa i seguenti suggerimenti per prendere la decisione. Le offerte di cashback sono una scelta popolare tra i giocatori svizzeri. Questi bonus offrono ai giocatori l'opportunità di giocare senza rischiare soldi veri. Le percentuali di cashback possono variare dal 5 % al trenta percento. I bonus GRATUITI sono un ottimo modo per testare le acque senza rischiare i tuoi soldi. Alcuni casinò offrono solo giri gratuiti su alcuni giochi di slot, mentre altri ti permetteranno di giocare qualsiasi slot che desideri. Tuttavia, prima di poter prelevare qualsiasi denaro bonus, è necessario soddisfare i requisiti di scommessa. Un casinò svizzero in Svizzera ha le stesse regole di altri casinò online. Tuttavia, potrebbe non essere sicuro come uno in un paese più sviluppato. Mentre i giocatori svizzeri sono legalmente autorizzati a giocare a blackjack online, sono limitati dall'uso di determinati metodi di pagamento. Mentre le banche svizzere non limitano i metodi di pagamento, i cittadini svizzeri di solito preferiscono utilizzare PayPal. Nonostante i rischi, i giocatori svizzeri possono essere certi che apprezzeranno il gioco, indipendentemente da dove lo giocano.
Un'installazione di Alfredo Pirri a palazzo Altemps
Passi. Palazzo Altemps. 20 settembre 2018
installazione di Alfredo Pirri
a cura di Ludovico Pratesi e di Alessandra Capodiferro
Museo Nazionale Romano – Palazzo Altemps
21 settembre 2018 – 6 gennaio 2019
Comunicato stampa
Roma 20 settembre 2018
Il Museo Nazionale Romano, diretto da Daniela Porro, presenta con Electa Passi. Palazzo Altemps. 20 settembre 2018, installazione di Alfredo Pirria cura di Ludovico Pratesi e di Alessandra Capodiferro.
L’opera Passi di Alfredo Pirri costituisce un interessante esempio di relazione con lo spazio espositivo che la ospita, attribuendogli volta per volta un nuovo punto di vista, altamente spettacolare e apprezzato dal pubblico.
L’artista ha adesso scelto la loggia d’ingresso di Palazzo Altemps. L’installazione - allestita con i bozzetti preparatori dal 21 settembre 2018 al 6 gennaio 2019 - crea una visione frammentata, produce una vertigine dello sguardo, un effetto caleidoscopio ma anche una sensazione di precarietà, provocando un suggestivo effetto di riflessione tra la volta della loggia, il cortile dell’aristocratica residenza e il cielo.
Sull’opera è posizionata una statua femminile panneggiata, proveniente dalla raccolta dei Principi Boncompagni Ludovisi ed esposta, sino ad oggi, nella residenza privata del Casino dell’Aurora a Roma. “Un eccezionale prestito, segno di contaminazione e di continuità con la collezione permanente del Museo di Palazzo Altemps dedicata alla storia del collezionismo antiquario”, spiega Daniela Porro. La scultura porta con sé le tracce del giardino che la ospita da secoli, e dialoga così con l’altra loggia del Museo: quella dipinta con pergolati in trompe-l’œil e putti giocosi, dove sono esposti i ritratti dei dodici Cesari.
È da questi busti che si diffonde un imprevisto brusio di voci. Il compositore e musicista Alvin Curran crea per questa occasione una spazializzazione di parole sussurrate, in latino e in italiano, che dà adito a un improvvisato scambio tra i personaggi di marmo.
PASSI
All’interno del percorso artistico di Alfredo Pirri (Cosenza, 1957), Passicostituisce un filone particolarmente felice che ha trovato altre occasioni in luoghi di notevole rilevanza simbolica come, fra gli altri: la Certosa di San Lorenzo a Padula (2003), il Foro di Cesare a Roma (2007), la Galleria Nazionale d’Arte Moderna sempre a Roma (2011) e la Galleria dell’Accademia a Firenze (2012). “Attraverso il gioco di riflessione provocato dalle superfici di specchi incrinati - spiega il curatore Ludovico Pratesi - ogni luogo che ha ospitato l’opera non si limita ad accoglierla, ma si trasforma nell’opera stessa, attraverso un gioco di rifrazioni che sembra frammentarne le coordinate spaziali, ma in realtà ne esalta l’identità”.
La capacità evocativa e simbolica del lavoro di Pirri viene ulteriormente sottolineata dalla serie di bozzetti preparatori dell’installazione, anch’essi esposti a Palazzo Altemps. Per i visitatori uno strumento per avvicinarsi alla genesi dell’opera stessa. Si tratta di disegni ad acquarello e tecnica mista, che interpretano in maniera libera il rapporto tra l’installazione e il Palazzo: attraverso un linguaggio espressivo, libero e ricco di suggestioni pittoriche nell’uso di sali d’argento, lo stesso componente degli antichi specchi.
“L’intenzione è di creare uno spazio capace di generare una sorpresa visiva - aggiunge l’artista - per cui la consapevolezza di conoscere la storia e le materie con cui ci confrontiamo non è sufficiente a esaurire lo stupore che si genera in noi: siamo spettatori inermi del passato proiettati in un tempo a venire che si incrina sotto il nostro peso “.
In occasione della presentazione, il 20 settembre alle ore 19.00, durante l’happening di Alfredo Pirri ha luogo un Solo-Performance di Alvin Curran dal titolo “Ancient Talking Heads”, come impronta e apertura al lavoro installativo. Mentre l’artista frantuma il pavimento di specchi che ricopre interamente la loggia d’ingresso, Curran crea uno scambio acustico tra l’incrinarsi degli specchi, le voci latine e il suono dello shofar. In seguito lo specchio continuerà a incrinarsi, sotto i passi dei visitatori che verranno.
Premio Artisti per Frescobaldi: XXX vince l’edizione 2018 con l’opera XXX Milano, 26 ottobre 2018 – È Sonia Kacem con l’opera Les Grandes la vincitrice del Premio Artisti per Frescobaldi 2018, giunto alla sua IV edizione. L’annuncio all’ina
Premio Artisti per Frescobaldi:
XXX vince l’edizione 2018 con l’opera XXX
Milano, 26 ottobre 2018 – È Sonia Kacem con l’opera Les Grandes la vincitrice del Premio Artisti per Frescobaldi 2018, giunto alla sua IV edizione. L’annuncio all’inaugurazione della mostra nella Sala Parnaso della Galleria di Arte Moderna di Milano ( GAM) alla cerimonia di premiazione, da parte d’una giuria d’eccezione, composta da Hans-Ulrich Obrist (direttore della Serpentine Gallery di Londra), Elena Filipovic (direttrice della Kunsthalle di Basilea) , Andrea Viliani(direttore del Museo Madre di Napoli).
““Abbiamo premiato Sonia Kacem per l’opera “Les Grandes” realizzata per il Premio – ha dichiarato la Giuria - per l'utilizzo di materiali naturali connessi alla terra, per la personale reinvenzione di tecnologie artigianali tradizionali, per un approccio entropico e una sensibilità per l'informe che riplasmano le geometrie definite e le superfici industriali della scultura di matrice minimalista, con cui l'artista sembra esplorare una contro-materia e mettere a punto una contro-forma rispetto a questi suoi stessi possibili riferimenti.
Sara Kacem, nata a Ginevra nel 1985, sarà premiata questa sera alla GAM difronte a una platea di collezionisti, giornalisti, appassionati d’arte contemporanea, e amici della famiglia.
le tre opere resteranno in mostra al pubblico, nella Sala Parnaso da oggi fino al 4 novembre 2018.
Le tre opere realizzate per il premia saranno poi allestite negli spazi appositi della Tenuta di CastelGiocondo, per far parte della Collezione, aperta al pubblico su richiesta (www.artistiperfrescobadli.it)
Artisti per Frescobaldi è un Premio biennale d’Arte Contemporanea ideato e diretto da Tiziana Frescobaldi nel 2012 e curato da Ludovico Pratesi, che si collega all’antico mecenatismo della famiglia Frescobaldi che fin dal Rinascimento è stata vicina ai più grandi artisti.
A ogni edizione, tre artisti sono invitati a interpretare la Tenuta di CastelGiocondo e a realizzare un’opera. La prima edizione italiana ha coinvolto Elisa Sighicelli, Giovanni Ozzola e Ra Di Martino, la seconda nel 2014 a Berlino ha visto protagonisti Michael Sailstorfer, Jorinde Voigt e Yuri Ancarani e nel 2016 ha raggiunto gli Stati Uniti con Eric Wesley, Matthew Brannon e Patrizio Di Massimo.
“Dichiarazione Tiziana Frescobaldi”.
Sono molto grata agli artisti che hanno presto parte alla IV edizione, Francesco Arena, Claudia Comte, Sonia Kacem. Tutti e tre si sono impegnati molto per il o Premio, e hanno realizzato opere di grandissimo valore artistico ispirate a CastelGiocondo. Ringrazio la giuria, per aver accettato l’incarico, difficile, di scegliere un vincitore.
“Dichiarazione Pratesi”
Mi congratulo con la giuria per l’eccellente lavoro svolto, e per aver premiato un’opera significativa sia a livello formale che simbolico, realizzata dall’artista più giovane dei tre ma già consapevole della qualità del suo lavoro, che ha interpretato in maniera puntuale il rapporto con la tenuta di Casteliocondo.
Dal 27 maggio al 31 agosto 2018, si terrà nella Chiesa di Santa Maria della Spina di Pisa la mostra di Michelangelo Pistoletto. Il Tempo del Giudizio. Curata da Ludovico Pratesi, avrà eccezionalmente un’appendice nella monumentale Sala delle Baleari di Pa
Dal 27 maggio al 31 agosto 2018, si terrà nella Chiesa di Santa Maria della Spina di Pisa la mostra di Michelangelo Pistoletto. Il Tempo del Giudizio. Curata da Ludovico Pratesi, avrà eccezionalmente un’appendice nella monumentale Sala delle Baleari di Palazzo Gambacorti, sede del Comune di Pisa.
Promossa dal Comune di Pisa in collaborazione con l’Università degli Studi di Pisa e l’Associazione SpazioTempo di Michela Rizzo, con il supporto di Galleria Continua e di Atlante Servizi Culturali, l’esposizione è la quinta di una serie di interventi site specific di artisti nazionali e internazionali realizzati all’interno della chiesa affacciata sui Lungarni pisani.
Nella Chiesa della Spina, Pistoletto realizzerà un’opera per Pisa, con il coinvolgimento diretto della città: un’installazione composta da circa 50 sedie, prestate dai cittadini, che rappresentano la forma simbolica del Terzo Paradiso. Il simbolo del Terzo Paradiso, riconfigurazione del segno matematico dell’infinito, è composto da tre cerchi consecutivi. I due cerchi esterni rappresentano tutte le diversità e le antinomie, tra cui natura e artificio. Quello centrale è la compenetrazione fra i cerchi opposti e rappresenta il grembo generativo della nuova umanità, punto di partenza di un’epoca nuova, dove ognuno si assume la responsabilità di lavorare per raggiungere un livello di civiltà planetaria dove la scienza, la tecnologia, l’arte, la cultura e la politica restituiscono nuova vita al pianeta Terra. Il Terzo Paradiso è il grande mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità nella visione globale.
Per la prima volta nella storia delle iniziative culturali che si sono svolte a Pisa, si apre all’arte contemporanea la Sala delle Baleari, simbolo della vita politica cittadina, che ha ospitato il consiglio Comunale dal dopoguerra fino a pochi anni fa, quando un intervento di restauro ha ripulito gli affreschi parietali, attribuiti a Giacomo Farelli e Pier Dandini e realizzati nel 1693. I tre affreschi rappresentano altrettante vittorie della Repubblica di Pisa: la conquista di Gerusalemme durante la Prima Crociata, la conquista della Sardegna e la presa delle isole Baleari, liberate dai Saraceni nel 1115.
In dialogo con queste immagini storiche, e anche alla luce delle recenti polemiche seguite al voto contrario espresso dal Consiglio Comunale alla proposta di collocare un crocefisso nella sala delle Riunioni, Michelangelo Pistoletto presenta l’installazione Il Tempo del Giudizio (2009), che rappresenta idealmente un tempio in cui le quattro grandi religioni - Cristianesimo, Buddismo, Islamismo, Ebraismo - sono indotte a riflettere su se stesse. Quest'opera è costituita da una costruzione a pianta quadrata con gli angoli smussati, e su ognuna delle quattro pareti maggiori è esposto un grande specchio nel quale si riflette frontalmente un simbolo o uno strumento di culto.
“Il valore sociale e culturale della mostra di Pistoletto, uno dei massimi artisti italiani viventi, ha reso possibile l’apertura all’arte contemporanea della Sala delle Baleari, luogo simbolico e identitario della città di Pisa, dove l’artista ci consegna un profondo messaggio di speranza, che ci porta a riflettere sull’essenza stessa del monoteismo” spiega Ludovico Pratesi. “Messaggio che viene rafforzato dall’intervento alla Spina, che sottolinea il ruolo della chiesa come spazio comune e condiviso”.
In occasione dell’inaugurazione, Michelangelo Pistoletto incontrerà il pubblico nella sala delle Baleari.
Inaugurazione: domenica 27 maggio ore 11
Michelangelo Pistoletto
Il Tempo del Giudizio
27 maggio / 31 agosto 2018
Chiesa di Santa Maria della Spina
Lungarno Gambacorti, Pisa
Orario Lunedì 10-13
Martedì Mercoledì e Giovedì 15-19
Venerdì Sabato e Domenica 10-13 e 15-19
Sala delle Baleari di Palazzo Gambacorti
Piazza XX Settembre Pisa
Orario Lunedì 10-13
Martedì Mercoledì e Giovedì 15-19
Venerdì e Sabato 10-13 e 15-19
Ingresso: gratuito
Informazioni: cultura@comune.pisa.it
Ufficio Stampa
Matilde Meucci
+ 39 329 6321362 matilde.meucci@spaini.it
Per la prima volta nella sua storia, Palazzo Biscari, una delle più importanti residenze barocche della Sicilia, apre le sue porte all’arte contemporanea.Dal 16 luglio al 18 agosto 2018, il palazzo ospiterà l’installazione site specifi
Per la prima volta nella sua storia, Palazzo Biscari, una delle più importanti residenze barocche della Sicilia, apre le sue porte all’arte contemporanea.Dal 16 luglio al 18 agosto 2018, il palazzo ospiterà l’installazione site specific dell’artista Gian Maria Tosatti intitolata “Il mio cuore è vuoto come uno specchio – episodio di Cataniaâ€, a cura di Adele Ghirri, Ludovico Pratesi, Pietro Scammacca, e presentata da unfold, associazione culturale no profit con sede a Palazzo Biscari, Catania, fondata nel 2017 da Pietro Scammacca. Grazie al supporto della città , donazioni e altre istituzioni, l’associazione invita artisti italiani e internazionali a produrre opere site specific presso luoghi di interesse storico-artistico siciliani. Ampliando i confini fisici e concettuali dello spazio espositivo, unfold invita a investigare l’identità di questi luoghi commissionando installazioni temporanee con lo scopo di tracciare una topografia innovativa del territorio siciliano.
“Il mio cuore è vuoto come uno specchio – episodio di Cataniaâ€, costituisce il primo capitolo di un progetto che porterà l’artista in un lungopellegrinaggio attraverso l’Europa tra le macerie della Storia moderna che allunga ancora le sue ombre sul presente, e i germogli di un tempo nuovo, forse una Nuova Storia. Tosatti, nel suo cammino, si pone come testimone di fronte ad uno dei più profondi passaggi di civiltà che l’occidente abbia registrato, teso fra la spinta verso un futuro di totale trasformazione – profetizzata da autori come Pier Paolo Pasolini – e l’opposizione di vecchie strutture come gli stati-nazione, il capitalismo, il colonialismo, che nella loro resistenza mostrano il loro volto più sinistro.
L'intervento che prende corpo in questo palazzo settecentesco sì dà come una sorta di prologo dell’intero progetto, dando vita ad uno spazio visionario e crudele che occuperà lo scalone centrale, i tre grandi saloni d’ingresso e il monumentale Salone delle Feste. L'opera di Tosatti si propone come un viaggio che il visitatore affronterà individualmente: una sorta di percorso solitario il cui inizio coincide con l’ingresso in un nuovo monumentale romanzo visivo.
Attraverso una narrazione ispirata dall’architettura dell’edificio, ma ricca di riferimenti a Visconti, Céline e ai suoi diari personali, l’artista orchestra un’esperienza immersiva, per trasformare il palazzo in una rovina contemporanea, logorando il suo genius loci. Con la creazione di un’atmosfera spettrale, in bilico tra presenza e assenza, passato e futuro, Tosatti genera un paradosso temporale che situa il visitatore in una sorta di sepolcro della modernità , un punto di attraversamento tra due epoche radicalmente diverse che può vederci passare o fallire.
Il contrasto che prende forma tra le tematiche dell’opera e gli affreschi barocchi richiama la nozione di allegoria come concepita da Walter Benjamin nel suo trattato “Il Dramma Barocco Tedesco†(1925).Per Benjamin, l’allegoria barocca è una forma di espressione che si manifesta durante i passaggi escatologici della Storia, quando il declino e la precarietà di una civilizzazione diventano percepibili. “Il mio cuore è vuoto come uno specchio – episodio di Cataniaâ€, titolo derivante da“Il Settimo Sigillo†di Ingmar Bergman, si presenta come uno spazio allegorico ed entropico, dove il tempo sembra essere finito, o continuare in una dimensione ulteriore e separata.
Dal 21 aprile al 24 maggio 2018 la Chiesa di Santa Maria della Spina a Pisa ospita Confluenze , la mostra dell’artista italiano Andrea Santarlasci, che comprende due installazioni inedite: “Dove ciò che scompare si manifesta” 2018 e “Senza titolo (declivi
Dal 21 aprile al 24 maggio 2018 la Chiesa di Santa Maria della Spina a Pisa ospita Confluenze , la mostra dell’artista italiano Andrea Santarlasci, che comprende due installazioni inedite: “Dove ciò che scompare si manifesta” 2018 e “Senza titolo (declivio)”2018.
Il 21 aprile, alle ore 18, si inaugura presso la chiesa di Santa Maria della Spina la mostra di Andrea Santarlasci Confluenze, curata da Ludovico Pratesi.
Promossa dal Comune di Pisa in collaborazione con l’Università degli Studi di Pisa e l’Associazione SpazioTempo di Michela Rizzo, con il supporto della galleria Collicaligreggi e di Atlante Servizi Culturali, l’esposizione è la quarta di una serie di interventi site specific di artisti nazionali e internazionali realizzati all’interno della chiesa.
Un momento prioritario della ricerca di Andrea Santarlasci riguarda un’approfondita meditazione sul tema del luogo, evidenziato attraverso e intorno alle relazioni tra l’uomo e il suo ambiente. In questa occasione Santarlasci ha elaborato un progetto ideato in stretta relazione con l’architettura, ma anche con il suo ambiente circostante, sia storico che naturale.
La chiesa è situata sull’argine, in prossimità della riva dell’Arno. Recenti studi ipotizzano che un ramo dell’antico fiume Auser -l’attuale Serchio- probabilmente ripercorresse il tracciato di Via Santa Maria che si immette sul Lungarno, antistante alla chiesa. “ L’architettura, con tutti i suoi riferimenti anche religiosi e spirituali, il fiume con la sua dimensione contemplativa immanente e trascendente insieme, il luogo scomparso della confluenza dell’Auser nell’Arno, con la sua suscettibile rievocazione, possono suggerire, e far intravedere un’immagine..... Ho tentato di rintracciare un filo conduttore che ci porta a quei temi sottostanti, a quei motivi, della perdita e della persistenza, del vuoto e della rammemorazione, che accomunano la chiesa e il suo contesto….. suggestioni che si aprono in una trama di molteplici rimandi, talvolta enigmatici e misteriosi.” spiega l’artista.
Nell’installazione intitolata “Dove ciò che scompare si manifesta” 2018, l’artista evoca una antica confluenza del fiume scomparso Auser, attraverso
una scritta al neon che riporta un frammento del filosofo greco Eraclito (535 a.c.- 475 a.c.) – Negli stessi fiumi entriamo e non entriamo, siamo e non siamo- dove alcune lettere depotenziate fanno comparire il nome Auser. “E proprio nel punto dove si può scorgere un vuoto, ciò che è scomparso può far intravedere la sua presenza. Un’oscillazione tra mancanza e persistenza, una relazione, un cortocircuito tra ciò che è scomparso e ciò che incessantemente non smette di riaffiorare” aggiunge Santarlasci.
La seconda opera, “Senza titolo(declivio)” (2018) è un tronco lungo nove metri, recuperato sulle spiagge del Tirreno alla foce dell’Arno, appoggiato a terra e su due scale, in una posizione obliqua , quasi a rievocare una deposizione, una caduta, una perdita o la morte stessa- “All’interno di una metafora della natura, che si presenta nella sua realtà materica, credo che il mio intervento possa aprirsi, attraverso una trasposizione, anche a tutto il pathos umano….. La morte potrebbe essere quell’enigma, quel mistero che inevitabilmente ci rinvia alla vita, ma la vita con i suoi segni ineffabili ma profondi, con la sua caducità, non cessa di rinviarci a quell’enigma, a quel mistero che chiamiamo morte, che ci accompagna sotterraneamente in tutta la nostra esistenza” conclude l’artista.
“L’intervento di Santarlasci rispetta la sua ricerca, densa di contenuti filosofici - scrive Ludovico Pratesi- che coniuga spesso elementi provenienti da arredi domestici con reperti naturali, per creare uno spiazzamento tra materiali diversi, in grado di produrre quel rinnovamento dello sguardo, ma anche dell’esperienza percettiva tangibile che rientra tra gli scopi principali dell’arte.”
Venerdì 23 marzo alle ore 18,30 si inaugura la mostra personale dell’artista Giovanna Lysy , nella suggestiva cornice della chiesa di Santa Maria dei Servi a Città della Pieve.
Venerdì 23 marzo alle ore 18,30 si inaugura la mostra personale dell’artista Giovanna Lysy , nella suggestiva cornice della chiesa di Santa Maria dei Servi a Città della Pieve.
La mostra, presentata da Ludovico Pratesi, riunisce una serie di lavori realizzati negli ultimi dieci anni dall’artista, che dialogano con lo spazio barocco della chiesa , caratterizzato dal coro ligneo e dall’armadio di sacrestia, realizzati entrambi nel 1628 da Giuseppe di Francesco Bendini di Montepulciano, oltre alla Deposizione della Croce, affresco attribuito al Perugino e datato 1517.
All’interno di questo prezioso ambiente Giovanna Lysy ha collocato le sue sculture luminose, che si relazionano con stucchi e affreschi in maniera silenziosa e puntuale, in un sottile gioco di rimandi tra simboli, forme e materiali.
“Ogni opera nasce da un’esigenza espressiva -scrive Ludovico Pratesi- corrisponde ad un’urgenza precisa che si fa forma e luce : Stalattite ci comunica la violenza del pubblico nel privato, Tracks è la traccia del trattore nei campi arati a rappresentare la volontà dell’uomo di piegare la natura ai propri scopi attraverso un’attività paziente e tenace, mentre la zattera (Vela) è un’immagine simbolica che ci ricorda la solitudine dell’individuo nell’era digitale , l’impegno di ridurre le proprie esigenze al minimo pur di sopravvivere”.
“ Il tema delle radici visto come movimento continuo di popolazioni alla ricerca di stabilità - aggiunge l’artista- o inteso come ricerca individuale della propria storia, ma soprattutto per scavare sotto lo strato di superficialità creato dal vorticare impetuoso della terra, ci propone non solo una tematica attuale, ma soprattutto, con l’aiuto della luce notturna ci permette di ritrovare e rivivere quell’emozione ormai dimenticata tipica dell’infanzia, in cui magia e realtà non hanno confine”.
Brevi note biografiche
Giovanna Lysy è nata a Roma ma ha vissuto molto tempo nella casa di famiglia, la villa La Foce nel cuore della Val d’Orcia, dove vivevano i suoi nonni materni, Antonio e Iris Origo. La casa, il giardino realizzato dall’architetto inglese Cecil Pinsent, la campagna e il paesaggio hanno contribuito a formare la sua coscienza d’artista.
Dal 21 ottobre 2017 al 21 gennaio 2018 la Chiesa di Santa Maria della Spina a Pisa ospita l’installazione dell’artista Flavio Favelli dal titolo Corona.
Dal 21 ottobre 2017 al 21 gennaio 2018 la Chiesa di Santa Maria della Spina a Pisa ospita l’installazione dell’artista Flavio Favelli dal titolo Corona.
Organizzata dal Comune di Pisa in collaborazione con l’Università degli Studi di Pisa, la Scuola Normale Superiore e la Cooperativa Atlante Servizi Culturali, curata da Ludovico Pratesi, l’installazione è stata ideata da Flavio Favelli appositamente per questo luogo ed è la terza di una serie di interventi site specific di grandi artisti nazionali e internazionali realizzati all’interno della piccola chiesa, affacciata sui lungarni di Pisa.
L’installazione di Flavio Favelli consiste in una costruzione a forma di cubo irregolare, realizzata con cartoni assemblati a formare una specie di edificio con segni cancellati, scritte abrase, cesure e tamponature. L’installazione prende il nome dall’imballo della birra messicana Corona, uno dei pochi marchi dell’America Centrale divenuto globale. Corona si ispira dunque non a ideali architetture sacre, ma al pantheon ideale dell’artista che attinge al mondo di prodotti e marchi di multinazionali, che ormai fanno parte della vita delle persone e la influenzano, proprio come le arti del passato. La sua ricerca rimanda, infatti, alla quotidianità e al suo vissuto personale, con l’idea di creare, attraverso le sue opere e le sue installazioni, uno spazio fisico e mentale che modifica la percezione degli spettatori. Così all’interno dello spazio di Santa Maria della Spina di Pisa, tempietto gotico quasi in bilico sulla riva del fiume, l’installazione di Favelli intende creare una libera conversazione tra cose apparentemente alte e cose apparentemente basse.”A differenza degli interventi minimali di Wolfgang Laib e Richard Nonas, Flavio Favelli ha scelto di presentare un edificio all’interno di Santa Maria della Spina, una sorta di tempietto simile al Sacello Rucellai di Leon Battista Alberti a Firenze. Un tempio ispirato all’ immaginario dell’artista , che trasforma il vissuto personale in una fonte di ispirazione per la propria arte” sottolinea il curatore Ludovico Pratesi.
Flavio Favelli, nato a Firenze nel 1967, vive e lavora a Savigno, Bologna. Dopo la Laurea in Storia Orientale all'Università di Bologna, ha iniziato la sua attività artistica prendendo parte al Link Project (1995-2001). Partecipa alla residenza TAM a Pietrarubbia diretta da Arnaldo Pomodoro nel 1995 e al Corso Superiore Arti Visive della Fondazione Ratti con Allan Kaprow nel 1997.
Ha esposto in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero, tra cui il MARCO e il MAXXI di Roma, il Museo Marino Marini di Firenze e il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato. Ha progettato e realizzato due installazioni bar funzionanti al MAMbo e al MARCA di Catanzaro e due ambienti pubblici permanenti: Vestibolo nella Sede ANAS di Venezia di Palazzetto Foscari e Sala d'Attesa nel Pantheon di Bologna all'interno del Cimitero Monumentale della Certosa. Ha partecipato a due Biennali di Venezia, quella a cura di Francesco Bonami e quella a cura di Bartolomeo Pietromarchi.
Ha partecipato a seminari e conferenze presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia, Brera a Milano al Politecnico di Torino, all'Università di Bolzano e Bologna, alla Quadriennale di Roma e presso numerose altre istituzioni pubbliche e private. Le sue opere sono presenti nelle principali collezioni pubbliche e private, in Italia e all’estero.
Le Terme di Caracalla si animano in una delle parti più segrete e affascinanti: i sotterranei, con il loro soffitti a volte, accolgono dal 11 ottobre al 5 novembre 2017 la mostra di Molti di Antonio Biasiucci, a cura di Ludovico Pratesi. Promossa dalla So
Le Terme di Caracalla si animano in una delle parti più segrete e affascinanti: i sotterranei, con il loro soffitti a volte, accolgono dal 11 ottobre al 5 novembre 2017 la mostra di Molti di Antonio Biasiucci, a cura di Ludovico Pratesi.
Promossa dalla Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia Belle Arti Paesaggio con Electa, la mostra si ispira alla natura del luogo. Cinquanta fotografie di visi di uomini e donne di etnie diverse - rigorosamente con gli occhi chiusi e un’espressione distesa e serena - emergono dal buio dei sotterranei. L’artista evoca un’esistenza passata dei volti, ricordano le centinaia di schiavi e operai che lavoravano in questi spazi scuri per consentire il funzionamento delle terme, dove alla luce del sole i cittadini romani trascorrevano ore di divertimento e di ozio.
Le fotografie dei volti imprigionati in una cornice metallica ricoperta da un cristallo e appoggiata direttamente sul pavimento, diventa un omaggio simbolico a un’umanità presente e necessaria. E a questa umanità Biasiucci trasmette la dignità del ritratto, concesso in epoca antica soltanto alle classi più abbienti.
Artista le cui opere fanno parte dei più importanti musei e gallerie internazionali, Antonio Biasiucci conduce la sua ricerca attraverso un uso del tutto personale della fotografia, imprimendo una cifra sorprendente a immagini quotidiane come corpi, strade, persino il pane e il suo impasto. Ha realizzato le immagini di Molti nel 2009, fotografando in bianco e nero i calchi realizzati dall’antropologo Lidio Cipriani negli anni Trenta in alcuni paesi del Nord Africa. Prima fonte di ispirazione per l’opera, allora, era stata la storia dei migranti dispersi nei nostri mari. Con questa mostra alle Terme di Caracalla l’artista conferisce a Molti un nuovo senso. I suoi volti sono adesso testimoni muti e anonimi della grande storia di Roma.
Nel centro del cortile d’onore del palazzo Ducale di Urbino, costruito dall’architetto dalmata Luciano Laurana tra il 1466 ed il 1472 per volontà del duca Federico da Montefeltro il 22 luglio viene esposta, a cura di Ludovico Pratesi, Elliptical Column,
Nel centro del cortile d’onore del palazzo Ducale di Urbino, costruito dall’architetto dalmata Luciano Laurana tra il 1466 ed il 1472 per volontà del duca Federico da Montefeltro il 22 luglio viene esposta, a cura di Ludovico Pratesi, Elliptical Column, la colonna di acciaio realizzata dall’artista britannico Tony Cragg, considerato uno dei massimi scultori viventi. Un’opera dall’andamento tortuoso, che ricorda le colonne tortili del Baldacchino di San Pietro di Gian Lorenzo Bernini, dove si rispecchiano le linee simmetriche e rigorose della corte rinascimentale.
Un contrasto visivo forte di geometrie , forme e colori, che crea un interessante dialogo tra la misura del Rinascimento, improntata alle teorie di Leon Battista Alberti, del quale il Laurana era stato allievo a Mantova, e le torsioni della scultura, che si impone come elemento vitale e dinamico sull’ambiente circostante.
L’opera, dall’andamento irregolare, riflette sulla superficie specchiante l’architettura del palazzo, creando un’interessante relazione tra opera e spazio, passato e presente, armonia e movimento.
L’opera
Elliptical Column è un’opera realizzata nel 2012 da Tony Cragg , esposta per la prima volta nella mostra Tony Cragg at Exibition Road a Londra (25/8/-25/11/2012) e ispirata al biomorfismo che caratterizza gli ultimi cicli di opere dell’artista, Early Forms e Rational Beings , al quale appartiene Elliptical Columnn .
La forza di Elliptical Column è la sua capacità di interagire con l’ambiente circostante: urbano, architettonico o naturale.
“C’è l’idea che la scultura sia statica, o forse addirittura morta, ma io sento l’esatto contrario. Non sono una persona religiosa-sono un materialista assoluto. Per me il materiale è emozionante e in ultima analisi, sublime. Nel momento in cui creo una scultura, vado in cerca di una spiritualità o di un’etica del materiale . Voglio che il materiale abbia una dinamica, per spingere e muoversi e crescere” spiega Cragg, che cita Medardo Rosso come padre del suo approccio all’uso dei materiali nella scultura.
Tony Cragg e l’Italia
Tony Cragg ha un forte rapporto con il nostro paese, dove ha esposto più volte (Biennale di Venezia 1988; Macro, Roma, 2003; Pescheria, Pesaro, 2006; Milano, Fondazione Stelline, 2007; Ca’ Pesaro, Venezia, 2010; Expo Milano 2015). Le sue sculture sono state già poste in relazione con monumenti classici italiani: nel 2007 nel cortile della Fondazione Stelline a Milano (in occasione della mostra Material Toughts, a cura di Ludovico Pratesi) e nel 2015 sul tetto del Duomo di Milano, a confermare la presenza di una forte componente classica nel suo lavoro, capace di coniugare rigore accademico e contemporaneità, attraverso ardite composizioni plastiche che esaltano la componente materica del suo lavoro.
Accompagna la scultura un depliant tascabile, distribuito gratuitamente ai visitatori, con un testo del curatore.
Cenni biografici
Nato a Liverpool (UK) nel 1949, Anthony Cragg vive e lavora a Wupppertal, in Germania, dal 1977. Ha esposto all’Hermitage di San Pietroburgo (2016), al museo Benaki di Atene (2015), al Cafa Museum di Pechino (2012), al Louvre di Parigi (2011) alla Tate Gallery di Liverpool (2000) al Reina Sofia di Madrid (1995) e alla Tate Gallery di Londra (1988). Ha rappresentato la Gran Bretagna alla 43esima Biennale di Venezia (1988) e lo stesso anno ha vinto il Turner Prize. Ha vinto il Premio Imperiale per la Scultura a Tokyo nel 2007. Le sue opere sono nelle collezioni dei principali musei internazionali di arte contemporanea.
Il MACRO è lieto di presentare la prima antologica di Alfredo Pirri, curata da Benedetta Carpi De Resmini e Ludovico Pratesi. La mostra, allestita nel Padiglione B di MACRO Testaccio, rappresenta il momento conclusivo del progetto corale I pesci non port
Il MACRO è lieto di presentare la prima antologica di Alfredo Pirri, curata da Benedetta Carpi De Resmini e Ludovico Pratesi. La mostra, allestita nel Padiglione B di MACRO Testaccio, rappresenta il momento conclusivo del progetto corale I pesci non portano fucili (un viaggio all’interno dell’opera, del pensiero e della ricerca dell’artista) che si è inaugurato nel novembre 2016 con la mostra RWD / FWD a cura di Ilaria Gianni, presso la NOMAS Foundation a Roma. Il titolo è stato scelto dall’artista in omaggio all’opera The Divine Invasion di Philip K. Dick (1981), in cui l’autore immagina una società disarmata e fluida come il mare aperto dentro il quale immergersi e riemergere dando forma ad avvenimenti multiformi. Il progetto viene proposto come un nuovo possibile modello di rete culturale fortemente sostenuto da Pirri, dove ogni istituzione coinvolta è autonoma ma in dialogo con le altre.
Alfredo Pirri ha sperimentato negli anni molteplici linguaggi espressivi, quali la pittura, la scultura, il video e la performance. Ma è soprattutto la sua concezione del rapporto spazio – temporale, mediato dal lavoro che genera l’opera, che si presenta allo spettatore come una palingenesi: una nuova visione della realtà e della città. Lo spazio architettonico si trasforma così in supporto-tela su cui Pirri “dipinge” vuoti e pieni, luci e ombre, in una meditata metamorfosi che ne esalta i valori cromatici , concettuali e simbolici.
La mostra intende riunire le opere più importanti e significative realizzate dall’artista nel corso della sua carriera dagli anni ‘80 ad oggi, sottolineando l’alternarsi ritmico di fluidità e fissità, dove i repentini mutamenti di tecnica diventano allegoria di un tempo mentale, scandito dagli elementi che da sempre contraddistinguono la ricerca dell’artista: lo spazio, il colore e la luce.
Come la natura dell’accordo musicale ha una natura sincronica che risiede nella sovrapposizione istantanea di note, così il percorso espositivo si configura sull’immagine simbolica della città, ripercorrendo contestualmente, ma non cronologicamente, le grandi tematiche dell’opera di Pirri. Ogni opera presentata sfugge ad un’interpretazione filologica e diacronica per arrivare a costruire un simposio sulla grande mappa concettuale che sottende la creazione artistica.
La mostra si snoda attraverso un percorso articolato, in cui il tema della città, intesa non solo come agglomerato urbano ma come spazio aperto, luogo di condivisione e di incontro, è declinato in varie sfaccettature e qui diviso in due sezioni principali. Apre la mostra l’opera che l’artista ha realizzato nei mesi di ricerca all’interno del laboratorio allestito alla Nomas Foundation: Quello che avanza (2017) prosecuzione dello studio sulla luce e il colore che caratterizza il lavoro di Pirri.
Tra le opere selezionate: Gas (1990), lavoro che combina elementi concettuali e minimalisti, capace già nel titolo, di evocare una materia invisibile che attraversa e riempie lo spazio circostante; le Squadre plastiche (1987-88), con la loro immobilità di testimoni mute e contemporaneamente la loro pittura che si riverbera sulla parete come energia viva; Verso N (2003), installazione in cui i frammenti costruiscono un orizzonte immaginario, un paesaggio spirituale attraversato da fasci di luce che si irradiano nello spazio riflettendo i colori della pittura; La stanza di Penna (1999), costituita da copertine di libro disposte in modo da creare uno skyline urbano, paesaggio bagnato da una luce diffusa che ricorda i colori del tramonto. A fare da raccordo tra le due sezioni l’opera Passi , un’installazione site specific che assume la valenza di una soglia che apre la visione.
A corredo dell’intero progetto sarà pubblicato un catalogo edito da Quodlibet con testi inediti di: Benedetta Carpi De Resmini, Maria Vittoria Marini Clarelli, Ilaria Gianni, Ludovico Pratesi, Paola Tognon, Stefano Velotti e una conversazione tra Hou Hanru e Alfredo Pirri,
BIOGRAFIA:
Alfredo Pirri è nato a Cosenza nel 1957. Vive e lavora a Roma ormai da molti anni. Il suo lavoro spazia tra pittura, scultura, lavori su carta e opere ambientali. Il suo linguaggio palesa una continua attenzione allo spazio, alla superficie, al colore, creando dei veri e propri ambienti di luce. Ogni opera diventa un luogo spaziale, emozionale e temporale, dove l'osservatore ha la possibilità di entrare per immergersi in esperienze cromatiche che lo destabilizzano e lo disorientano. Ne è un esempio la sua installazione site specific Passi, costituita da pavimenti di specchi che si frantumano sotto i passi dell'artista e/o dell'osservatore, creando narrazioni deformate che promuovono un dialogo dialettico con lo spazio circostante, la sua natura e la sua storia. Collabora con architetti per la realizzazione di progetti multidisciplinari, in cui arte e architettura dialogano in modo armonico. Tra le sue mostre personali ricordiamo: Cure, Aperto ’88, Biennale di Venezia, 1988; Gas, Studio per l’Arte Contemporanea Tucci Russo, Torino; Colorea, Galleria Benet Costa, Barcellona, 1990; progetto Volume!, Fondazione Volume! Roma, 1997; La stanza di Penna, Palazzo delle Papesse, Siena, 1999; Via d’ombra, Villa Medici, Roma, 2000; Fare e rifare, Galleria Oredaria, Roma, 2004; Incontri d’Armonia, Tenuta Dello Scompiglio, Vorno, Lucca, 2009; Misura Ambiente, Galleria de’ Foscherari, Bologna, All’Orizzonte, Eduardo Secci gallery, Firenze (2015), Kindertotenlieder, galleria Il Ponte, Firenze, 2016. La sua installazione Passi è stata accolta da numerosi musei e spazi espositivi nazionali e internazionali, tra cui: Ex Centrale Daste e Spalenga, Contemporary Locus 10, Bergamo (2016), Museo Novecento, Firenze (2015) Palazzo Te, Mantova (2013), Project Biennial D-0 ARK Underground, Konjic, Bosnia Herzegovina (2013), Castello Svevo, Bari (2013), Museo dell’Accademia, Firenze (2012), Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma (2011), Palazzo Ducale, Martina Franca (2011), Centro Arti Visive Pescheria, Pesaro (2007), Foro di Cesare (2007), Museo Arcos, Benevento (2007), Museo Marino Marini, Firenze (2006), Villa Guastavillani, Bologna (2005), . Ha partecipato al restauro del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, con l'opera permanente Piazza (2011). Tra le mostre collettive più importanti ricordiamo: Un été italien, Maison Européenne de la Photographie, Parigi (2006); Biennale dell'Avana (2001); La Ville / Le Jar- din / La Mémoire, Accademia di Francia a Roma -Villa Medici (2000); Minimalia, MoMa PS1, New York (1999); Korrespondenzen, Walter Gropius Bau, Berlino (1992); Biennale d'Arte di Venezia (1988).
Sabato 26 novembre alle ore 19 presso il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro si inaugura Machina mostra personale di Gregorio Botta, organizzata per il periodo natalizio dal Comune di Pesaro -Assessorato alla Bellezza e Sistema Museo.
Sabato 26 novembre alle ore 19 presso il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro si inaugura Machina mostra personale di Gregorio Botta, organizzata per il periodo natalizio dal Comune di Pesaro -Assessorato alla Bellezza e Sistema Museo.
A cura di Ludovico Pratesi , la mostra di Gregorio Botta si basa sulla rilettura degli spazi architettonici della Pescheria, attraverso sculture e installazioni di notevole impatto.
Dopo la mostra di Jannis Kounellis , un’artista di una generazione successiva si confronta con gli spazi architettonici del Centro Arti Visive, con un linguaggio espressivo diverso ma complementare, attraverso una serie di opere che riportano il centro al suo passato, riletto con consapevolezza e rigore.
Nel Loggiato sono presenti tre tavoli rettangolari in ferro, che ricordano gli antichi banchi del pesce posizionati nell’antica Pescheria, dove scorrono piccoli rivoli d’acqua che sgorgano da sottili ferite, mentre alle pareti sfilano una serie di sculture a parete, che ricordano le lanterne di una volta. Al centro dell’ex chiesa del Suffragio l’artista ha ricostruito in scala l’architettura dodecagonale in ferro, per realizzare una scultura chiusa e minacciosa: una sorta di un monolite , all’interno della quale una fonte di luce produce un movimento rotatorio, visibile soltanto attraverso alcune sottili feritoie aperte nella struttura.
“Machina è un progetto legato all’idea delle macchine teatrali rinascimentali e barocche , che venivano utilizzate in particolari occasioni civili e religiose, ed erano commissionate a grandi artisti come Giulio Romano o Gian Lorenzo Bernini “ spiega Ludovico Pratesi. “In questo caso
Botta ha utilizzato il suo consueto linguaggio espressivo, che trasforma stilemi tratti dall’Arte Povera e dall’arte Minimal in sculture metafisiche dense di suggestioni poetiche, per realizzare una serie di opere ad hoc per gli spazi della Pescheria”.
“La mia è un’arte del togliere, del poco, del meno, sperando di arrivare a un’arte del niente. Un’arte che sparisca e lasci solo, come una vibrazione, come un motore segreto, l’azione per la quale è nata “ spiega Botta. In questa occasione, l’artista ha voluto confrontarsi alla pari con la storia e la memoria degli spazi espositivi, riletti attraverso interventi che ne accentuano la dimensione suggestiva e misteriosa attraverso sapienti equilibri tra luce e ombra, opacità e trasparenza, leggerezza e pesantezza.
“Il visitatore viene invitato a riflettere sulla capacità dell’arte di trasformare il genius loci in un’esperienza che sottolinea e sintetizza le linee guida di una memoria sedimentata , per proiettarle in una dimensione sospesa e intima , che suggerisce un rapporto meditativo con l’opera “ aggiunge il curatore.
La mostra è accompagnata da un catalogo, pubblicato da Silvana Editoriale, con un testo del curatore Ludovico Pratesi e un’intervista all’artista.
Gregorio Botta
Gregorio Botta nasce a Napoli nel 1953, ma ben presto (1960) si trasferisce con la famiglia a Roma, dove negli anni ottanta frequenta e si diploma all’Accademia di Belle Arti con Toti Scialoja.
Tra la fine degli anni ottanta e i primi anni novanta, la sua iniziazione artistica si rende pubblica con la partecipazione a mostre in diverse gallerie della città: la prima personale risale al 1991 alla Galleria Il Segno, con la quale intesse un vivace rapporto di collaborazione. In questi anni anche la critica si interessa al lavoro dell'artista, in occasione di Trasparenze dell’arte italiana sulla via della seta a cura di Achille Bonito Oliva, tenutasi a Pechino nel 1993, per la XII Quadriennale di Roma e la Biennale dei Parchi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, nel 1996 e nel 1998, e alla personale presentata nello stesso anno da Ludovico Pratesi all’Istituto Italiano di Cultura a Colonia. Il rapporto con la storia, con il classico e con la memoria, da sempre presente, emerge con evidenza nella mostra Post-Classici curata da Vincenzo Trione nel 2013 a Roma,nel Foro. Nel 2015 presenta alla Triennale di Milano Un’Altra Ultima cena a cura di Vincenzo Trione, dove partendo dal rituale dell’Ultima cena di Leonardo, attraverso la ricreazione di un suo cenacolo, sviluppa una riflessione sulla sacralità del nutrimento.
Opere di Gregorio Botta sono nelle raccolte del Mart di Rovereto, del Musma di Matera, del MAXXI, della Gam e del Macro a Roma, della Bce di Francoforte, del Ministero degli Affari Esteri alla Farnesina, alla Certosa di Padula (SA), e nella metropolitana di Napoli.
Sono gli americani Matthew Brannon ed Eric Wesley, insieme all’italiano Patrizio Di Massimo, i tre artisti invitati a partecipare ad Artisti per Frescobaldi nel 2016: un Premio ideato nel 2012 da Tiziana Frescobaldi, Direttore artistico, e
Sono gli americani Matthew Brannon ed Eric Wesley, insieme all’italiano Patrizio Di Massimo, i tre artisti invitati a partecipare ad Artisti per Frescobaldi nel 2016: un Premio ideato nel 2012 da Tiziana Frescobaldi, Direttore artistico, e curato dal critico d’arte Ludovico Pratesi.
Ai tre artisti è stato chiesto di creare un’opera ispirata a CastelGiocondo, la Tenuta della famiglia Frescobaldi a Montalcino, che hanno visitato a luglio e a ottobre 2015, per interpretarne lo spirito, la storia, il terroir. Ogni artista realizzerà anche un disegno richiamante la propria opera per l’etichetta di un’edizione limitata di 999 magnum di Castelgiocondo Brunello 2011, vendemmia dedicata ad Artisti per Frescobaldi. Parte del ricavato della vendita delle magnumandrà a sostegno di giovani artisti toscani, per ribadire l’impegno della famiglia Frescobaldi a favore dell’arte delle ultime generazioni.
La cerimonia di premiazione si terrà il 21 ottobre 2016 alla Gam, la Galleria d’arte moderna di Milano consede nella Villa Reale di via Palestro, dove le opere dei tre artisti saranno esposte al pubblico per tre settimane dal 21 ottobre al 6 novembre presso la sala Parnaso.
Per decretare il vincitore è stata nominata una giuria internazionale di prestigio: Massimiliano Gioni (Direttore artistico della Fondazione Nicola Trussardi di Milano), Samuel Keller (Direttore della Fondazione Beyeler di Basilea) e Gianfranco Maraniello (Direttore del Mart di Trento e Rovereto).
«Quest’anno abbiamo rivolto lo sguardo agli Stati Uniti: per la III edizione abbiamo coinvolto due artisti americani e un artista italiano. Tale scelta riflette l’impegno dell’azienda a livello internazionale» ha commentato Tiziana Frescobaldi, direttore del progetto ed esponente della trentesima generazione. «Al tempo stesso la Tenuta di CastelGiocondo, a Montalcino, un “luogo” con una spiccata identità nel cuore della Toscana, è stata scelta come protagonista del Premio».
«La scelta dei tre artisti è stata determinata dalla loro capacità di cogliere il genius loci di CastelGiocondo, pur attraverso visioni e linguaggi differenti, per interpretare in maniera originale e sorprendente il tema del Premio» aggiunge Ludovico Pratesi, curatore dell’iniziativa. «Il prestigio dei giurati porterà a premiare l’artista e l’opera più meritevoli, per permettere a questo Premio di guadagnare un’importante visibilità a livello internazionale».
Al Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro, sabato 16 luglio alle 18.30 si inaugura la mostra JANNIS KOUNELLIS curata da Ludovico Pratesi e organizzata dal Comune di Pesaro -Assessorato alla Bellezza e Sistema Museo, in concomitanza con il ventesimo annive
Al Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro, sabato 16 luglio alle 18.30 si inaugura la mostra JANNIS KOUNELLIS curata da Ludovico Pratesi e organizzata dal Comune di Pesaro -Assessorato alla Bellezza e Sistema Museo, in concomitanza con il ventesimo anniversario del Centro Arti Visive, aperto nel 1996.
Nella sua lunga ed eclettica carriera, iniziata alla fine degli anni Cinquanta, quando Kounellis lascia la Grecia per trasferirsi a Roma, dove attualmente vive e lavora, l’artista ha fatto parte del movimento dell’Arte Povera , teorizzato da Germano Celant nel 1967, per poi sviluppare una ricerca basata sull’uso di materiali che rimandano da una parte all’archeologia industriale e dall’altra al mondo classico. Carbone, acciaio, putrelle di ferro, sacchi di juta e pietre compongono sculture ed installazioni caratterizzate da un aspetto solenne, quasi epico, per suscitare riflessioni sulla vita e sul destino dell’umanità.
Gli spazi del Centro Arti Visive Pescheria accolgono le opere di Kounellis dopo importanti lavori di restauro, che hanno restituito all’ex chiesa del Suffragio la sua originale pianta dodecagonale (è l’unico edificio religioso dodecagonale esistente in Italia ) modificata alcuni decenni fa da alcuni interventi murari, oggi eliminati.
“L’arte è una presentazione e non una rappresentazione” dichiara Kounellis .”Per me, la mostra è un atto unico: l’occupazione di uno spazio per il tempo di un atto unico, come si dice a teatro. Penso che per le mostre funzioni così. E la capacità dell’artista è quella di avere, o riavere, il protagonista di sempre. Il mio problema è riconsiderare come positiva la rinascita del dramma. Ecco, questo è il mio problema intellettuale e ideologico”.
Kounellis ha progettato una nuova installazione per la Pescheria, che si riferisce alla realtà industriale della città di Pesaro, dove l’artista ha visitato alcune aziende. Un intervento dal forte valore simbolico , che interpreta una delle vocazioni della città marchigiana con un linguaggio forte ed evocativo, caratteristico dell’immaginario dell’artista, che ha esposto due volte in tempi recenti nel territorio pesarese: nel 2007 presenta Li Marinari alla galleria di Franca Mancini e nel 2011 al convento dei Servi di Maria a Monteciccardo.
Kounmellis ha interpretato la Pescheria come un luogo dinamico, dove portare un frammento della città per farne rivivere la memoria all’interno dello spazio” spiega Ludovico Pratesi. “Un intervento che assume un significato ancora più forte perché celebra il ventennale del Centro Arti Visive”.
Giovedì 9 giugno 2016 inaugura a Roma la mostra giorni d’oro + notti d’argento di Ugo Rondinone, che si articola in due degli spazi istituzionali più importanti della Capitale: il MACRO Testaccio, massimo esempio di archeologia industriale, e i Mercati di
Giovedì 9 giugno 2016 inaugura a Roma la mostra giorni d’oro + notti d’argento di Ugo Rondinone, che si articola in due degli spazi istituzionali più importanti della Capitale: il MACRO Testaccio, massimo esempio di archeologia industriale, e i Mercati di Traiano, monumento simbolo dell’antichità imperiale.
Nelle due sedi l’artista svizzero ha pensato un unico percorso che si sviluppa intorno a due grandi installazioni ambientali concepite come due cicli, giorni d'oro e notti d’argento, che trasformano gli spazi in luoghi fantastici, dove il visitatore può vivere le opere come un’esperienza visiva e concettuale.
Il padiglione 9B del MACRO Testaccio ospita giorni d’oro che riunisce alcune opere dell’artista in un ambiente abbagliante, dominato da luci e colori, animato dalla grande installazione vocabulary of solitude, che, dopo il successo al Museum Boijmans di Rotterdam, arriva per la prima volta in Italia, per proseguire nel prossimo dicembre al Bass Museum di Miami, in occasione di Art Basel. L’opera è costituita da 45 clown che rappresentano, con le loro 45 differenti posture, momenti della vita quotidiana, denunciando allo stesso tempo l’allucinazione della solitudine umana.
La mostra presso Macro Testaccio sarà arricchita dalla presenza di centinaia di arcobaleni disegnati dagli studenti delle scuole di Roma, coinvolti direttamente dall'artista in collaborazione con il Dipartimento Didattica del museo.
All’interno dell’esedra dei Mercati di Traiano Rondinone presenta, sempre per la prima volta in Italia, notti d’argento,gruppo di 5 calchi di ulivi millenari ancora presenti in Puglia e in Basilicata, in alluminio verniciato di bianco. L’idea dell’artista, che vuole rendere omaggio alla terra di origine della famiglia emigrata in Svizzera da Matera, è quella di riportare il monumento ad un’epoca ancestrale, in una sorta di foresta pietrificata simile a quelle dell’epoca preistorica. Una flora al tempo stesso fossile e contemporanea, carica di una dimensione drammatica ed espressiva, quasi epica, sospesa tra naturale e artificiale, tra storia e preistoria. L’installazione sarà trasferita nell’ottobre 2016 a Parigi, a Place Vendome, in occasione della FIAC.
Una mostra di dialogo, ma anche di contrapposizione: l’esplosione dei colori intorno all’immaginario di un uomo nella sua giornata di 24 ore al MACRO Testaccio si oppone al monocromo/bianco degli alberi dell’installazione ai Mercati di Traiano, concepita come allegoria delle fasi lunari dei 12 mesi.
L’esposizione, promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è curata da Ludovico Pratesi e organizzata con il supporto di Sadie Coles HQ (Londra), Gladstone Gallery (New York-Bruxelles), Galerie Eva Presenhuber (Zurigo).
E’ prevista la pubblicazione di un piccolo libro, in distribuzione gratuita al pubblico, con un testo del curatore e un’intervista all’artista.
Note biografiche: Nato a Brunnen (Svizzera) nel 1964, Ugo Rondinone vive e lavora a New York. La sua opera ruota intorno a visioni legate alla fantasia e al desiderio, non prive di aspetti ludici, giocosi e surreali. Ha esposto nei principali musei di arte contemporanea del mondo, dal New Museum di New York al Louisiana di Copenaghen. Nel 2007 ha rappresentato la Svizzera alla Biennale di Venezia, e nel 2013 ha esposto un’opera pubblica al Rockfeller Center di New York. L’ultima mostra pubblica a Roma risale al 2001, Kiss Tomorrow Goodbye, a Palazzo delle Esposizioni. Fra le mostre recenti i lovejohn giorno al Palais de Tokyo, Parigi, 2015; artists and poets, Vienner Secession, Vienna, 2015; breathe walk die, Rockbund Art Museum, Shanghai, 2014; we run through a desert on burning feet, all of us are glowing our faces look twisted, Art Institute di Chicago, 2013. Sue opere sono conservate, fra l’altro, al MoMA di New York, all’Institute of Contemporary Art di Boston, al San Francisco Museum of Modern Art, al Walker Art Center di Minneapolis, al Dallas Museum of Art.
Roma, aprile 2016
INFORMAZIONI PER LA STAMPA
Ufficio stampa mostra:
Maria Bonmassar
ufficiostampa@mariabonmassar.com
ufficio: +39 06 4825370 / cellulare: + 39 335 490311
Ufficio stampa Zètema Progetto Cultura:
Patrizia Morici / T. +39 06 82 07 73 71 / M. +39 348 54 86 548
p.morici@zetema.it
SCHEDA INFORMATIVA
Mostra:Ugo Rondinone giorni d’oro + notti d’argento
Curatore: Ludovico Pratesi
Preview stampa: giovedì 9 giugno 2016, ore 11.00 (Macro Testaccio), ore 12.00 (Mercati di Traiano)
Inaugurazione: giovedì 9 giugno 2016, ore 18.00 (MACRO Testaccio), ore 19.00 (Mercati di Traiano)
Sedi, apertura al pubblico, ingresso, orari e informazioni:
Mercati di Traiano, via Quattro Novembre 94, Roma
10 giugno - 1 settembre 2016
Dal lunedì alla domenica, dalle ore 9.30 alle ore 19.30 (ultimo ingresso alle ore 18.30)
Ingresso: non residenti (inclusa mostra) Intero € 14 / Ridotto € 12 / Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente.
Per i cittadini residenti nel Comune di Roma (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza) Intero € 12 / Ridotto € 10
Informazioni: 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00); www.mercatiditraiano.it
MACRO Testaccio, Padiglione 9B, piazza Orazio Giustiniani 4, Roma
10 giugno - 15 settembre 2016
da martedì a domenica dalle ore 14.00 alle 20.00 (ultimo ingresso alle ore 19.30). Lunedì chiuso.
Ingresso: ordinario Intero € 6,00 / Ridotto € 5,00 / Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente.
Per i cittadini residenti nel Comune di Roma (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza) Intero € 5,00 / Ridotto € 4,00
Informazioni:060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00); www.museomacro.org
Sponsor Sistema Musei in Comune:
In Collaborazione con MasterCard Priceless Rome
Media Partner Il Messaggero
Servizi di Vigilanza Travis Group
Saturday 26 November at 7 pm in the Visual Arts Center of Pescheria di Pesaro is inaugurated Machina personal exhibition of Gregorio Botta, organized for the Christmas period by the Municipality of Pesaro -Assessorato alla Bellezza and Sistema Museo.
Roma, febbraio 2016 – Il Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps da mercoledì 6 aprile a domenica 15 maggio 2016 apre al pubblico la mostra Matthew Monahan, a cura di Ludovico Pratesi.
L’esposizione dello scultore californiano Matthew Monahan (1972, Eureka, Stati Uniti) presenta un corpus di 8 sculture tutte appositamente concepite per l’occasione. I lavori, inseriti nel contesto d’eccezione dell’antico palazzo rinascimentale e della sua collezione permanente, propongono un percorso contemporaneo, suggerendo una riflessione sulle forme, le iconografie e i miti della classicità grazie alla contaminazione con l’arte del nostro tempo: un dialogo e un confronto tra contemporaneità e classicità che stimola una nuova visione del passato, del presente e invita a immaginare il futuro.
La ricerca di Monahan si sviluppa intorno all’idea di scultura come una sorta di rovina contemporanea, dove i materiali , le suggestioni archeologiche e la memoria della classicità assumono un aspetto transitorio, si trasformano in suggestivi relitti in bilico sul tempo. L’artista attinge a piene mani in un serbatoio di immagini molto ampio, che va dalla classicità alla fantascienza, per combinare elementi iconici, apparentemente distanti, in maniera straniante ma altamente suggestiva.
“Mi è sembrato necessario localizzare tutte le mie aspirazioni sulla figura, per chiederle di diventare il conduttore di tutte le cose trascendentali e profane. Il corpo fatto a mano in realtà è già composto da due corpi chiusi in un perverso sdoppiamento del corpo dell’artista stesso , che tenta di moltiplicare e di trasformarsi attraverso culture e generi” dichiara l’artista.
Le sculture in bronzo di Monahan, risuonano con la struttura architettonica di Palazzo Altemps e con le collezioni di scultura antica che vi sono conservate, andando a occupare spazi che l’artista percepisce come vuoti lungo il percorso di visita del Museo. Ogni scultura è stata concepita dall’artista in relazione alle opere e all’apparato decorativo della sala museale dove verrà esposta, con l’intento di suggerire nuove soluzioni interpretative e semantiche che fondano e rendano complementari opere così diverse tra loro.
La personale di Matthew Monahan si svilupperà a partire dal cortile al piano terra fino alle monumentali sale al primo piano: maschere, guerrieri e divinità pagane rilette in chiave contemporanea saranno accompagnate da una serie di disegni dell’artista, incorniciati a imitazione delle didascalie del museo, realizzando una fusione sinergica con l’istituzione museale.
L’esposizione vuole avvicinare al pubblico tradizionale del museo archeologico gli appassionati di arte contemporanea: in quest’ottica verranno organizzati due incontri sul tema del rapporto tra classicità e contemporaneo. Gli incontri, coordinati dal curatore Ludovico Pratesi, vedranno la partecipazione di artisti e storici dell’arte.
La mostra è corredata da una pubblicazione tascabile gratuita, curata da Ludovico Pratesi in collaborazione con l’artista.
La mostra è realizzata dalla Galleria Massimo De Carlo, Milano/Londra/Hong Kong.
Per la stampa la mostra sarà visitabile il 5 aprile dalle 11.30 alle 13.30, in presenza dell’artista Matthew Monahan e del curatore Ludovico Pratesi .
Nell’ambito della mostra mercoledi 13 aprile , dalle 1930 alle 21, si terrà nella sala del Galata di Palazzo Altemps l’incontro PUNTI DI VISTA: ARCHEOLOGIA E ARTE CONTEMPORANEA, con la partecipazione di Alfredo Pirri (artista) e Cristiana Perrella (storica dell’arte) .Modera Ludovico Pratesi
Il secondo incontro si terrà nella seconda settima di maggio.
Si ringraziano il Soprintendente, Architetto Francesco Prosperetti e la Direttrice del Museo, Alessandra Capodiferro per aver accolto il progetto.
Per il Museo il progetto è coordinato da Daniele Fortuna.
Contatti per la stampa
PCM Studio
Via C. Goldoni 38 – 20129 Milano
press@paolamanfredi.com | Tel. +39 02 87286582
Paola C. Manfredi | paola.manfredi@paolamanfredi.com
Matthew Monahan
Nato nel 1972 a Eureka, in California, Matthew Monahan vive e lavora a Los Angeles. Ha esposto le sue opere all’ultima edizione della Biennale di Venezia, al Palazzo Enciclopedico su invito di Massimiliano Gioni nel 2013 e in diversi musei, tra i quali il Los Angeles Museum of Contemporary Art, The National Center for Art a San Pietroburgo, la Royal Academy e la Saatchi Gallery a Londra, il Museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, lo Stedelijk Museum di Amsterdam.
« Il disegno è il grande moltiplicatore delle soglie della realtà ».1 Così Marco Tirelli definisce il disegno, che ha sempre accompagnato la sua ricerca come una sorta di grande serbatoio di immagini, un ampio deposito di memorie dove ogni elemento atten
« Il disegno è il grande moltiplicatore delle soglie della realtà ».1 Così Marco Tirelli definisce il disegno, che ha sempre accompagnato la sua ricerca come una sorta di grande serbatoio di immagini, un ampio deposito di memorie dove ogni elemento attende di essere attivato per diventare opera. Per anni questa dimensione intima è rimasta confinata all’interno dei diari , dove l’artista annota forme, parole, versi, componimenti musicali , immagini o architetture che colpiscono la sua attenzione, in una sorta di segreta e stimolante reverie di matrice benjaminiana. Fonti inequivocabili e imprescindibili di opere su carta o dipinti su tela, queste suggestioni tracciate sui fogli dei diari hanno custodito per decenni l’universo privato dell’artista, una sorta di Mnemosyne warburghiana che lo avvicina, per alcuni versi, a grandi maestri del Novecento italiano come Umberto Boccioni e Giorgio De Chirico. Limitati ad un ruolo accessorio, benchè significativo, questi materiali sono stati presentati in rare occasioni accanto alle tele, in un sottile contrappunto dove lo spazio principale era sempre occupato dalla pittura, sintesi essenziale del flusso di queste immagini , come in uno stream of consciousness, dalle pagine del diario alle carte per arrivare al precipitato della pittura.
Dopo una lunga e complessa gestazione, questi disegni sono assurti al ruolo di protagonisti nel 2013, in occasione della mostra Immaginario all’Istituto Nazionale per la Grafica ,2 dove Tirelli presentò esclusivamente opere su carta insieme ai diari, esposti per la prima volta ed indicati dall’artista come locus generandi del suo processo creativo ed immaginifico: una sorta di “mappa concettuale” del suo pensiero che prende forma nell’Atlante, costituito da una serie di tavole che riportano su supporto fotografico gli itinerari mentali creati da Tirelli attraverso l’accostamento di immagini provenienti da fonti diverse ma complementari, “depositate nei piccoli spazi che si susseguono come topoi “ spiega Claudia Cieri Via3. Sempre nel 2013 all’interno del Padiglione Italia alla LX Biennale di Venezia, Tirelli presenta un “Teatro della memoria”: una stanza con le quattro pareti interamente ricoperte di disegni , alternati ad alcune piccole sculture in bronzo, simili a delle maquette . “La giustapposizione di queste immagini, sia in forma bidimensionale che tridimensionale in una struttura a griglia- scrive Barbara Rose- richiede che siano lette come un unico lavoro composto da tanti frammenti che includono parti di mani e di teste umane, scale che scompaiono, interminabili gallerie scure, biologia molecolare, parti del corpo, diagrammi cosmologici, strumenti di laboratorio come microscopi e telescopi”.4
Per la mostra al Museo di Saint Etienne Marco Tirelli ha deciso di concentrare il suo immaginario sulla parete centrale della sala, alta 7,60 m e lunga 27,40 m, interamente ricoperta da più di 400 disegni , quasi a comporre una sorta di archivio privato e personale dove, per modelli e frammenti, entra il mondo intero, da cui l’artista ricava volta per volta le visioni dei propri dipinti. Una vera e propria wunderkammer che contiene centinaia di soggetti diversi, dagli oggetti d’uso quotidiano alle architetture, dagli animali alle mappe alle geometrie: un’installazione concepita come un laboratorio aperto di idee ed immagini, una sorta di vocabolario privato, che Barbara Rose ha giustamente paragonato al Teatro della Memoria di Giulio Camillo Delminio, descritto da Francis Yates come un dispositivo mnemonico simile ad una scaffalatura , dove la mente può immagazzinare ricordi specifici ai quali può accedere a suo piacimento.5 Ed è proprio la memoria il punto di partenza del pensiero dell’artista, che la definisce come “un immenso bacino, un serbatoio di immagini, come fossero all’interno di un grande lago in cui i fiumi del vissuto confluiscono e le immagini sedimentano sul fondo, pronte a riemergere nel momento in cui qualcosa le riattivi”. 6Un processo di attivazione tutto mentale che trae origine dagli spazi degli studioli , luoghi di riflessione e meditazione all’interno delle residenze dei signori delle corti italiane del Rinascimento, come Federico da Montefeltro o Isabella d’Este. L’apparato decorativo di questi spazi risponde ad uno schema ben preciso, dove ogni elemento gioca un ruolo fondamentale. Così all’interno del palazzo Ducale di Urbino lo studiolo di Federico ha le pareti ricoperte da tarsie lignee, disegnate da un gruppo di artisti , che raffigurano vari oggetti legati alla personalità del duca, tra i quali spiccano strumenti astronomici e di misurazione, come astrolabi, squadre, mazzocchi, libri, animali, leggi, calamai e armature. Un posto di rilievo spetta agli strumenti musicali, che sottolineano il ruolo della musica nella cultura del principe rinascimentale, confermato anche all’interno nello studiolo di Isabella d’Este nel castello di San Giorgio a Mantova, dove , tra le imprese della colta marchesa , troviamo un pentagramma musicale che riporta soltanto l’indicazione delle pause senza le note, probabilmente “a simboleggiare il silenzio, condizione privilegiata per un luogo della mente” spiega Cieri Via. 7
Del resto, la stessa natura dell’impresa rinascimentale può essere associata ai soggetti dei disegni di Marco Tirelli: immagini simboliche di carattere enigmatico, spesso associate a motti in latino, che indicano un intento, un proposito, un’inclinazione caratteriale o una qualità del loro illustre possessore, sia questo un principe, del calibro di Ludovico Gonzaga o Cosimo de’Medici, o un umanista, come Aldo Manuzio o Giovanni Pico della Mirandola. “ Le imprese erano esibite in guerra o durante giostre e tornei, per dichiarare la servitù amorosa o la fedeltà politica, comparendo in questi casi impresse su elmetti, cimieri e scudi e ricamate su stendardi, bandiere e sopravvesti. Riportate su libri, suppellettili d’arredo, stoviglie, finimenti di cavalli, edifici, le imprese avevano inoltre il compito di marcare visivamente la loro appartenenza a un determinato signore” spiegano Lorenzo Bonoldi e Federica Pellati8. Così come le imprese rinascimentali, che evocano e rimandano a concetti elevati, anche i disegni di Marco Tirelli si configurano come significanti. Essi appartengono, come puntualizza Agostino De Rosa, “a due categorie del reale: alcuni sono oggetti minimali-superfici simili ad ampolle alchemiche, scatole scoperchiate di differenti forme e configurazioni, vani architettonici privi di infissi-che contengono uno spazio intimo e oggettuale (…)altri invece sono enclaves-recinti, ambienti, gabbie-in cui la presenza umana è bandita, non per scelta linguistica ma perché luoghi che diventano muti testimoni di un mondo di archetipi”. 9
Archetipi come frammenti, memorie di un mondo perduto. Se le tarsie e le imprese sono immagini allusive di un sistema di valori e di idee nel quale il principe si rispecchiava per ritrovare la propria centralità come personaggio colto ed illuminato, nell’epoca neoclassica tale sistema era ormai perduto, e la classicità trasformata in una rovina senza più anima: una saudade dell’antichità di cui Giovan Battista Piranesi è l’interprete perfetto. “Architettura e città sono i testi attraverso cui Piranesi interroga la storia: non da erudito e filologo, ma da architetto, artista e uomo d’azione calato nella contemporaneità, che dall’analisi del monumento-documento cerca il senso forte, alto, del ruolo dell’intellettuale che esercita un’azione incisiva sulla società” puntualizza Mario Bevilacqua.10 “Come Piranesi mi sento un raccoglitore di oggetti di confine, trovati tra l’abisso del nonsenso, che tutto contiene, e la luce del desiderio: sono lì come rovine, sottratti al flusso interiore, distillati di vita e di memoria”11 aggiunge Marco Tirelli, interessato all’aspetto più idealista del maestro: “era contemporaneamente artista neoclassico e romantico, era combattuto cioè tra l’idea di far rivivere la classicità dell’impero romano come modello di immutabile perfezione, e d’altra parte consapevole che quest’ultima ci sia pervenuta solo in frantumi e rovine, ovvero che il mondo sia soggetto al tempo, alla trasformazione e dunque alla dissoluzione. Da qui la sua ossessiva catalogazione dei reperti”. 12
Si possono rintracciare dei fil rouge ideali all’interno di questo spazio dove l’artista ha dispiegato il suo immaginario , prima riunito sulle pareti di una stanza e ora squadernato su un’unica, immensa parete? Uno dei principali filoni che possiamo individuare tra le centinaia di forme tracciate da Tirelli su carta riguarda la presenza di soggetti legati all’osservazione, sia del vicino che del lontano. Telescopi, microscopi, piattaforme, tralicci, lenti, schermi, proiettori, altane, macchine fotografiche, torrette di avvistamento: oggetti, macchine, strutture e architetture che si riferiscono all’atto del guardare, esercizi sul calcolo del tempo e dello spazio che si fondono con l’attrazione verso il loro stesso superamento, verso la curiosità di osservare oltre il confine delle cose. Assimilazione, dunque, dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande, attraverso l’uso di strumenti scientifici, precisi, meravigliosi, costruiti dall’uomo per indagare, cercare, osservare ciò che sfugge all’esperienza dell’immanente kantiano, per attraversare con lo sguardo la consistenza per giungere all’inconsistenza. Pittura come strumento per guardare oltre, “perspicere” secondo la definizione utilizzata da Albrecht Durer in relazione alla prospettiva, alla capacità dell’arte di creare orizzonti visivi e mentali. 13Forme definite e riconoscibili nella loro natura di oggetti che qui , come avviene negli studioli del Rinascimento, evocano un altrove, rimandano ad un mondo di frammenti, rovine, memorie, concetti, idee, relazioni, simboli. ”Possiamo intenderle-afferma l’artista-come estensioni infinite, mai chiuse o meglio chiuse e aperte insieme, dissolvenze e ricostruzioni, espansioni in un intreccio di continue modifiche reciproche, come un gioco infinito di specchi, l’uno dentro l’altro”.14 Una descrizione che rimanda a quella che Jorge Luis Borges fa della Biblioteca di Babele: “Di qui passa la scala spirale, che si inabissa e s'innalza nel remoto. Nel corridoio è uno specchio, che fedelmente duplica le apparenze”15. Il mondo di Tirelli, come quello di Borges, si trova sul confine tra reale e mentale, ammesso che esista.
Ludovico Pratesi
Il 10 ottobre 2015 alle 18,30 si inaugura presso il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro Ero figlia unica , la prima mostra personale in un’istituzione pubblica italiana dell’artista Alice Schivardi (Erba, 1976), in occasione della Giornata del Conte
Il 10 ottobre 2015 alle 18,30 si inaugura presso il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro Ero figlia unica , la prima mostra personale in un’istituzione pubblica italiana dell’artista Alice Schivardi (Erba, 1976), in occasione della Giornata del Contemporaneo promossa da Amaci .
Curata da Ludovico Pratesi e Paola Ugolini, la mostra è dedicata all’indagine della delicata trama delle relazioni familiari, che l’artista conduce da diversi anni.
Il progetto della Schivardi propone una riflessione sulla natura della famiglia nella società attuale, attraverso un confronto tra nuclei familiari diversi per etnia, ceto sociale e religione. Con ognuno di essi l’artista ha avviato un rapporto, che l’ha portata ad essere accettata come una componente dell’unità familiare. Un’accettazione sancita attraverso uno scatto fotografico ,dove Alice è stata vestita e truccata dai componenti della famiglia che l'hanno trasformata in una di loro.
Il processo di relazione e di mimesi con tutte queste diverse realtà è il filo conduttore del progetto che vede l'artista trasformarsi di volta in volta a seconda del gruppo famigliare che la accoglie. Ogni famiglia è un mondo a sé fatto di tradizioni, modi di dire, dialetti e fedi ed è stupefacente constatare come l'artista riesca ogni volta ad entrare nel tessuto relazionale della famiglia in maniera totalmente empatica.
Il punto di partenza della ricerca di Alice Schivardi è sempre la realtà e il materiale umano ovvero la sua storia personale, i suoi incontri, le sue relazioni, raccontati e interpretati attraverso diversi medium come fotografia, ricamo, video e audio.
La pratica artistica di Alice Schivardi è un’evoluzione dell’Arte Relazionale ,teorizzata da Nicolas Bourriaud, in quanto prende in esame non solo la Storia e le Storie delle persone che incontra ma cerca di osservare, comprendere e lavorare sui diversi punti di vista, i diversi valori con cui gli individui considerano il proprio mondo.
La mostra occupa l'intero spazio espositivo della Pescheria, ed è concepita come una sorta di percorso all’interno del progetto, che comincia sulla parete principale del Loggiato, con una serie di disegni a ricamo che costituiscono una mappatura delle emozioni vissute dall’artista in occasione degli incontri che ha avuto con le diverse famiglie. Nell’ex chiesa del Suffragio, dove Alice Schivardi presenta una quadreria composta da una ventina di ritratti fotografici di dimensioni e formati differenti a seconda delle diverse provenienze culturali e identitarie delle famiglie .
In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo, edito da Silvana Editoriale, con un testo inedito di Roberto Saviano, i testi dei curatori e un’intervista all’artista. Il catalogo verrà presentato a novembre.
Con il prezioso sostegno dell’associazione culturale Bibo’s Place.
Note biografiche
Nata ad Erba nel 1976, dopo il diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, si trasferisce a Roma .Attualmente vive e lavora tra Roma e New York.Tra le sue mostre più recenti, la personale Wormholes presso il Museo di Los Sures in collaborazione con I.S.C.P a New York( USA) nel 2014 e Equazione Uno pressso la galleria The Gallery Apart a Roma nel 2012. Ha partecipato a mostre collettive presso l’American Academy a Roma (2008), al Palazzo Trinci di Foligno(2014) e alla chiesa dell’Annunciata a Pesaro (2013).
Nell’ambito di FotoGrafia 2016, l’11 ottobre alle ore 11.30, nello spazio Cinecittà Due Arte Contemporanea si inaugura la mostra Da Roma a Baini e ritorno, curata da Ludovico Pratesi, che presenta 70 opere dei due giovani fotografi Flavio Scollo (1984) e
Nell’ambito di FotoGrafia 2016, l’11 ottobre alle ore 11.30, nello spazio Cinecittà Due Arte Contemporanea si inaugura la mostra Da Roma a Baini e ritorno, curata da Ludovico Pratesi, che presenta 70 opere dei due giovani fotografi Flavio Scollo (1984) e Mohamed Keita (1993) : un itinerario per immagini da Roma alla comunità di pastori di Baini , la denominazione sarda di Villaverde (Oristano).
Le immagini di Scollo compongono un ritratto intenso e vibrante di una località oggi semiabbandonata che per secoli viveva di pastorizia e allevamento di bestiame, in una delle zone più remote della Sardegna. L’obiettivo coglie gli sguardi rassegnati degli ultimi abitanti-sia uomini che animali- insieme ai frammenti di paesaggi stravolti ma di forte suggestione, riporta l’atmosfera sospesa di un centro che si avvia al triste destino dei non-luoghi, per citare Marc Augè.
Lo sguardo del giovane ivoriano Mohamed Keita si rivolge invece a Roma, colta attraverso un occhio smaliziato e ironico come può essere quello dell’immigrato, che nutre per la nuova patria un atteggiamento criticamente ambiguo. Dalle periferie al centro storico, la città eterna vista da Keita si configura come un luogo di forti contraddizioni, esaltate da immagini che oscillano tra miseria e splendore, quasi a voler rivelare, pur senza alcun compiacimento, il lato oscuro della Grande Bellezza.
In occasione della mostra è stato prodotto un cataloghino tascabile a distribuito gratuitamente ai visitatori.
Sabato 18 luglio alle ore 18.30 si inaugura presso il Centro Arti Visive Pescheria, Lo sguardo di Massimo, una mostra dedicata alla figura di Massimo Dolcini (1945-2005), curata da Ludovico Pratesi, che intende analizzare i diversi aspetti della personali
Sabato 18 luglio alle ore 18.30 si inaugura presso il Centro Arti Visive Pescheria, Lo sguardo di Massimo, una mostra dedicata alla figura di Massimo Dolcini (1945-2005), curata da Ludovico Pratesi, che intende analizzare i diversi aspetti della personalità di Dolcini, grafico tra i principali innovatori della comunicazione sociale e culturale italiana, nota come “grafica di pubblica utilità”, tra gli anni Settanta e Ottanta.
La mostra è promossa dal Comune di Pesaro/Assessorato alla Bellezza e Sistema Museo, in collaborazione con il Comune di Urbania.
Grafico, comunicatore, designer ma anche pittore, collezionista, ceramista, insegnante, viaggiatore, cuoco e appassionato di cucina: per la prima volta la personalità complessa e labirintica di Dolcini viene presentata a 360 gradi, mettendo in luce aspetti sconosciuti o poco noti, attraverso una mostra suddivisa in due parti all’interno degli spazi della Pescheria, che alterna momenti spettacolari e di impatto visivo con situazioni più intime e riflessive. Più di trecento opere tra fotografie dipinti, acquarelli, ceramiche e manifesti documentano il Dolcini privato e più segreto. La mostra comincia nel Loggiato, dove l’allestimento si articola in tre moduli geometrici (che riprendono i segni grafici caratteristici di Dolcini) con una struttura a croce, che intendono rievocare la “x”, logo degli studi professionali del grafico mantenuto nel corso del tempo. Ogni modulo è dedicato ad un aspetto della personalità di Dolcini, per ricostruire il suo sguardo rivolto al mondo e al suo tempo. Frammenti di vita pubblica e privata, accompagnati da una timeline a parete che ricostruisce i momenti salienti della vita di Dolcini, con riferimenti al suo lavoro, alle sue passioni, alle forme della sua creatività nel quotidiano.
Lo spazio della vita
Il percorso espositivo si apre con un dipinto legato all’attività di pittore, praticata nella sua prima giovinezza e poi abbandonata. Un’immagine surreale e fantastica mai esposta al pubblico, che indica già la qualità del suo sguardo, originale e caleidoscopico fin dall’adolescenza. Una passione che ritorna in età adulta attraverso una serie di acquarelli esposti in mostra. Il primo modulo, dedicato alla fotografia 'd’autore', riunisce una serie di immagini personali inedite legate alla vita quotidiana e professionale di Dolcini: ritratti e autoritratti, paesaggi e luoghi, amici e allievi colti con un occhio soggettivo e originale. Il secondo propone documenti fotografici - ugualmente inediti - realizzati per finalità legate alla sua attività comunicazione che tuttavia offrono uno sguardo partecipe e talvolta amabilmente ironico sui personaggi, le iniziative, la vita pubblica della comunità pesarese degli anni ’70.
Tra i due moduli, un elemento circolare riguarda invece la dimensione del Dolcini collezionista di ceramica popolare e ceramista lui stesso: due aspetti che testimoniano il suo interesse per l’oggetto d’uso artigianale e la sua possibile contiguità con il design, documentati da una selezione di ceramiche della sua raccolta privata ed una campionatura di quelle da lui realizzate.
Lo spazio del lavoro
Alle pareti della chiesa del Suffragio si dispiega una selezione della produzione grafica di Massimo Dolcini: un corpus di manifesti murali - circa 70 - che documentano la sua attività per i committenti più diversi – istituzioni, enti, imprese attivi nella città - dalla Fondazione Rossini al Festival del Nuovo Cinema alle Cucine Scavolini, oltre al Comune di Pesaro, per il quale ha lavorato a partire dagli anni Settanta. Lo spazio del Suffragio ospiterà incontri, tavole rotonde e attività pubbliche legate alla figura di Massimo Dolcini, per l’intera durata della mostra.
Il giornale della mostra
Un giornale di mostra conterrà testi e immagini che approfondiranno la figura e l’opera di Dolcini. La pubblicazione sarà offerta gratuitamente ai visitatori della mostra.
Le attività collaterali
È previsto un programma di attività collaterali, sia all’interno della mostra che nella città di Pesaro, per l’intera durata dell’evento, dedicate ai diversi aspetti della personalità di Massimo Dolcini.
Note biografiche
Massimo Dolcini era nato a Pesaro il 3 luglio 1945. Ha iniziato la professione di grafico nel 1969, anno in cui si è diplomato al Corso Superiore di Arte Grafica di Urbino, dove è stato allievo di Albe Steiner e di Michele Provinciali. Due maestri che hanno saputo insegnargli il meglio delle loro esperienze e della loro visione del mondo. Dal 1969 al 1984 ha insegnato a periodi alterni nella città urbinate, Fotografia e Grafica presso l’ISIA (1969-74) e Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti (1974-84). Nel 1971 ha avviato con il Comune di Pesaro un rapporto di consulenza che ha costituito, per quel periodo, un caso unico in ambito internazionale di progettazione dell’immagine di una amministrazione locale. Sin dagli inizi il lavoro di Dolcini e dello studio Fuorischema si è infatti caratterizzato per la specializzazione nella “grafica di pubblica utilità” (la denominazione è di Albe Steiner), fornendo prestazioni ad enti locali, partiti politici, organizzazioni sociali e culturali. Nel 1981 Fuorischema, affiancato per un breve periodo da M&M, ha iniziato ad acquisire come clienti aziende private, con consulenze d’immagine di natura complessa. L’operatività di Dolcini e dei suoi collaboratori si è aperta ad un campo professionale più allargato e a nuovi strumenti, mutuati dalle agenzie di comunicazione, iniziando un percorso che ha portato, nel 1992, alla nascita di Dolcini associati srl.. Dolcini e le sue strutture hanno partecipato a numerose e prestigiose mostre di grafica in Italia e nel mondo e i loro lavori nel campo della comunicazione pubblica e d’impresa sono presenti in raccolte museali, cataloghi e riviste specializzate, nazionali ed internazionali.
La mostra è realizzata con materiali prestati da privati e la collaborazione di CDPG Aiap - Centro di Documentazione sul Progetto Grafico , di AIAP-Associazione italiana design della comunicazione visiva e dell’Accademia di Belle Arti di Urbino.
I due padiglioni del MACRO Testaccio accolgono la prima mostra personale in un museo italiano dell’artista americano Josh Smith , nato nel Tennessee nel 1976 ma residente a New York, curata da Ludovico Pratesi.
I due padiglioni del MACRO Testaccio accolgono la prima mostra personale in un museo italiano dell’artista americano Josh Smith , nato nel Tennessee nel 1976 ma residente a New York, curata da Ludovico Pratesi.
La ricerca di Josh Smith si fonda su tecniche come la pittura su carta, il collage, l’incisione e l’edizione di libri d’artista, che Smith considera a tutti gli effetti delle opere in sé.
La mostra è concepita come un’antica quadreria , che riunisce un centinaio di dipinti dello stesso formato, realizzati per l’occasione, che ricostruiscono la multiforme personalità dell’artista, attivo dal 1998. Una sorta di omaggio all’opulenza e al fasto del barocco romano, che permette al pubblico di approfondire i diversi aspetti della pittura di Josh Smith.
Partendo da una riflessione legata al proprio nome, l’artista produce una serie di opere , utilizzando tecniche diverse, dall’olio all’acrilico, dall’acquarello all’incisione, costruendo dei veri e propri assemblaggi di forme e colori, spesso ispirate ad immagini o a tematiche figurative.
E’ una pittura che unisce l’energia cromatica e gestuale dei maestri dell’arte statunitense, da De Kooning a Guston fino a Schnabel o Basquiat, con uno studio profondo della storia dell’arte europea, intrisa di riferimenti a Paul Cezanne o Kurt Schwitters. Attento studioso di grafica e di editoria, ha dedicato una importante parte della sua produzione alla creazione di libri d’artista.
La mostra documenta le diverse fasi del suo lavoro, che indaga il rapporto tra autorialità e serialità: i “Name Paintings” — speculazioni formali attorno ai caratteri J,O,S,H,S,M,I,T e H — , gli “Announcement” delle sue mostre e le sue tavolozze, mirabilmente trasformate in “Palette Paintings”.Opere che risentono di una tradizione astratta che ha origine negli anni Ottanta con Terry Winters, Albert Oehlen e Christopher Wool, tra i primi a spingere il gesto pittorico verso una produzione seriale.
La sede del MACRO Testaccio appare idonea al progetto in quanto prosegue una tradizione legata alla presentazione dell’arte americana delle ultime generazioni, che ha visto la collettiva New York Minute (2009) e la personale di Sterling Ruby (2013).
Per l’occasione verrà realizzato un catalogo bilingue curato dall’artista, edito da Mousse.
Josh Smith
Dati biografici
Nato nel 1976 a Knoxville nel Tennessee,ha avuto molte mostre personali negli Stati Uniti e in Europa., come The American Dream alla Brant Foundation di Greenwich, CT in 2011, Who Am I at De Hallen di Haarlem nel 2009 e Hidden Darts al Museum Moderner Kunst di Vienna in 2008. Ha partecipato a molte collettive come The Painting Factory: Abstraction after Warhol al Museum of Contemporary Art di Los Angeles, Le Printemps de Septembre a Tolosa , The Generational: Younger Than Jesus al New Museum di New York, Uncertain States of America alla Serpentine Gallery di Londra, alla Lyon Biennial nel 2007 .Nel 2011 ha partecipato alla Biennale di Venezia ILLUMInazioni, invitato da Bice Curiger.Ha esposto alla Saatchi Gallery di Londra, alla Luhring Augustine di New York , da Eva Presenhuber a Zurigo e da Massimo De Carlo a Milano. Hanno scritto sul suo lavoro curatori internazionali come Massimiliano Gioni, Francesco Bonami, Hans Ulrich Obrist, Bice Curiger , Roberta Smith .
Leggerezza e gravità: 1.500 chili di coriandoli affiancati a corpi in marmo massiccio. L'artista di fama internazionale Lara Favaretto entra nel Glyptotek per presentare la sua prima mostra personale in Danimarca. Negli ultimi anni l'artista italiana Lara
Leggerezza e gravità: 1.500 chili di coriandoli affiancati a corpi in marmo massiccio. L'artista di fama internazionale Lara Favaretto entra nel Glyptotek per presentare la sua prima mostra personale in Danimarca.
Negli ultimi anni l'artista italiana Lara Favaretto ha fortemente impressionato la scena artistica internazionale con installazioni site specific che combinano il monumentale con l'effimero.
Noi tutti cadiamo
L'installazione We all fall down (2012) consiste in una stanza con cornice di vetro in cui quattro ventilatori industriali soffiano lentamente intorno a un'enorme quantità di coriandoli colorati, provocando un movimento lento. Le vaste dune di coriandoli cambiano costantemente, come un paesaggio o come le reliquie di una festa. Un viaggio meditativo e visivo senza inizio e senza fine; uno in cui Favaretto invita tutti gli spettatori a sospendere il tempo mentre si perdono davanti a milioni di piccoli pezzi di carta da ballo.
L'installazione ha preso posizione tra la magnifica collezione di sculture di Glyptotek. Il paesaggio ondulato dei coriandoli appare fianco a fianco con corpi umani creati in marmo, granito e bronzo; corpi la cui forte presenza fisica riempie con insistenza gli spazi che occupano. In contrasto con tale solidità, i fiocchi di carta verde di Favaretto sfarfallano e svolazzano all'interno del loro spazio costruito senza alcun senso di direzione. Il monumento è stato sovvertito, cortocircuitato, e il processo artistico di creazione è recitato in tempo reale davanti agli occhi dello spettatore, sia pure automaticamente e con un deciso tocco umoristico.
A proposito di Lara Favaretto
Lara Favaretto (nata nel 1973) vive e lavora a Torino. Si è laureata all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Le sue opere sono presenti in molte collezioni e musei in Danimarca e all'estero, e ha già esposto i suoi lavori presso prestigiose istituzioni come Museum of Contemporary Art, Los Angeles (2005), così come alla 53a Biennale di Venezia (2009), MoMA PS1 (2012) e Documenta 13 (2012).
La mostra è curata da Ludovico Pratesi e Line Clausen Pedersen in collaborazione con la Galleria Franco Noero.
Dopo Jannis Kounellis e Michelangelo Pistoletto, quest’anno la Chiesa di San Paolo a Cattaro ospita Montenegro Amaro-Sapore vero, il grande stendardo dipinto a mano su tela dall’artista italiano Flavio Favelli , ispirato alla storica etichetta dell’Amar
Dopo Jannis Kounellis e Michelangelo Pistoletto, quest’anno la Chiesa di San Paolo a Cattaro ospita Montenegro Amaro-Sapore vero, il grande stendardo dipinto a mano su tela dall’artista italiano Flavio Favelli , ispirato alla storica etichetta dell’Amaro Montenegro e realizzato per l’occasione.
Quest’ultimo viene realizzato da un’azienda storica nell’entroterra bolognese, fondata dal nobile Silvano Cobianchi nel 1885, che nei primi anni si dedicava a liquori poi scomparsi come rosolio, ratafià o latte di vecchia. Dopo un viaggio in Montenegro Cobianchi decise di sfruttare le sue conoscenze delle erbe aromatiche per dare vita alla specialità della casa,un liquore che contiene 40 erbe diverse, battezzato Amaro Montenegro in onore di Elena Petrovich Niegos , principessa di Montenegro e futura regina d’Italia al fianco di Vittorio Emanuele III, ricordata dallo stemma del suo paese natale, presente sull’etichetta. Il successo arrivò subito, tanto che Gabriele d’Annunzio battezzò l’amaro “il liquore delle virtudi”, che da 130 anni propone un “sapore vero”.
“Incuriosito da questa vicenda che lega l’Italia al Montenegro attraverso una regina e un liquore, Favelli ha deciso di interpretare l’etichetta della storica bevanda per trasformarla in una grande tela dipinta in bianco e nero, che riprende la grafica e i motivi dell’immagine originale, giocando sul valore iconico dell’immagine, garanzia di tradizione e originalità” spiega il curatore della mostra Ludovico Pratesi.
Falvio Favelli è nato a Firenze nel 1967 .Vive e lavora a Savigno (BO). Ha esposto in spazi pubblici e privati in Italia e all'estero, come i musei: MACRO e MAXXI di Roma, MAMbo di Bologna, Museo Marino Marini di Firenze, Palazzo Riso di Palermo, Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, Maison Rouge - Fondation Antoine de Galbert di Parigi, Projectspace 176, Londra. Fra le principali mostre collettive si ricordano quelle tenute alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, alla GAMeC di Bergamo, al Castello di Rivoli e alla GAM di Torino, all'11° Biennale dell'Avana, al festival No Soul For Sale della Tate Modern di Londra, alla Fondazione Pomodoro a Milano, al Museo MADRE e al PAN di Napoli, al MOCA di Shanghai, a Villa delle Rose - GAM di Bologna, al Museo d'arte moderna di Saint-Étienne, al Museion di Bolzano e all' ppElgiz Museum of Contemporary Art|Elgiz Museum èè di Istanbul. Ha partecipato alla XIII Biennale di Scultura a Carrara e alla XV Quadriennale di Roma al Palazzo delle Esposizioni nonché alla mostra "Italics" a Palazzo Grassi, Venezia, poi itinerante all'MCA di Chicago.
In mostra le opere degli artisti che hanno partecipato all'edizione 2014 del Premio Artisti per Frescobaldi, ideato da Tiziana Frescobaldi e curato dal critico Ludovico Pratesi. Il Premio e' dedicato alla promozione degli artisti contempora
In mostra le opere degli artisti che hanno partecipato all'edizione 2014 del Premio Artisti per Frescobaldi, ideato da Tiziana Frescobaldi e curato dal critico Ludovico Pratesi. Il Premio e' dedicato alla promozione degli artisti contemporanei internazionali delle ultime generazioni, invitati a realizzare un'opera ispirata alle tenute Frescobaldi e alla storia della famiglia. Per l'edizione del 2014 sono stati invitati a realizzare un lavoro ispirato al Castello di Nipozzano (in Chianti Rufina, a pochi chilometri da Firenze) da due artisti tedeschi, Michael Sailstorfer e Jorinde Voigt, e da uno italiano, Yuri Ancarani. Quest'ultimo ha prodotto un lavoro, intitolato 1 maggio, dedicato alla cantina privata dei Frescobaldi al Castello di Nipozzano e incentrata sulla tradizione della famiglia di mettere da parte un certo numero di bottiglie alla nascita di ogni figlio. S'intitola Akt 1-5 la videoinstallazione di Michael Sailstorfer, che riflette sul rapporto tra artista e modella, e dove il vino diviene la materiaper tratteggiare il profilo della ragazza in 5 pose diverse. A Difference that Makes a Difference, e' il titolo del disegno di Jorinde Voigt, basato su un complesso sistema di grafici e diagrammi concettuali, dove macchie di colore incontrano linee vettoriali e geometrie misteriose, che interpretano i processi del vino. La giuria, composta da Dirk Luckow, Angelika Nollert e Letizia Ragaglia, ha indicato come vincitore del premio Michael Sailstorfer. In una sezione della mostra sono esposte anche le 3 bottiglie Magnun di Montesodi Riserva 2011, selezione speciale del cru del Castello di Nipozzano: un'edizione limitata e numerata del grande vino rosso che l'azienda ha dedicato ad Artisti per Frescobaldi. Le bottiglie - 999 pezzi in tutto - hanno tre diverse etichette realizzate dagli artisti partecipanti, che si sono richiamati all'opera in gara. Inaugurazione 15 gennaio 2015 dalle 18.
Martedì 25 novembre alle ore 20, presso la Galleria Lauba a Zagabria, verrà inaugurata la mostra Un’opera per ricordare/A work to Remind, a cura di Ludovico Pratesi, che presenta l’installazione di Jannis Kounellis dal titolo Untitled (Sails).
Martedì 25 novembre alle ore 20, presso la Galleria Lauba a Zagabria, verrà inaugurata la mostra Un’opera per ricordare/A work to Remind, a cura di Ludovico Pratesi, che presenta l’installazione di Jannis Kounellis dal titolo Untitled (Sails).
Dopo il successo della prima edizione dell’evento che ha fatto tappa nella città di Cattaro, in Montenegro, la mostra A work to Remind si fermerà questa volta a Zagabria. Per l’occasione l’esposizione croata è organizzata dall’Ambasciata italiana a Zagabria, dall’Istituto italiano di cultura a Zagabria, dall’Università Popolare di Trieste in collaborazione con l’Unione italiana, dal Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, dall’Università degli Studi di Trieste e dalla Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia. L’evento gode inoltre del Patrocinio della Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea.
L’artista italiano di origine greca Jannis Kounellis, figura fondamentale dell’Arte Povera e maestro di fama internazionale è stato invitato a realizzare un intervento emblematico all’interno della Galleria Lauba di Zagabria, dove Kounellis espone l’opera Untitled (Sails), presentata per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1993. Si tratta di un’installazione composta da un gruppo di nove antiche vele utilizzate dai marinai del Mediterraneo, che evocano l’idea del viaggio per mare e di integrazione tra i popoli: l’artista racconta attraverso l’uso di materiali fortemente corporei e fisici il vissuto esperienziale e concreto di coloro che interpretano e agiscono intorno al mare.
Le sue opere esprimono la forza proveniente da un’esistenza guidata dalle correnti marine, attraverso il recupero dei materiali, degli strumenti e dei dispositivi, fisici e ideali, capaci di evocare la potenza, il sacrificio e la ricchezza della vita in mare.
Nessun artista contemporaneo vivente ha raccontato la cultura del mare come Kounellis, per il quale l’ideale proveniente dalle evocazioni del paesaggio marino rappresenta un immaginario determinato dalle sue origini greche, attraverso un percorso sul tema del mare che l’artista ripercorre da decenni nelle sue opere, tracciando costantemente un binomio parallelo tra le suggestioni collettive che ne derivano e quelle personali, basate sull’esperienza del singolo individuo.
Kounellis è dunque un testimonial d’eccezione per illustrare la vocazione epica dei mari interni del Mediterraneo. Un novello Ulisse del Ventunesimo Secolo, capace di evocare, con poche opere leggibili anche dal grande pubblico e dense di suggestioni estetiche, letterarie, poetiche e filosofiche.
Brevi note biografiche
Nato nel 1936 al Pireo, Kounellis si allontana dal suo paese natale ad appena vent'anni per completare a Roma gli studi presso l'Accademia delle Belle Arti. Elegge così l'Italia a sua seconda patria. Il suo esordio pubblico risale al 1960, con la prima personale presso la galleria romana La Tartaruga. Risalgono al 1967 le prime mostre ideologicamente vicine al movimento dell'arte povera nelle quali l'uso di prodotti e materiali di uso comune suggeriscono per l'arte una funzione radicalmente creativa, mitica, priva di concessioni alla mera rappresentazione. Evidenti sono anche i riferimenti alla grecità delle sue origini. Le sue installazioni diventano delle vere e proprie scenografie che occupano fisicamente la galleria e circondano lo spettatore rendendolo attore protagonista. Nel 1969, presso L'Attico di Roma, espone i Cavalli, agganciati alla corda come quadri sulla parete. L'installazione, indistinta ormai dalla performance, contempera l'estemporaneità e l'evanescenza dell'atto creativo con la presenza ingombrante, greve, imbarazzante degli animali. Tra le mostre personali recenti ricordiamo: 2014 Giovanni Anselmo / Jannis Kounellis - Stanze #1, ISO - Museo d'Arte Contemporanea- Palazzo Belmonte Riso; Jannis Kounellis, Almine Rech Gallery, Brussels, Belgio. 2013 Jannis Kounellis, City Art Gallery, Ljubljana, Slovenia; Jannis Kounellis, Salone Degli Incanti, ex pescheria, Trieste, Italia; Jannis Kounellis, Cheim & Read, New York; Jannis Kounellis, Galleri Artist, Istanbul, Turchia; Jannis Kounellis, a cura di Bruno Corá, Giacomo Guidi Arte Contemporanea, Roma; Kounellis: Trieste, Galerie Lelong, Parigi.
Lunedì 6 ottobre alle ore 18.30, nella Chiesa di San Paolo nella città di Cattaro, in Montenegro, verrà inaugurata la mostra Un’opera per ricordare/A work to Remind, a cura di Ludovico Pratesi, che presenta l’opera di Jannis Kounellis dal titolo Untitled
Lunedì 6 ottobre alle ore 18.30, nella Chiesa di San Paolo nella città di Cattaro, in Montenegro, verrà inaugurata la mostra Un’opera per ricordare/A work to Remind, a cura di Ludovico Pratesi, che presenta l’opera di Jannis Kounellis dal titolo Untitled (Sails).
La mostra è organizzata dall’Università Popolare di Trieste, con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri Italiano in collaborazione con l’Unione Italiana, l’Ambasciata d’Italia in Montenegro, la Comunità Italiana in Montenegro e la Città di Cattaro nell’ambito del Programma Culturale del Semestre di Presidenza Italiana dell’Unione Europea e si ispira all’idea di integrazione delle comunità italiane presenti in Montenegro, ricollegandosi alla vicenda dell’ultima bandiera della Repubblica di Venezia, conservata nell’altare della cattedrale di Perasto dal 1797.
Per ricordare l’alto valore di quel simbolo, l’artista italiano di origine greca Jannis Kounellis, figura fondamentale dell’Arte Povera e maestro di fama internazionale è stato invitato a realizzare un intervento emblematico all’interno dell’antica chiesa di San Paolo nel centro storico di Cattaro, oggi Patrimonio mondiale dell’Unesco, che proprio in occasione della mostra viene inaugurata come nuovo centro di arte e cultura, dopo i recenti lavori di restauro.
Kounellis espone l’opera Untitled (Sails), presentata per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1993. Si tratta di un’installazione composta da un gruppo di nove antiche vele utilizzate dai marinai del Mediterraneo, che evocano l’idea del viaggio per mare e di integrazione tra i popoli:l’artista racconta attraverso l’uso di materiali fortemente corporei e fisici il vissuto esperienziale e concreto di coloro che interpretano e agiscono intorno al mare.
Le sue opere esprimono la forza proveniente da un’esistenza guidata dalle correnti marine, attraverso il recupero dei materiali, degli strumenti e dei dispositivi, fisici e ideali, capaci di evocare la potenza, il sacrificio e la ricchezza della vita in mare.
Nessun artista contemporaneo vivente ha raccontato la cultura del mare come Kounellis, per il quale l’ideale proveniente dalle evocazioni del paesaggio marino rappresenta un immaginario determinato dalle sue origini greche, attraverso un percorso sul tema del mare che l’artista ripercorre da decenni nelle sue opere, tracciando costantemente un binomio parallelo tra le suggestioni collettive che ne derivano e quelle personali, basate sull’esperienza del singolo individuo.
Kounellis è dunque un testimonial d’eccezione per illustrare la vocazione epica dei mari interni del Mediterraneo. Un novello Ulisse del Ventunesimo Secolo, capace di evocare, con poche opere leggibili anche dal grande pubblico e dense di suggestioni estetiche, letterarie, poetiche e filosofiche.
Brevi note biografiche
Nato nel 1936 al Pireo, Kounellis si allontana dal suo paese natale ad appena vent'anni per completare a Roma gli studi presso l'Accademia delle Belle Arti. Elegge così l'Italia a sua seconda patria. Il suo esordio pubblico risale al 1960, con la prima personale presso la galleria romana La Tartaruga. Risalgono al 1967 le prime mostre ideologicamente vicine al movimento dell'arte povera nelle quali l'uso di prodotti e materiali di uso comune suggeriscono per l'arte una funzione radicalmente creativa, mitica, priva di concessioni alla mera rappresentazione. Evidenti sono anche i riferimenti alla grecità delle sue origini. Le sue installazioni diventano delle vere e proprie scenografie che occupano fisicamente la galleria e circondano lo spettatore rendendolo attore protagonista. Nel 1969, presso L'Attico di Roma, espone i Cavalli, agganciati alla corda come quadri sulla parete. L'installazione, indistinta ormai dalla performance, contempera l'estemporaneità e l'evanescenza dell'atto creativo con la presenza ingombrante, greve, imbarazzante degli animali. Tra le mostre personali recenti ricordiamo: 2014 Giovanni Anselmo / Jannis Kounellis - Stanze #1, ISO - Museo d'Arte Contemporanea- Palazzo Belmonte Riso; Jannis Kounellis, Almine Rech Gallery, Brussels, Belgio. 2013 Jannis Kounellis, City Art Gallery, Ljubljana, Slovenia; Jannis Kounellis, Salone Degli Incanti, ex pescheria, Trieste, Italia; Jannis Kounellis, Cheim & Read, New York; Jannis Kounellis, Galleri Artist, Istanbul, Turchia; Jannis Kounellis, a cura di Bruno Corá, Giacomo Guidi Arte Contemporanea, Roma; Kounellis: Trieste, Galerie Lelong, Parigi.
Dal 21 maggio al 14 settembre il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma presenta la mostra Shifting Identities, a cura di Ludovico Pratesi e organizzata dalla Väinö Tanner Foundation, che raccoglie per la prima volta 21 esponenti delle ultime generazioni
Dal 21 maggio al 14 settembre il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma presenta la mostra Shifting Identities, a cura di Ludovico Pratesi e organizzata dalla Väinö Tanner Foundation, che raccoglie per la prima volta 21 esponenti delle ultime generazioni dell’arte estone e finlandese, accomunati da una profonda riflessione sul tema dell’identità.
Pur appartenendo a differenti aree geografiche, scandinava e baltica, gli artisti finlandesi ed estoni delle ultime generazioni hanno sviluppato punti di vista simili e complementari, condizionati da vicinanze etniche e linguistiche, e soprattutto da una storia a tratti comune che ha visto le due nazioni sottostare, seppure con diverse modalità, all’influenza dell’ex Unione Sovietica, con conseguente necessità di riaffermare e ridefinire le rispettive identità nazionali particolarmente sentita in Estonia, assoggettata a cinquant’anni di occupazione.
Mentre la questione identitaria non appare come fondamentale per l’arte finlandese del dopoguerra, fatta eccezione per il gruppo alternativo dei “Vendemmiatori” (The Harvesters) negli anni Settanta, appare invece fondamentale per gli artisti delle ultime generazioni sia in Finlandia che in Estonia.
Identità mutevoli e fluttuanti, sempre più complicate da definire in una società globalizzata che tende all'omologazione generale, sono analizzate dagli artisti da punti di vista privati e politici, sociali e antropologici, geografici e simbolici, attraverso una gamma di linguaggi espressivi che vanno dalla scultura alla fotografia e al video.
In mostra, nella sede del MACRO Testaccio, un totale di 21 opere (una per ogni artista) realizzate dagli artisti estoni Reio Aare, Flo Kasearu, Paul Kuimet, Eva Labotkin, Tanja Muravskaja, Kristina Norman, Mark Raidpere, Eva Sepping, Liina Siib, 10x10 meters, e dagli artisti finlandesi Adel Abidin, Aino Kannisto, Riikka Kuoppala, Mikko Kuorinki, Antti Laitinen, Liisa Lounila, Nelli Palomäki, Anna Rokka, Jani Ruscica, Pia Sirén, Pilvi Takala.
Fondazione Pescheria-Centro Arti Visive è lieta di annunciare la mostra personale di MOIO&SIVELLI (duo artistico formato da Luigi Moio – Napoli, 1975 e Luca Sivelli – Napoli, 1974) che riunisce negli spazi del Loggiato la videoinstallazionedal titoloLike
Fondazione Pescheria-Centro Arti Visive è lieta di annunciare la mostra personale di MOIO&SIVELLI (duo artistico formato da Luigi Moio – Napoli, 1975 e Luca Sivelli – Napoli, 1974) che riunisce negli spazi del Loggiato la videoinstallazionedal titoloLike a seagull.
Nata da un progetto realizzato appositamente per gli spazi dell’ex Pescheria e per il territorio che la ospita, la mostra ha origine da un viaggio verso un “non-luogo”, una “non-meta”, com’è possibile definire la realtà dei porti marittimi. MOIO&SIVELLI, come fosse un volo di gabbiano, analizzano la vita dei principali porti che si affacciano sull’Adriatico: il porto di Venezia, di Ancona e quello di Bari.
Il risultato è una triplice proiezione, decomposta a sua volta da ulteriori suggestioni video, dirette ad estendere lo sguardo - in senso narrativo, concettuale e poetico - all’esperienza indeterminata, provvisoria e nostalgica vissuta in uno scambio portuale. Lo spazio che caratterizza il Loggiato della Pescheria diventa una galleria d’immagini in movimento, mutevoli e increspate come onde marine grazie all’uso del montaggio, dello stop-motion e del silicone, steso come supporto alla proiezione, che fanno dello spazio, in maniera strutturale e fisica, sede di rappresentazione di luoghi “altri”.
Lo spunto della mostra Like a seagull deriva dal saggio di Predrag Matvejevic, Breviario Mediterraneo, che ha suggerito agli artisti un personale percorso per immagini sul tema del viaggio per mare, in particolare dell’Adriatico, attraverso l’analisi della realtà “dal tempo sospeso” propria dei porti.
Il ritratto di coloro che lavorano, aspettano o transitano nei tre grandi porti che si affacciano sul mar Adriatico traccia una riflessione sul senso dell’identità, del singolo come di una comunità, che appare interrotta, quasi appiattita, in quei territori che rappresentano delle frontiere, delle zone franche materiali ed emozionali.
MOIO&SIVELLI scelgono di interpretare, attraverso l’uso del video e dello stop-motion, temi quali il transito, l’indeterminato, il malinconico, in cui l’idea di confine diviene un ragionamento sulla conoscenza e la consapevolezza di territori e di luoghi che, di fatto, non ci appartengono.
Nel corso della mostra sarà realizzato un catalogo, contenente le immagini delle opere esposte, un testo di Chiara Pirozzi e un’intervista di Ludovico Pratesi.
Note biografiche
Luigi Moio (Napoli, 1975) e Luca Sivelli (Napoli, 1974) vivono e lavorano tra Napoli e Londra. Muovono la loro ricerca partendo dalla creazione di situazioni borderline attraverso l’utilizzo di filtri concettuali e diaframmi materici come il silicone. Gli artisti indagano l’idea del percepito e i livelli di attenzione che pone l’osservatore nel leggere correttamente un’immagine. La creazione di situazioni ambigue costringe il fruitore a uno sforzo cognitivo ulteriore, in grado di intensificare lo spiazzamento e l’inaspettata comprensione delle apparenze.
Insegnano Videoinstallazione ed Elaborazione digitale dell’immagine all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Alcuni lavori sono installati in spazi pubblici, come l’opera TIMELESS (2008), presso la stazione di Mergellina della Metropolitana di Napoli, e GENIUS LOCI (2013), al Porto del Granatello del comune di Portici (NA).
Moio&Sivelli sono stati invitati a rappresentare l'Italia, con il video intitolato Roudabout, all’evento “The One Minutes”, curato dall'IGAV e Alessandro Demma, realizzato nel 2012 nell'ambito del Festival Internazionale della Televisione di Shanghai.
Tra le mostre personali recenti citiamo: 2013; Qiu Tian, a cura di Adriana Rispoli, Q.I. (quartiere intelligente), Scala Filangieri, Napoli; 2012: PANTA REI, a cura di Chiara Pirozzi, galleria Dino Morra Arte Contemporanea, Napoli; 2010: NAKED LUNCH, a cura di Eugenio Viola e Adriana Rispoli, project room, Museo MADRE, Napoli.
Il duo ha condotto numerosi workshop come: nel 2012 “Emotion stop-motion” sulle tecniche di animazione, alla Renmin University of China, Pechino. Nel 2012 sono vincitori del Talent Prize premio speciale edizione insideart.eu.
Sono presenti in rassegne video di rilievo come: “Videoart Yearbook”; “Project 59” videofestival internazionale; “Independent Film Show”, a cura di Raffaella Morra, Fondazione Morra, Napoli.
La mostra è realizzata grazie al sostegno di: Comune di Pesaro, Bertozzini costruzioni, Gamba manifatture 1918, Ifi-Arredi Bar Gelaterie Pasticcerie, Isopak Adriatica Spa, Banca dell’Adriatico, Gruppo Di.Ba, gruppo Amici in Pescheria, gli sponsor tecnici Hotel Alexander Museum, Il Pesaro.it e Costantini.
Si ringrazia la Galleria Dino Morra Arte Contemporanea
Info
Fondazione Pescheria-Centro Arti Visive
Corso XI Settembre, 184_Pesaro
inaugurazione _sabato 15 marzo 2014 ore 18.30
durata mostra_16 marzo-4 maggio 2014
orario_giovedì e venerdì 16.30-20.00
sabato, domenica e festivi 10.30-12.00/16.30-20.00
lunedì_ giorno di chiusura
ingresso gratuito:
info_ 0721-387651/653
www.centroartivisivepescheria.it
A vent’anni dalla morte di Ilaria Alpi, una mostra fotografica di Paola Gennari Santori ne racconta la dimensione più personale, dalla sua prima giovinezza alla tragica uccisione.
Si inaugura il prossimo 20 Marzo presso il MAXXI Corner di Roma, con il patrocinio della Regione Lazio, la mostra fotografica dedicata ad Ilaria Alpi, la giornalista della RAI uccisa in Somalia nel 1994. La mostra, curata da Ludovico Pratesi, nasce nell’ambito della programmazione delle attività dell’Associazione Ilaria Alpi e fa parte delle iniziative promosse in occasione del ventennale della scomparsa della giornalista.
La mostra si propone di raccontare Ilaria nella sua dimensione più personale, uno sguardo rivolto alla dimensione individuale di un personaggio il cui omicidio è ancora oggi uno dei grandi misteri del nostro Paese.
Come era Ilaria, cosa amava? Com’è nata la passione per il mondo arabo e per l’Africa, e l’interesse per la realtà drammatica di luoghi come l’Egitto e la Somalia? Come svolgeva il suo lavoro? Quanto e come interferiva con la sua vita privata? Per rispondere a queste domande, Paola Gennari Santori narra attraverso una serie di 15 immagini fotografiche le tracce di una memoria personale, accompagnate dalle parole di personalità del mondo della cultura, dello spettacolo e del giornalismo vicine a Ilaria Alpi, come Giovanna Botteri, Dario Fo, Marcello Fois, Paolo Fresu, Carlo Lucarelli, Dacia Maraini, Margareth Mazzantini, Valeria Parrella.
Un lavoro di fotografia documentaria che si lega ad una raccolta di testi inediti, per comporre gli itinerari di un viaggio esperienziale che unisce immagini e parole. Due punti di vista diversi ma complementari, per descrivere e restituire la complessità del mondo di Ilaria nella sua dimensione più intima, in un percorso che va dalla sua prima giovinezza fino alla tragica scomparsa, come sottolineato dal titolo della mostra, tratto dalla poesia Vicolo di Salvatore Quasimodo.
"L'obiettivo di questo lavoro – aggiunge Paola Gennari – era rendere la figura di Ilaria Alpi a tutto tondo, far trapelare dalle immagini la sua personalità, il suo vissuto, di donna, di giornalista, la sua passione per l'oriente, per i viaggi, per la politica internazionale, il suo impegno per la difesa dei diritti delle donne, oltre che il dramma della sua scomparsa. Ho voluto appositamente usare un tratto leggero, suscitare l'emozione con i dettagli della sua vita e dei suoi viaggi, seguire le sue tracce con tracce di ricordi che sedimenteranno col tempo".
Date Mostra:
20 – 31 Marzo 2014
Ufficio Stampa:
Hill+Knowlton Strategies
Nicoletta Vulpetti
06 441640306 – 340 6730754 nicoletta.vulpetti@hkstrategies.com
La mostra collettiva Scultura oltre le Mura, curata da Ludovico Pratesi, riunisce le opere di sette artisti italiani - Vittorio Corsini, Daniela De Lorenzo, Eugenio Giliberti, Carlo Guaita, Nunzio, Alfredo Pirri, Marco Tirelli - per riflett
La mostra collettiva Scultura oltre le Mura, curata da Ludovico Pratesi, riunisce le opere di sette artisti italiani - Vittorio Corsini, Daniela De Lorenzo, Eugenio Giliberti, Carlo Guaita, Nunzio, Alfredo Pirri, Marco Tirelli - per riflettere sulle diverse espressioni della scultura contemporanea degli ultimi decenni in relazione con lo spazio architettonico, inteso sia in senso fisico ma soprattutto storico e simbolico, all’interno del Museo delle Mura, ospitato nell’antica Porta San Sebastiano. Quest’ultima fu realizzata nel Medioevo all’interno della cinta delle Mura Aureliane e ebbe nell’età moderna due momenti d’interesse eccezionale: nel 1536, fu infatti adornata da Antonio da Sangallo per accogliere il corteo trionfale di Carlo V, invitato a Roma dal papa Paolo III Farnese e nel 1571 accolse il condottiero Marcantonio Colonna, dopo la sua vittoria nella Battaglia di Lepanto.
Le opere, collocate nelle due sale circolari al secondo piano in corrispondenza delle torri e nella sala rettangolare che permette il passaggio fra le torri, costruiscono un itinerario che presenta tipologie di sculture, mettendo a confronto linguaggi, materiali, forme e stilemi dissimili. Si comincia con opere di carattere più espressivo, caratterizzate da elementi di forte impatto, per proseguire con lavori di carattere rigoroso e minimale, per indicare la capacità della scultura contemporanea di abbandonare la pesantezza di materiali tradizionali per indicare invece aperture verso letture simboliche, concettuali o oniriche.
Si tratta di un percorso espositivo che collega le due torri attraverso una ridefinizione della percezione visiva e fisica dello spettatore, che si trova di fronte ad un dialogo tra tradizione e contemporaneità, basato sul rapporto tra opera d’arte e sito storico. “In un momento che sembra caratterizzato da una tendenza alla smaterializzazione dell’opera, gli artisti invitati a Scultura oltre le Mura riportano l’attenzione alle componenti fisiche formali della scultura in rapporto all’architettura storica, per attivare dispositivi di percezione che mettono in relazione l’opera con il genius loci dell’edificio” puntualizza Ludovico Pratesi.